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Fornaciari: “La retrocessione del 1996 fa ancora male. Con un’altra società si sarebbe tornati in Serie A”

Fornaciari: “La retrocessione del 1996 fa ancora male. Con un’altra società si sarebbe tornati in Serie A”

Le parole dell'ex difensore dell'Avellino, Fornaciari, in merito all'Avellino di oggi e dei ricordi del passato

Marco Costanza

Intervistato da Radio Punto Nuovo, Giuseppe Fornaciari, ex difensore dell'Avellino dal 1994 al 1996, ha parlato del momento in casa biancoverde, della Serie C, dei suoi ricordi con i lupi.

Queste le sue parole: "Innanzi tutto buon giorno a tutti i tifosi e alla città di Avellino che mi è rimasta nel cuore. Avellino è stata una parte importante della mia carriera, un anno bello, con la promozione del 1994-95 e un anno brutto, con la retrocessione. Ricordi agrodolci ma fanno parte della vita. Il calcio è così". 

Sull'Avellino di oggi: "Il calcio di oggi dice questo, che chi prende meno gol poi vince i campionati. L'Avellino ha ottimi numeri in difesa, migliorasse quelli in attacco sarebbe a nozze. Il calcio è strano, magari si è ancora all'inizio e gli schemi ancora non sono assimilati. Ma Braglia è un grande allenatore e alla fine saprà come uscire da questa situazione. Ma non prendere gol comunque è importante, perchè sicuro non perdi. Poi conta segnare per vincere". 

Sui moduli: "Ovviamente l'allenatore ha le sue idee. Per me come allenatore, il  miglior modulo è il 4-4-2, 4-3-3. Io ho sempre preferito giocare a 4, dove si coprono meglio gli spazi, un modulo alla zemaniana con difesa a zona, avendoci giocato con il mister in Serie A, ho assimilato tutto questo. Poi i due difensori devono essere sia fisici, che forte tecnicamente che veloci. Caratteristiche che devono dividersi i due centrali e poi 4-3-3 tutta la vita". 

Sul campionato di Serie C rispetto a quelli del passato: "Questo campionato di C non è di C ma è una Serie B. Ci sono 7 squadre che hanno fatto la storia del calcio italiano come Avellino, Palermo, Bari, Taranto, Catania, Messina e Foggia. Sono piazze importantissime nelle quali devi anche avere delle impostazioni di gioco. Noi i campionati vinti, per dire, il 94, c'erano Avellino e Reggina e quelle due piazze si giocarono il posto in B. Non si vince solo con il blasone il campionato. Bisogna avere un sistema di gioco sul quale crederci e portare avanti fino a fine anno".

La finale del '95: "Ero in tribuna insieme a Totò Fresta. Mi dispiace non essere rimasto oltre, dopo la retrocessione dell'anno dopo. Magari non sono stato apprezzato ma io sudavo la maglia come sempre. Avellino mi ha dato tante soddisfazioni, ma non tanto in campo ma proprio come città e quando ho la possibilità torno sempre a salutare amici. L'anno dopo non meritavamo di scendere in C, anzi, con una società diversa saremmo tornati in Serie A". 

 

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