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Se Di Somma è “l’unico responsabile”, perché dovrebbe pagare soltanto Braglia?

Se Di Somma è “l’unico responsabile”, perché dovrebbe pagare soltanto Braglia?

Il futuro in biancoverde di Piero Braglia è in bilico, ma l'allenatore non è l'unico responsabile del pessimo avvio di stagione.

Carmine Roca

 È la legge del calcio: se vinci sei un campione, se perdi devi fare le valigie e andare via. Capita a tutti, è capitato pure a Piero Braglia in passato e sta succedendo ancora. Il tecnico è passato in quattro mesi dall'essere il principale artefice del terzo posto della scorsa stagione con tanto di semifinale playoff, a diventare il principale colpevole del deludente avvio di campionato, aggravato dalla Caporetto di Viterbo, sul campo della neo-promossa Monterosi, che ha fatto un sol boccone del presuntuoso Avellino.

In quattro mesi, per buona parte dei tifosi dell'Avellino, Braglia ha perso i crediti conquistati sul campo, acquisiti l'anno scorso alla guida di una squadra che palesava evidenti difetti di costruzione (panchina corta, mancavano un regista di centrocampo, esterni offensivi, un attaccante da doppia cifra), ma umile e affamata, desiderosa di mettersi in gioco, di superare gli ostacoli (vedi infortuni e casi Covid).

Quell'Avellino non c'è più: si è trasformato in una squadra boriosa e piena di sé, sconclusionata e messa male in campo (tanti, troppi moduli cambiati in poche settimane, ricorda la breve e poco producente esperienza di Domenico Toscano nel 2016), capace di farsi dominare dal Campobasso all'esordio in campionato, eliminare dall'Ancona Matelica in Coppa Italia e battere, in superiorità numerica per 70', dal Monterosi.

Pagherà l'allenatore, forse. Si fanno già i nomi dei papabili sostituti, da Cosmi a Padalino, da Marino a Franco Colomba (per restare in tema amarcord dopo il ritorno di Nando De Napoli). Ma perché la croce dovrebbe portarla soltanto Braglia? In fondo la squadra non l'ha costruita lui (o non soltanto lui), le operazioni di mercato non le ha condotte in prima persona e sembra evidente che ne abbia avallate davvero poche.

Il 15 settembre, appena 20 giorni fa, per mettere a tacere critiche e polemiche, il direttore sportivo Salvatore Di Somma scrisse di suo pugno e fece inoltrare agli organi di stampa, una nota accorata, un appello all'unità, nella quale concentrava su se stesso tutte le responsabilità della partenza ad andamento lento dell'Avellino.

Si leggeva nel comunicato: "...ritengo opportuno intervenire con la presente nota per precisare alcuni aspetti che considero rilevanti, anzi fondamentali. In primis, sottolineo che l’unico responsabile delle scelte tecniche, a partire da quella di riconfermare Piero Braglia, per il quale nutro piena fiducia, è il sottoscritto e nessun altro. Mi ritengo fortunato in questo, perché la famiglia D’Agostino mi ha dato carta bianca e pieni poteri affinché potessi mettere in piedi il progetto tecnico che avevo in mente".

Quindi se l'unico responsabile è il direttore sportivo, perché tutte le attenzioni sono rivolte al cambio di allenatore? Di Somma potrebbe superare indenne anche questa tempesta, dopo essere rimasto al suo posto in seguito al passaggio di quote dalla IDC alla famiglia D'Agostino e dopo il repulisti dell'estate 2020 (l'addio a Capuano e a quasi tutta la rosa, a eccezione di Laezza e Marco Silvestri).

D'altro canto, la rosa biancoverde presenta praticamente le stesse lacune di quella dell'anno scorso: l'assenza di un regista di centrocampo (Braglia adora Aloi, ma il palermitano non ha la qualità per provare giocate illuminanti per i compagni e spiazzanti per gli avversari) e di un bomber di razza. È sicuramente dotata di esterni offensivi e di maggiori soluzioni, ma l'attacco è stato sicuramente indebolito, con la riconferma del solo Maniero che, in barba all'ingaggio monstre percepito e del triennale firmato un'estate fa, sta deludendo peggio della passata stagione.

La sfortuna ci ha messo lo zampino, è vero, perché magari Kanoute, Di Gaudio e Micovschi (anche sui loro utilizzi e infortuni ci sarebbe da parlare...) a pieno servizio avrebbero potuto regalare all'Avellino qualche punto in più in classifica, evitando di sprofondare a -9 dal Bari dopo sole sette giornate. Ma è altrettanto vero che con i sé e con i ma non si fa la storia. E chi sbaglia, paga. 

I tifosi presenti ieri a Viterbo hanno contestato tutti: dalla proprietà, da cui ci si aspettano prese di posizioni e maggiore presenza, al direttore sportivo, "l'unico responsabile delle scelte tecniche", fino a Braglia - massacrato sui social da settimane - e la squadra, che poi è quella che va in campo. Tutti colpevoli, nessuno escluso. Mica solo Braglia...

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