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Braglia sfiduciato e abbandonato, ma confermato in panchina: che senso ha?

Braglia sfiduciato e abbandonato, ma confermato in panchina: che senso ha?

L'allenatore toscano è rimasto alla guida dell'Avellino nonostante le bordate subite in conferenza stampa. Che senso ha tutto questo?

Carmine Roca

Sfiduciato, abbandonato e... confermato. È il clamoroso epilogo di tre giorni di passione con protagonista Piero Braglia e sullo sfondo una società piuttosto in difficoltà, indaffarata nella ricerca di un nuovo allenatore e poi tornata sui propri passi.

Piero Braglia resta alla guida dell'Avellino, sfiduciato "a metà" dal presidente - che ieri pomeriggio, durante i festeggiamenti per l'elezione a Sindaco di Montefalcione, si era affrettato a dire (lui ha parlato di "foga elettorale") di essere pronto a cambiare allenatore, salvo poi tornare sui suoi passi, forse poco convinto dalle alternative ("meglio il più certo che l'incerto...") - e dal direttore sportivo, che ha scaricato tutte le responsabilità sulle spalle del tecnico toscano, colpevole di aver rifiutato l'arrivo di un altro attaccante (parole di D'Agostino) e di aver voluto a tutti i costi cambiare modulo, mentre Di Somma bloccava centravanti di spessore, poi lasciati andare altrove perché inadatti al 3-4-3 o al 4-3-3 (parole del diesse).

Insomma, messo alla porta, ripreso e massacrato in conferenza stampa, Braglia - che ha diretto due allenamenti, mentre Di Somma e D'Agostino interpellavano candidati alla successione (Cosmi, Boscaglia, Vivarini...) - rimane stoicamente alla guida dell'Avellino, sorretto e difeso da qualche senatore, che avrebbe convinto D'Agostino - come ha dichiarato Di Somma - a confermarlo in panchina, forse dopo aver letto le dichiarazioni di Vincenzo Vivarini rilasciate al Corriere dello Sport, con le quali, sentendosi già tecnico biancoverde, aveva lanciato critiche soprattutto all'indirizzo degli attaccanti e dei calciatori in scadenza.

Forse, sentendosi colpito in prima persona, qualche atleta presente all'incontro con D'Agostino nella sede di Montefalcione, ha preferito tenersi Braglia anziché "abbracciare" un allenatore pronto a chiedere un repulisti nel mercato di gennaio al quale, probabilmente, né il presidente D'Agostino, né Di Somma (sarebbe stato sfiduciato il suo operato) avrebbero acconsentito.

E allora si "riparte" da Braglia, mentre avanza la tempesta: la Curva Sud, con un durissimo comunicato stampa, ha minacciato di prendere "provvedimenti" nei confronti della società, del direttore sportivo e della squadra, soprattutto verso chi ha colloquiato con D'Agostino "imponendo" la riconferma dell'allenatore.

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