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Pane: “Braglia mi diede la delusione più grande. Gli ho chiesto di portarci in B per restituirmi quanto tolto”

Pane: “Braglia mi diede la delusione più grande. Gli ho chiesto di portarci in B per restituirmi quanto tolto”

Ospite alla trasmissione Notte ritiro di Prima Tivvù, Pasquale Pane, portiere dell’Avellino, ha parlato di diversi temi, del ritiro, del gruppo, del rapporto con i compagni e dei suoi sogni. Queste le sue parole: “E’ da poche...

Marco Costanza

Ospite alla trasmissione Notte ritiro di Prima Tivvù, Pasquale Pane, portiere dell'Avellino, ha parlato di diversi temi, del ritiro, del gruppo, del rapporto con i compagni e dei suoi sogni.

Queste le sue parole: "E' da poche settimane che stiamo lavorando, stiamo lavorando bene. Ieri è stata la prima partita contro una formazione del nostro girone. I carichi di lavoro si stanno facendo sentire, si sta lavorando con attenzione, si sta provando anche qualcosa di nuovo quindi non c'è nulla di cui preoccuparsi. Ripartiamo da una grande base che è il gruppo, è stato un peccato aver perso qualcuno che è andato via ma i ricordi con loro restano". 

Sulla preparazione del portiere: "Il ruolo è cambiato. Oggi ti chiedono prima se sai giocare con i piedi invece di saper parare. Fin da piccolo si stava iniziando a capire questo, ma ora si è arrivato ad un punto tale che lavorare con i piedi è fondamentale. Il portiere è diventato quasi un regista arretrato". 

I capocchioni del gruppo: "C'è Luigi Silvestri e ora si aggiunge anche Scognamiglio. Capocchione io intendo chi è bravo di testa, anche a segnare. E ne abbiamo diversi". 

Difesa a tre o a quattro: "E' meglio una difesa che non fa tirare gli avversari, poi i numeri sono relativi. Scherzi a parte, stiamo lavorando anche a 4, ma mi trovo bene anche a tre come fatto l'anno scorso". 

Sul ruolo di "vice": "E' un ruolo bello ma complicato. Perchè è soprattutto un ruolo mentale, io lavoro tutti i giorni con il mio mental coach, che mi ha aiutato a superare dei momenti non semplici. Ho letto anche di Sirigu, che nello spogliatoio durante gli Europei è stato protagonista soprattutto nel gruppo, nel saper spronare i compagni. Soprattutto chi non gioca deve essere forte mentalmente e dare forza ai suoi compagni. Figuriamoci poi in momenti decisivi suoi rigori". 

Il ruolo del mental coach: "Ti aiuta tanto. Soprattutto oggi, con i social, dove tutti possono scrivere, e qualcuno magari ad ogni cosa che vengono scritte dà un peso, può essere deleterio. Oggi in Italia la figura del mental coach non è poi tanto sviluppata, come può essere uno psicologo, ma io penso che sia fondamentale". 

Un ruolo diverso: "Mi sarebbe piaciuto fare l'attaccante, ma non mi è mai piaciuto correre". 

Il rapporto con Forte: "Rapporto bellissimo. Ci aiutiamo a vicenda. Parliamo spesso delle azioni, delle parate, dei gol. Anche degli errori. E soprattutto non c'è invidia". 

Sui nuovi: "Messina ha grandi potenzialità, forse ancora inespresse. Ha una grande fame e può essere la sorpresa del campionato. Mi ha colpito molto. Gli altri già li conoscevo e sapevo delle loro potenzialità e quindi non mi sono sorpreso più di tanto". 

Su Pagotto: "Ci insegna tanto. Ha un trascorso importante e da lui possiamo solo che imparare. Inoltre è una persona eccezionale". 

Sugli obiettivi: "Fare meglio dell'anno scorso. Fare un grande campionato, non ci poniamo limiti e vogliamo scrivere pagine importanti per questo club". 

La delusione più grande: "Me l'ha data proprio Braglia. Contro di lui ho perso la finale playoff 2018, io ero al Siena e lui vinse col Cosenza. Quella partita avrebbe potuto cambiare la mia carriera. Poi quando l'ho ritrovato qui ad Avellino al mister gliel'ho ricordato questo episodio, e gli ho detto, restituiscimi quello che mi hai tolto vincendo il campionato qui".

Sul futuro: "Il mio sogno, nonostante i 31 anni, è giocare in Serie A. Io mi alleno tutti i giorni per dare il 100% per raggiungere questo sogno in modo che non avrò rimpianti qualora non ci riuscissi, perchè comunque so di aver dato il massimo". 

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