Tutto Avellino
I migliori video scelti dal nostro canale

copertina

Di Gaudio: “Avevo richieste dalla B, dell’Avellino mi ha colpito il progetto. Ritorno a Palermo? Non so”

Di Gaudio: “Avevo richieste dalla B, dell’Avellino mi ha colpito il progetto. Ritorno a Palermo? Non so”

Le parole di Totò Di Gaudio, esterno d'attacco dell'Avellino, che parla della sua storia, l'infanzia difficile senza un papà e l'amore per il calcio

Marco Costanza

Ospite di "Un lupo in famiglia" format di Prima Tivvù, Totò Di Gaudio, attaccante, esterno dell'Avellino, ha parlato di questi primi mesi all'ombra del Partenio, dell'inizio non semplice, degli infortuni e di tanto altro.

Queste le sue parole: "Com'ero da piccolo? Ero un bimbo un po' vivace, a scuola non bene, ma col calcio ho avuto subito un grande feeling, in mezzo alla strada per Palermo. Ero un bambino un po' irrequieto". 

Sull'Avellino: "Mi ha colpito il progetto. Avevo richieste dalla B, importanti. C'era la Reggina, la SPAL, il Padova, ma Avellino mi ha davvero colpito. Mi è piaciuto il progetto serio e vincente. Non mi interessava la categoria. Il mister lo conosco, ha vinto tanto. Il direttore ha fatto sempre calcio, è una bandiera di questo club. Non c'ho messo molto per accettare. Sono contento di essere qua, della scelta fatta, del gruppo che abbiamo, si sta veramente bene. Siamo una piccola famiglia. Una piazza del genere in Serie C è un lusso. Ce ne sono davvero poche e tra l'altro diverse sono nel nostro girone". 

I palermitani nel gruppo: "Parliamo spesso il palermitano stretto con Silvestri, Rizzo, D'Angelo. Qualche volta i compagni ci chiedono cosa ci diciamo". 

Cosa vuol dire giocare contro il Palermo: "E' difficile, la mia famiglia è composta da tutti tifosi del Palermo. Contro il Palermo voglio sempre vincere, mi dispiace. Non è una guerra, ma è così. Se tornerei? Non lo so, è difficile". 

Paragone con Ribery: "Mi faceva impazzire insieme a Robben. Non ha vinto il Pallone d'Oro perchè c'erano Ronaldo e Messi. Ma lo avrebbe meritato. Il ruolo in cui giochiamo è lo stesso, mi sono spesso ispirato a lui. Per me il calcio è quello, saltare l'uomo, a me personalmente saltare l'uomo è l'essenza del calcio. Mi fa eccitare. E' un fuoriclasse, ancora oggi mi fa impazzire. Spesso mi vado a rivedere le giocate, mi esalto".  

Sull'allenatore preferito: "D'Aversa a livello caratteriale mi ha dato tanto. Ha tanta personalità, se deve mettere fuori qualcuno lo fa. E' un grande allenatore. Ottimo tecnico anche Italiano, mi è piaciuto anche Fabio Grosso". 

Su Castori: "Un rapporto addirittura familiare, sembrava un papà, uno zio. Ormai ci conosceva tutti, sapeva le nostre qualità. Ho ancora oggi un rapporto super". 

Su Braglia: "Ho un ottimo rapporto, do sempre tutto per i miei allenatori". 

La famiglia: "Con mia moglie all'inizio ho avuto un rapporto a distanza e non è stato facile. Lei è tanto per me, mi ha messo sulla giusta via. Ha saputo gestirmi. Da quando ci siamo sposati poi mi ha sempre seguito". 

Sulla famiglia: "Da piccoli ne abbiamo vissute davvero tante. E' stato un periodo difficile. Ho un tatuaggio dedicato a mia madre. Lei è rimasta da sola quando avevo un anno e mezzo. Mio padre è andato via con un'altra donna. Mia madre ci ha cresciuto. Siamo stati un po' di tempo messi male. Abbiamo avuto la fortuna di avere due signore che ci hanno aiutato. Ci hanno accudito come figli. Mia madre non la vedevo mai, lavorava mattina, pomeriggio e sera. A stento veniva a dormire. Eravamo un po' allo sbando. Ai miei figli dico sempre di essere fortunati. Una mamma da sola, che cresce i figli, è davvero difficilissimo. La mia soddisfazione nel vedere il mio nome, quando sono arrivato in Serie A, è stata enorme. Vedere questo cognome in alto, mia madre che piangeva dopo i tanti sacrifici fatti, sono stati per me il coronamento di un sogno". 

La passione per il calcio: "Vivo a Borgonuovo a Palermo, un quartiere dove non c'era molto lavoro. Ho cominciato nella squadra di Totò Schillaci, al Ribolla, poi mi prese il Palermo, dove però non trovai molto spazio all'inizio. Ho avuto delle difficoltà, mi dissero che forse era meglio smettere di giocare, che iniziassi a lavorare e questa cosa qui mi ha deluso molto. Tornato a casa, tramite Totò Schillaci feci un provino per una squadra di Serie D, e fui tesserato dalla Virtus Castelfranco dove poi è nato tutto". 

Sul Carpi: "Nel 2010 passai al Carpi in C2, dove mi sono trovato come se fossi a casa. Salimmo in C1, poi in Serie B, dopo aver vinto la finale playoff con il Lecce. Nessuno se lo aspettava, fu bellissimo. Ricordo la gara di Lecce fu in inferno. Carpi non era mai stato in B. Con Pillon facemmo un buon campionato poi con Castori facemmo qualcosa di clamoroso. Ci davano per i playoff, ma non ci aspettavamo di vincere il campionato. Portare un paesino in Serie A è stato clamoroso". 

La Serie A: "Fu durissima, anche se l'errore fu esonerare Castori. Alla fine scendemmo per un punto solo, si salvò il Palermo. Poi il gruppo si sfaldò, ma ho ottenuto le promozioni in A con il Parma, lo Spezia, il Verona e appunto il Carpi. La promozione di Parma è stata stupenda, facemmo una grande stagione, straordinaria". 

 

 

 

tutte le notizie di