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editoriale

Vittoria doveva essere e vittoria è stata: Braglia salva la panchina ma il clima resta instabile

Vittoria doveva essere e vittoria è stata: Braglia salva la panchina ma il clima resta instabile

Vittoria è stata ma solo su rigore, nel secondo tempo Forte salva la squadra dal gol e la Curva continua la contestazione

Domenico Fabbricini

Vittoria doveva essere per portare un po' di sereno e vittoria è stata, anche se il clima resta comunque instabile in casa Avellino. Che la Curva Sud avesse intenzione di contestare era chiaro, visto anche il duro comunicato emesso in settimana, così come era preventivabile che non sarebbe bastata una vittoria a riportare serenità e applausi. E così la squadra biancoverde si è presa, oltre i tre punti, anche fischi e insulti sia prima che dopo la partita. Soltanto un po' di continuità di risultati e prestazioni potranno ora riavvicinare i tifosi (peraltro la Curva Sud aveva deciso di tornare allo stadio proprio due settimane fa) alla squadra. Intanto accontentiamoci del ritorno alla vittoria, che mancava dall'1-0 sul Potenza. Altra vittoria di misura, anche oggi l'Avellino ha vinto ma non ha demolito l'avversario, anzi nel secondo tempo un doppio intervento prodigioso di Forte ha evitato quello che poteva essere a tutti gli effetti il gol del pareggio. Anche per questo l'ambiente resta caldo ad Avellino: vincere 1-0, per giunta su rigore, porta sì i tre punti ma se l'Avellino vuole ambire al ruolo da protagonista deve cominciare anche a dominare le partite e il risultato, e non limitarsi a vittorie di misure e rischiose al tempo stesso.

C'è però anche da dire che sul piano del gioco la partita l'ha fatta l'Avellino: aggressivo dal primo minuto, determinato a portare a casa la gara, ha creato i maggiori pericoli soprattuto nel primo tempo, lasciando alla Virtus solo qualche contropiede ben controllato. Il rigore conquistato da Di Gaudio, imprendibile sulla fascia (meno preciso quando c'è da andare al tiro) e trasformato da Gagliano, al secondo gol consecutivo, ha sbloccato meritatamente il match in favore dei Lupi, che nel finale per poco non hanno trovato anche il raddoppio ma Di Gaudio, come si diceva, fa tutto bene ma si perde al momento del tiro calciando sul portiere in uscita, e Carriero non riesce nel tap in da fuori area.

Nella ripresa la gara si fa più equilibrata, l'Avellino comincia ad accontentarsi del pari anche se va ancora vicino al gol con Micovschi il cui diagonale è fuori di poco; ma rischia anche il pari, come già detto, se non fosse stato per la doppia parata di Forte che da distanza ravvicinata chiude la saracinesca. E' un Avellino in ripresa, ma ancora convalescente. Il ritorno al 4-3-3 sembra aver convinto: la difesa è tornata a non subire gol, Di Gaudio e Micovschi sulle fasce fanno quello che ci si aspetta, le occasioni arrivano. Peccato che ancora si concretizzi troppo poco ma questo ormai è un disco rotto da inizio stagione e dovremo convincerci almeno fino a gennaio.

Proviamo allora a guardare il bicchiere mezzo pieno: si torna in zona playoff (anche se le ambizioni mirano ben più in alto), Braglia salva la panchina e la squadra potrà lavorare con maggiore serenità in settimana. Emblematica la scelta di Braglia di lasciare in panca Maniero per tutta la partita, ma anche Aloi. Dopotutto se non rendi, e dopo diverse giornate di fiducia incondizionata, non puoi sperare di vivere di rendita per tutta la stagione, soprattutto dopo quello che è successo in settimana e le aspettative di rivoluzione. Rivoluzione che è stata mini in realtà, visto che dopo l'esclusione dei due sopra citati l'altro cambio, come si diceva, è stato il ritorno al 4-3-3, che è sembrato però più incisivo del precedente 3-5-2.

Avanti così allora, vedremo se questa prova d'orgoglio è stata solo una reazione nervosa alla turbolenta settimana o se con tutti gli uomini ritrovati (manca solo Kanouté) l'Avellino tornerà a svolgere il ruolo che ci si attende. Domenica prossima si va ad Andria: obiettivo continuità.

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