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Avellino - Pavia, l'analisi del giorno dopo

23.04.2012 08:28 di Rino Scioscia  articolo letto 355 volte

Contro il Pavia, penultima della classe, l'Avellino è riuscito a portare a casa il punto della matematica salvezza. Ma, oggettivamente, al di là dell'opinabilità del calcio, la compagine longobarda ha fatto di tutto per non vincere un match che il campo ha dimostrato essere ampiamente alla sua portata. Ieri mattina, in sede di presentazione della partita dei Lupi contro il Pavia, avevamo ammonito circa i pericoli che l'incontro poteva presentare, soprattutto riguardo ad eventuali cali di concentrazione dei biancoverdi. Evidentemente siamo stati facili "cassandre", considerato che la supponenza e la superficialità degli uomini di Bucaro hanno determinato una prova complessivamente scialba e senza mordente. Passato quasi subito in vantaggio (grazie ad una difesa pavese assolutamente autolesionista, visto che ha dato modo a Zigoni di farsi, indisturbato,  60 metri di campo prima di trafiggere il portiere ospite, senza che nessun difensore biancazzurro si opponesse all'attaccante avellinese) l'Avellino ha praticamente rinunciato a giocare, ritenendo di poter disporre come e quando avesse voluto del derelitto Pavia. Che tanto scarso non è, atteso che dal 18' in poi è salito in cattedra un mostruoso Fumagalli, che ha negato, nel solo primo tempo, almeno 6 gol (compreso un palo clamoroso) agli sfortunatissimi attaccanti di mister Roselli. Ad un dato punto della partita è sembrato di assistere ad un Barcellona-Cesena (per citare due squadre, che, per intrinseco valore tecnico, sono agli antipodi), dove il Pavia, visto come riusciva a rinchiudere dentro la propria area la compagine avellinese, era accostabile alla stratosferica squadra blaugrana. I Lupi sono apparsi la bruttissima copia della compagine brillante che ancora contro il Foggia in casa (per citare un match del girone di ritorno, pure molto negativo per l'Avellino) aveva saputo farsi apprezzare dai propri tifosi. Sicuramente, nella prestazione assolutamente negativa degli uomini di Bucaro ha inciso, come abbiamo accennato sopra, il gol siglato in apertura di match. Ma l'avere subito per quasi tutta la gara un'avversaria meno che mediocre come il Pavia (anche se c'è da dire che gli avanti pavesi hanno mostrato buoni numeri, specie il trequartista Falco, un ragazzo del 1992) fa pensare che l'impegno e la verve agonistica dei biancoverdi ieri siano stati davvero latitanti.

Il secondo tempo ha riproposto lo stesso canovaggio tecnico-tattico visto nella prima frazione di gioco: il Pavia che premeva con veemenza ed insistenza (favorito, nel frattempo, anche dall'assenza nel centrocampo biancoverde di un combattente come D'Angelo, sostituito al 42' del primo tempo, per un'arrabbiatura di Bucaro, decisamente fuori luogo ed autolesionista) e l'estremo difensore avellinese che si opponeva in maniera mostruosa. Come in occasione del rigore calciato da Falco, che Fumagalli ha parato addirittura due volte,  Il gol dell'attaccante longobardo Marchi a metà ripresa, ancorchè paradossalmente fortunoso, non è certamente giunto inaspettato. Anzi, e lo ripetiamo ancora, si può inoppugnabilmente affermare che il Pavia, nonostante fosse partito con l'handicap del gol subito a freddo, ha gettato davvero alle ortiche la possibilità di sbancare il Partenio-Lombardi. Per certi versi questo match ha ricordato molto da vicino la sfida che  i Lupi riuscirono, molto fortunosamente, a vincere contro il Carpi (1-0) nel girone di andata. Con la non trascurabile differenza che allora l'Avellino ottenne una vittoria insperata contro l'attuale vicecapolista del campionato, mentre ieri i Lupi hanno avuto la grande fortuna di non essere sconfitti dalla penultima della classe.

Ad ogni modo, un senso positivo il pari di  ieri lo ha dato: la salvezza matematica dell'Avellino. Da dimenticare, invece, sebbene non sarà facile,  l'incredibile e riprovevole sostituzione di D'Angelo (che ieri indossava anche la fascia di capitano), operata da Bucaro, quando si era appena al 42' della partita. La decisione chiaramente punitiva del mister avellinese all'indirizzo di uno dei calciatori piu' amati dalla folla avellinese (che in tre stagioni con la maglia biancoverde si è distinto per avere sempre dato l'anima in campo), soprattuto perchè aveva quasi niente di tecnico-tattico, è sembrata oltremodo deleteria. Certamente non ha reso ulteriormente "popolare" il tecnico di Palermo. Che, se era alla ricerca di una circostanza che dimostrasse che lui non è ben voluto a molti tifosi dell'Avellino, ha saputo trovarne una molto valida. Cosi almeno, quando deciderà di togliere il disturbo, saprà di lasciare non molti rimpianti e pochi tifosi che si strapperanno i capelli per la sua partenza.


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