editoriale

Così ci buttiamo via: un po’ di panchina per riprendere i big

Così ci buttiamo via: un po’ di panchina per riprendere i big

L'editoriale del giornalista irpino di Mediaset, Daniele Miceli, per TuttoAvellino

Daniele Miceli

Si può dominare una partita, anche in 10 contro 11, e uscire tra i fischi? Sì. E' successo al Partenio e forse non è un ossimoro ma la giusta carezza, a mo' di sveglia, da riservare a un Avellino che dà l'impressione di poter sollevare la ghiaia e sgommare, ma poi fa 2 punti in casa contro Campobasso e Latina, squadre 'operaie' (leggasi complimento) che ci sono sopra in classifica pure faticando (soprattutto i pontini) a costruire qualcosa che abbia le sembianze del pericoloso, o anche meno, oltre le proprie linee di barricata.

Sorvolando sulle punture di chi già annuncia di boicottare lo stadio 'Perché dovrebbero pagare loro a noi' e le irruenti smanettate a caldo sui social, da quei fischi del pubblico si riparta perché prevenire è meglio che curare e perdere altri punti così alla lunga si può pagare a caro prezzo in un campionato - qui mi sbilancio - che vedrà l'Avellino protagonista. Forse anche perché di squadre come il Latina è composto l'abbondante 70% del campionato e, sinceramente, con la squadra di Braglia (che parla di pressioni, ma ha anche l'organico e l'obiettivo per poterle gestire) a pieno regime dubito saranno versate lacrime e rimpianti per strada.

Pieno regime, appunto. Nessuno pretende (e forse sarebbe preoccupante) che l'Avellino voli come il tabaccaio in fuga col biglietto cambia-vita verso le Canarie, ma gli step di crescita vanno accelerati passando, innanzitutto, dall'atteggiamento (tatticamente sulla gara di ieri c'è poco da dire). E' possibile che ogni partita, una volta con Aloi (recidivo), un'altra con Carriero (idem con patate), si debba convivere con la paura di dover giocare con l'uomo in meno? No, non possiamo permettercelo, soprattutto se poi i rossi diventano obolo contro chi fatica a tenerci anche con l'inferiorità numerica. I nervi, così, saltano anche al tifoso col rosario tra le mani.

La soluzione? A scopo di stimolo un po' di panchina - anche in attesa della condizione migliore - potrebbe far bene ai due di cui sopra e allo stesso D'Angelo. Tre centrocampisti che non vorrei mai giocassero contro di noi e che ora, però, vanno pungolati proprio per poterli ritrovare lì dove li avevamo lasciati: sulla cresta dell'onda.

C'è poi, aspettando Micovschi e Di Gaudio, l'altro grande dubbio: l'Avellino, per svariati motivi, deve ancora godersi i nuovi acquisti. Daranno profondità, alternativa. In attacco, però, si viaggia ancora con scommesse e con interrogativi di vecchio stampo. Pericolosamente irrisolti. Maniero si sveglierà per marcare la differenza e tenere fede a nome e attese? Sperem. I tre che gli girano intorno, da Plescia a Gagliano, passando per Messina, sono ulteriori sfide al destino. Speriamo, anche per la legge dei grandi numeri, di vincerle per far saltare il banco e non nervi oggi troppo fragili.

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