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D’Agostino, “messaggio di sensibilizzazione agli utenti del web”

D’Agostino, “messaggio di sensibilizzazione agli utenti del web”

Con un lungo post Instagram l'AD dell'Avellino riflette sul mondo dei social network e si chiede se questa pluralità di pareri abbia portato benefici o meno. Forse una risposta a quanti criticano gratuitamente la società e il suo operato

Domenico Fabbricini

Con un post su Instagram, l'AD dell'Avellino Giovanni D'Agostino si lascia andare a una lunga riflessione sull'uso dei social network, con la facilità con cui chiunque si sente in diritto di parlare di qualunque argomento e di criticare. L'obiettivo del messaggio è nascosto e il destinatario del contenuto misterioso, ma sembrerebbe destinato a quanti hanno criticato, sui social appunto, le ultime scelte della società: il mercato, i prezzi degli abbonamenti, le maglie e così via. Tanto che D'Agostino si chiede se questa libertà di espressione così ampia sia un bene oppure no, visto che a volte a primeggiare sono piuttosto "balli idioti su Tik Tok" chiosa il dirigente. Qui il suo messaggio:

"Il seguente post non ha alcun fine se non quello di provare (inutilmente) a sensibilizzare gli utenti del World Wide Web.

 Ho sempre pensato che quel “A cosa stai pensando?” sarebbe stato l’inizio del declino della nostra contemporaneità. Soprattutto quando sarebbe arrivato nelle mani delle generazioni precedenti alla mia. Così è stato. Il fatto che ognuno si senta in diritto, quasi in dovere, di scrivere i propri magistrali pensieri (tipo il seguente) passando dal calcio alla medicina fino alla geopolitica con una facilità, sicurezza, mediocrità e convinzione disarmante spezza proprio le gambe a chi ha le basi dell’alfabetizzazione funzionale e condiziona inevitabilmente il mondo reale. Per non parlare dei poveri professionisti dell’informazione. Lottare con i vari fenomeni da baraccone del web è stata una guerra impari che ha costretto editori e giornalisti ad abbassarsi nel tempo a titoli beceri ed acchiappaclic per sopravvivere nella giungla dell’interesse popolare. Questo a che pro?

Calare esponenzialmente il livello della comunicazione per dieci anni fino a far trionfare il trash assoluto a cosa ci ha portato? A milioni di visualizzazioni per un balletto idiota su Tik Tok.

Ok, e poi cosa ci resta?

Le parole sono importanti, hanno il potere di distruggere e di creare. Ci ho sempre creduto. Nel mio lavoro poi queste assumono un peso specifico fondamentale. Ho umilmente studiato dagli albori il fenomeno social network cercando di sfruttare gli stessi nel miglior modo possibile. A volte ci sono anche riuscito ma è da un po’ che mi chiedo: ne vale davvero la pena? Comunicare in maniera minuziosa ma genuina le proprie intenzioni elaborando pensieri, immagini e suoni ragionati ha davvero senso? Lo so, Umberto Eco ci era arrivato un po’ di tempo fa. Sarò troppo empatico ma non ho mai amato il mondo offline, il silenzio e l’introversione come negli ultimi periodi. Occhiali da sole, mascherina e restare dietro le quinte potrebbe essere la soluzione.

Ogni cosa a suo tempo".

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