Tutto Avellino
I migliori video scelti dal nostro canale

editoriale

La musica non cambia, ora il mal di gol sta diventando cronico

La musica non cambia, ora il mal di gol sta diventando cronico

Quattro partite senza vittoria ma soprattutto solo due gol segnati, nessuno dagli attaccanti

Domenico Fabbricini

Ancora un pareggio. Il quarto consecutivo, il quarto su quattro gare di campionato. Monopoli doveva essere la partita della svolta, per bocca di tutti: dell'allenatore, dei giocatori, della società, dei tifosi. E' finita invece come nessuna voleva che finisse ma come in tanti temevano finisse. Perché in fondo, anche se sono passate quattro partite, la squadra comincia ad avere una propria fisionomia, facilmente leggibile da chiunque la guardi giocare. Discreta tenuta difensiva, solidità a centrocampo, buone trame di gioco ma attacco zero. E quando concedi poco ma non segni, il più delle volte finisce in parità. Non è un caso quindi che l'Avellino, su sei gare ufficiali (ci mettiamo dentro anche le due di Coppa) non abbia ancora vinto una partita. Senza bomber è difficile sfondare la rete e se non segni non vinci, al massimo pareggi. Appunto.

Quello che non capisco è come due esperti come Braglia e Di Somma, nel costruire la squadra che sulla carta doveva migliorare quella dello scorso anno, si sono concentrati sul rifare quasi completamente una rosa che aveva raggiunto una semifinale playoff, quando sarebbe bastato un innesto per reparto, in primis un bomber. Invece si è lasciato partire Fella, per carità in prestito ma pur sempre capace di andare in doppia cifra, per prendere solo seconde punte. Kanouté è sempre il migliore in campo, ha esperienza, corre tanto e crea occasioni, ma non è un bomber: in una stagione non è mai andato oltre le 6-7 segnature, nella migliore delle ipotesi. Idem Di Gaudio: un lusso per la categoria, tanta qualità e tanta tecnica, ma anche lui più di 3-4 gol a stagione non segna, a parte l'exploit nel lontano 2014/15 (8 gol in B). Due ottime ali ma se manca il finalizzatore, si arriva in area e non si conclude. Si è costruita la squadra per il 4-3-3 fidandosi totalmente di Maniero, che finora sta stentando parecchio. E le alternative non sono adeguate: Plescia, Gagliano, Messina, non sono certo loro a dover risolvere i problemi di gol dell'Avellino, piuttosto dei buoni gregari da mandare in campo nei minuti finali per far rifiatare i titolari. Micovschi è un altro ottimo esterno che potrà fare la differenza, ma quel che veramente manca è una punta che possa dare il cambio (o anche affiancare in caso si decida di cambiare modulo in qualche partita) a Maniero.

Non ci si può sempre affidare alle giocate dei centrocampisti o sperare in una stagione prolifica da parte degli esterni, qualcosa va rivisto perché l'Avellino, seppure indicata da tutti ancora come una candidata alla vittoria finale e dotata di un organico di tutto rispetto, è tristemente ferma a 4 punti nella parte medio-bassa della classifica. Il campionato è appena iniziato, a tre punti c'è il terzo posto ma occorre cominciare a vincere per non veder aumentare troppo il distacco dal primo posto, che ora è già distante sei punti. Per ora i risultati sono in fotocopia: due 1-1 in casa (contro Campobasso e Latina), due 0-0 in trasferta, contro Juve Stabia e Monopoli. Tra l'altro anche due buoni risultati, se si considera che la Juve Stabia ha 6 punti e il Monopoli è primo con 10 e veniva da 3 vittorie consecutive. Ma come si diceva, è la mancanza di vittorie in casa e soprattutto di gol a preoccupare.

Tra sei giorni si torna al Partenio, arriva il Potenza, altra compagine non irresistibile che verrà sicuramente ad Avellino a far barricate. L'Avellino farà la partita, come l'ha fatta a Monopoli e come l'ha fatta anche in altre occasioni, ma stavolta occorre far gol: il mercato fino a gennaio è chiuso e tocca a Braglia trovare le giusta medicina a questo cronico mal di gol.

tutte le notizie di