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Bove: “Il mio sogno è giocare in categorie superiori con la maglia dell’Avellino”

Bove: “Il mio sogno è giocare in categorie superiori con la maglia dell’Avellino”

Le parole di Davide Bove, difensore dell'Avellino, che parla della sua carriera, le sue esperienze e i suoi sogni

Marco Costanza

Davide Bove, difensore dell'Avellino, è stato ospite di "Un lupo in famiglia" di Prima Tivvù, dove ha parlato di tanti temi, dei suoi primi mesi in biancoverde, della sua carriera, delle origini irpine.

Queste le sue parole: "Ho iniziato a giocare nello Juventus Club, una squadra affiliata al Novara. Dopo un paio di anni sono passato al Novara e ho fatto tutta la trafila nelle giovanili, rimanendo lì per 12 anni. Ricordo che mio padre mi dava sempre consigli, essendo stato anche lui un difensore centrale, in Eccellenza, Serie D in Piemonte". 

Il settore giovanile del Novara: "E' un ottimo settore giovanile, di prestigio. Io ho vinto lo scudetto Allievi Lega Pro. Io sono nato terzino sinistro, poi mi hanno passato a centrale. Devo dire che è stata una scelta importante. Tornavo spesso in Irpinia, facevo sempre tre mesi in estate a Cervinara, perchè tornavo dai nonni e giocavo poi in piazza con i bambini. Cervinara è sempre stata nel mio cuore, vado sempre a trovarli, ho tanti parenti lì e quando posso scappo sempre. Da quando sono ad Avellino è tutto diventato più facile". 

Doppia nazionalità: "E' una falsa leggenda, perchè mia madre è nata a New York ma io non ho la doppia cittadinanza. Sono italiano, non sono riuscito ancora a prendere la cittadinanza americana. Io sono italiano, se potessi scegliere andrei con la Nazionale italiana, però un giorno mai dire mai anche con gli USA". 

Passaggio Primavera-prima squadra a Novara: "Devo tanto a mister Giacomo Gattuso. Il primo anno c'era Marco Baroni in prima squadra, quando avevo 16 anni e spesso mi portava anche in panchina in Serie B. Baroni mi ha dato tanti consigli, mi ricordo che c'erano giocatori molto forti, che mi aiutarono, come Galabinov, Faraoni". 

Su Galabinov: "Mio padre è sempre stato tifoso dei lupi e sapendo che in quadra c'era Galabinov mi chiedeva una maglietta di quando era all'Avellino e lui me la fece arrivare. Con Galabinov abbiamo parlato spesso di Avellino, mi ha sempre parlato in maniera positiva. Mi diceva che era una piazza importante". 

Mai al Partenio da tifoso: "Nonostante mio padre tifasse per l'Avellino non sono mai stato a vedere una partita dei lupi al Partenio. Come ho detto scendevo giù solo quei tre mesi in estate e il campionato era fermo".

La non iscrizione del Novara: "Vedere il proprio club fallire è stato brutto, sono cresciuto a Novara. Ho vissuto tutto da casa perchè in quel periodo ero positivo al Covid. Quando poi l'ho superato è arrivata la notizia dell'esclusione e siamo rimasti tutti di stucco. Sono sicuro che Novara tornerà dove merita e di questo sono convinto". 

La chiamata dell'Avellino: "Da casa torno a casa diciamo. Mi ero appena negativizzato quando è arrivata la chiamata di Di Somma. Ho accettato subito. Mio padre nei primi giorni ha cercato di nascondermi la sua felicità, ma è pazzo di gioia. Sapevo che sarebbe stata la scelta migliore. Avellino è la mia prima esperienza fuori da Novara ma avendo in provincia la mia famiglia ho tanti punti di riferimento". 

Rapporto con Sbraga: "Ho chiamato subito Sbraga, che era stato a Novara qualche anno fa e poi ho sentito Riccardo Maniero che mi ha detto di venire. Con Sbraga ho un bel rapporto, una buona amicizia, abbiamo giocato assieme a Novara. Sono molto contento di quella partita lì, molto contento per lui, se lo merita". 

Sugli amici di Cervinara: "Sono stati molto contenti, perchè negli ultimi anni non li avevo visti tanto, anche per il Covid, ma ora sono felicissimi. Devo regalare tante magliette, ma sono contento". 

Giocatore a cui si ispira: "Giorgio Chiellini. Mi piace la sua grinta, il suo senso del sacrificio, il suo attaccamento alla maglia. E' uno dei difensori più forti al mondo e lo seguo tantissimo". 

Sulla carriera: "Io se avrò la possibilità, mi piacerebbe essere una bandiera, come lo è stato Chiellini. A Novara una volta potevo lasciare il club, ma quell'anno lì ho avuto un problema al cuore, e sono stato fermo tre mesi e quindi saltò tutto". 

Il problema al cuore: "Ho avuto una miopericardite e mi hanno fermato il giorno delle visite mediche. Ora però è tutto risolto". 

Un sogno: "Salire nelle categorie maggiori magari con questa maglia". 

Cosa mi ha colpito: "Mi hanno colpito i tifosi, l'attaccamento alla maglia. Avellino è una piazza calda e mi sto trovando bene". 

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