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Vignola: “Con il terremoto si creò un’unione indelebile tra squadra e popolo irpino. Fu una salvezza storica”

Vignola: “Con il terremoto si creò un’unione indelebile tra squadra e popolo irpino. Fu una salvezza storica”

Le parole di Beniamino Vignola, ex centrocampista dell'Avellino, che ricorda il dramma del terremoto del 23 novembre 1980

Marco Costanza

Beniamino Vignola, ex centrocampista dell'Avellino ai tempi della Serie A, ha voluto ricordare il tragico evento del terremoto del 1980.

Intervistato da Radio Punto Nuovo, Vignola ha ripercorso quei tragici momenti di 41 anni fa.

Queste le sue parole: "Il ricordo è ancora molto vivo, nonostante siano passati tanti anni, ben 41. Ma questo lungo tempo trascorso, non ha cancellato il dramma di quella serata. E' stata una cosa indescrivibile. Io continuo a dire che quel terremoto è stato uno dei più forti che il nostro Paese abbia avuto. Fu un dramma che unì quella popolazione. Fu un episodio talmente tragico che chiunque avrebbe accusato il colpo. Anche noi calciatori abbiamo avuto un momento di sbandamento, ma siamo riusciti a compattarci". 

La penalizzazione e la salvezza: "Partivamo quell'anno da -5 punti, causa penalizzazione per il calcio scommesse. Quando arrivò il terremoto in tutti pensavano che l'Avellino ormai fosse spacciato. Ricordiamo che la vittoria valeva 2 punti e bene o male tra le provinciali c'era un forte equilibrio, quindi salvarsi in quelle condizioni era difficilissimo. Quel tragico evento o ci affossava definitivamente o ci dava carica, e così fu. Ci diede una unione indissolubile con questa terra. Noi abbiamo subito capito questa grande forza, ovvero, quella di poter dare un po' di sollievo a questa gente e questa fu una delle nostre fonti di energie più grandi per arrivare a salvarci. Aggiunte ovviamente ad una buona squadra, ad un buon allenatore, ad una buona società. E' stata una salvezza da impresa storica. Difficilmente sarà ripetibile da qualcun altro". 

Aneddoti: "E' stato un continuo aneddoto da quelle 19.30 di quel 23 novembre 1980. Ho visto cose che non immaginavo nemmeno di vedere in un film o nei telegiornali. Io ero fuori casa, quando tornai, la trovai quasi crollata. Vivevo a Mercogliano. Venivo da Verona, ero un ragazzo giovane, per la prima volta fuori casa vedere quelle scene fu un dramma. La società poi ci fece venire via da Avellino per 15 giorni, per oltre un mese ci allenammo lontano da Avellino, il Partenio era utilizzato dalle forze dell'ordine per aiutare gli sfollati, c'erano tende allestite. Ricordo che perdemmo le due gare successive, e la classifica si mise male. Nelle due gare in casa, che giocammo al San Paolo, eravamo ancora frastornati, ma riuscimmo a pareggiare con la Juve e a vincere col Catanzaro. Nel momento in cui tornammo ad Partenio ci sentimmo a casa e prendemmo il nostro cammino verso la salvezza". 

Sull'Avellino di oggi: "C'è amarezza nel vedere i lupi in C, in categorie che non si merita questa piazza. Noi in Serie A al Partenio abbiamo fatto soffrire tutti. E' un Avellino molto diverso da quello che ricordo io. Ora seguo poco il calcio onestamente, ma quando mi dicono, quando sento, quando vedo che l'Avellino vince, per me è sempre una gioia. Sono rimasto molto legato ai colori biancoverdi".