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Mastalli: “Il mio esordio al Milan, Zeman, la Juve Stabia e l’Avellino. Smetto a 42 anni”

Mastalli: “Il mio esordio al Milan, Zeman, la Juve Stabia e l’Avellino. Smetto a 42 anni”

Le parole di Mastalli, centrocampista dell'Avellino, che parla di tanti temi della sua carriera

Marco Costanza

Ospite di "Un lupo in famiglia", format di Prima Tivvù, il centrocampista dell'Avellino, Alessandro Mastalli, ha parlato di tanti temi, dei primi mesi in biancoverde, della sua carriera e tanto altro.

Queste le sue parole: "Sono un figlio d'arte, mio padre ha giocato in Serie A. Non è per niente pesante avere un genitore che abbia già giocato, anzi, ti aiuta a fare sempre meglio, ti dà consigli su come fare determinate cose, almeno così è stato per me. Quindi da questo punto di vista sono fortunato, averlo al mio fianco nei momenti difficili ti dà forza. Abbiamo sempre un confronto importante, una cosa che mi dice sempre è quello di lasciar correre, perchè il calcio può cambiare in qualsiasi momento. Anche mio padre fu accostato all'Avellino in passato. Quando poi io sono venuto qui ha sorriso, è stata una bella cosa". 

Sulle giovanili del Milan: "Mi ha fatto crescere sotto tutti i punti di vista. Indossarne anche la fascia da capitano è stato stupendo. Ti sentivi già un giocatore vero, nonostante avessi solo 14-15 anni. Si stava veramente bene, mi ha aiutato tantissimo. Esserne il capitano dei Giovanissimi alla Primavera è stato davvero stupendo. Ricordo quando veniva Berlusconi, Galliani, a trovare le giovanili, il primo che salutavano ero io, essendo capitano. In quella squadra lì comunque c'erano giocatori che ora vedo in TV. Abbiamo vinto il torneo di Viareggio con Pippo Inzaghi. In porta c'era Gori, poi Petagna, Cristante della Roma, Calabria. Poi l'anno dopo arrivarono Locatelli e Donnarumma. Ancora sento alcuni di loro". 

Cosa è mancato per arrivare in A: "Al primo posto metto la fortuna, poi la determinazione, perchè in campo ci andavo sempre io. Qualcosa è mancato, magari anche avere determinate persone al mio fianco che avrebbero potuto darmi una mano. Forse anche delle scelte sbagliate. Ho sempre pensato che ogni giocatore ha un percorso calcistico. Il mio magari è stato quello di ripartire dalla C e fare tata gavetta, per sudarmi, chissà un giorno, la conquista della Serie A". 

Rapporto con Pippo Inzaghi: "Lo sento quasi tutti i giorni. Durante il lockdown, che facevano le dirette con Bobo Vieri, Adani, Cassano, si è parlato anche di me ed il mister ha detto che è quasi impossibile dimenticare da dove è partito. Questo ti porta ad una emozione incredibile. Vuol dire che qualcosa gli ho lasciato a livello umano e non solo calcistico". 

Il rito prima di scendere in campo: "Faccio il segno della croce due volte e bacio la Fede". 

Sul Lugano e Zeman: "Il Milan mi prestò al Lugano, nella prima serie svizzera, ad allenarla c'era Zeman. E' stato difficile, la città è bellissima, ma ricordo la fatica nei ritiri e negli allenamenti. Non mi è andata bene, non ho fatto nessuna presenza, ma mi ha fatto crescere. Con Zeman non si è creata sinergia, non ha creduto in me. Sono scelte che si devono accettare". 

Sulla Juve Stabia: "E' stato il mio primo anno tra i professionisti in Lega Pro. Mi ha formato come giocatore. Ho affrontato un campionato vero e complesso. Mi hanno aiutato e mi sono ambientato subito, per uno che viene dal nord, non era facile. Da lì è nata una vera alchimia, che mi ha portato anche a prendere la fascia da capitano. Mi prendo tanti meriti, ma ringrazio anche il mister Caserta che pensò di dare la fascia, all'addio dello storico capitano, non al più anziano, ma al ragazzo che dava un esempio, sia in campo che fuori. E scelse me, che avevo poco più di 20 anni. Per me, bolognese, fare il capitano in una grande piazza al Sud, è stato stupendo". 

Gli infortuni: "Vincemmo il campionato di Serie C, è stato fantastico farlo da capitano della Juve Stabia. Venivo da un grande anno, poteva essere l'anno della svolta ma il 7 agosto del 2019 mi rompo il crociato, da solo, in allenamento. Venivo da un campionato vinto da capitano, potevamo fare una grande Serie B e poteva essere la svolta. Invece. Mi ricollego a prima, quando parlavo della fortuna. Se non mi fossi fatto male chissà. E' stato un periodo bruttissimo. Sono rientrato nel periodo del lockdown, a marzo 2020. Poi la sosta forzata di 3 mesi e il rientro a luglio 2020. Non siamo rientrati bene con la testa, abbiamo buttato via una salvezza praticamente acquisita, facendo le ultime 10 partite malissimo e siamo scesi". 

L'ultimo anno a Castellammare: "E' stato durissimo. Con il cambio di proprietà non era più una famiglia. Prima ti sentivi a casa, nell'ultimo anno no. Non mi sono più trovato bene. Avevo l'ultimo anno di contratto e l'ho voluto rispettare. I primi mesi ho fatto anche bene, poi a dicembre ebbi un infortunio al ginocchio, ho provato a stringere i denti con le terapie ma a febbraio non ce la facevo più dal dolore e chiesi alla società di potermi operare. La società mi disse che se volevo operarmi avrei dovuto rescindere il contratto. Io alzai la voce, si creò un diverbio e decisi di operarmi lo stesso perchè a momenti faticavo anche a camminare. In quel periodo lì, parlo del febbraio-marzo 2021, ci sono state diffamazioni nei miei confronti, sono state raccontate altre verità dalla società all'ambiente che è diventato anche ostile nei miei confronti. Ad aprile comunque, volevo tornare per i playoff. La società però mi disse di rescindere, che non mi volevano più, non servivo più. Inoltre ero anche in scadenza dopo un mese, quindi. Ed è finita così, ho portato rispetto a quella piazza fino alla fine. Da gennaio avrei potuto accordarmi con qualsiasi altra squadra, invece ho rispettato quei colori fino alla fine, senza parlare con nessuna società". 

Sugli allenatori più importanti: "Pippo Inzaghi, come detto, è stato lui che poi mi fece esordire in Serie A. Feci tutto il ritiro con la prima squadra. Sono emozioni stupende. La mia squadra preferita è il Milan, ma da bambino tifavo Inter. Il Milan però, per come mi ha trattato, è stato un amore a prima vista. Esordire in Serie A a San Siro è stato un sogno assoluto. Non erano grandi annate per il Milan quelle, ma l'emozione dell'esordio a San Siro è sempre enorme. Anche solo ad essere entrato mi tremavano le gambe". 

Il ricordo più bello: "Quando abbiamo vinto il campionato con la Juve Stabia, quando da capitano ho alzato la coppa, oppure il Trofeo di Viareggio con il Milan, quando ho segnato un gol in finale. Ho tanti bei ricordi e ho sempre avuto il vizio del gol". 

Il gol più bello: "In carriera quando andava male, ho fatto 3-4 gol, ma sono arrivato anche a 8-9 in una stagione. Il gol più bello? Ce ne sono stati diversi. Uno con la Casertana, una punizione con la Cavese l'anno scorso, ma anche quello nella finale del Trofeo di Viareggio". 

Tatuaggi: "Ne ho tre, uno a cui sono legato molto è del Re Leone, Hakuna Matata, che vuol dire senza pensieri. Piango sempre con quel film. Lo feci vedere anche alla mia fidanzata, mia attuale moglie". 

La famiglia: "L'ho lasciata da giovanissimo, mi è sempre mancata, ora un po' meno, visto che ne sto costruendo una mia. Con mia moglie ci siamo conosciuti ad una festa ad un Capodanno. All'inizio non voleva proprio saperne, ma io non ho mollato. Il primo bacio? Mi ha baciato lei. E' stato bello, perchè quando trovi la persona giusta ti cambia il cuore, ti cambia la vita per sempre". 

Smettere a 42 anni: "Il calcio è la mia passione, il mio mondo. Mi sono fissato un obiettivo, seguendo Javier Zanetti, che è il mio idolo. Lui ha smesso a 42 anni, e vorrei provarci anche io". 

Cosa fare dopo il calcio: "Non c'ho pensato. Ma mi piacerebbe fare l'allenatore, però ci voglio lavorare con calma. Mi piacerebbe magari lavorare con i bambini".

Obiettivi con l'Avellino: "Non lo voglio dire, sono scaramantico". 

Braglia: "E' bastone è carota. Un grande allenatore".

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