focus

Avellino, i primi fischi dell’era D’Agostino. Il nervosismo e l’astinenza delle punte. A Braglia la soluzione

Avellino, i primi fischi dell’era D’Agostino. Il nervosismo e l’astinenza delle punte. A Braglia la soluzione

L'Avellino e la pareggite. I fischi del Partenio e l'inizio sottotono. L'analisi delle prime giornate dei lupi

Marco Costanza

L'Avellino non sa più vincere. I lupi sono affetti dalla "pareggite". E' questa la realtà dopo le prime tre gare di campionato e quella di Coppa Italia con la Ternana, quando sembrava fatta ai calci di rigore e poi i lupi si buttarono via. Quattro pareggi, tre in campionato, che evidentemente non bastano alla piazza per gli obiettivi che si sono prefissati ad inizio stagione.

Sicuramente a far storcere il naso sono i due pareggi interni con le due neopromosse, Campobasso e Latina (che poi non è neanche neopromossa ma ripescata i primi di agosto in Serie C). Il pareggio di Castellammare ci può stare. Un Avellino che ha anche espresso buone trame, ma a sprazzi. Con il Campobasso primo tempo regalato agli avversari, poi reazione e nel finale forse meritava anche la vittoria, con la Juve Stabia ottimo primo tempo, senza trovare il gol, poi nel finale espulsione ad Aloi e si è rischiato la sconfitta e infine, ottimo primo tempo con il Latina, dove non si è chiuso la gara e poi, in 10, si è faticato per provare a vincerla. I lupi sono incapaci di concretizzare la mole di gioco che si costruisce.

Ieri sera con il Latina, dopo una partenza sprint, dove si doveva chiudere la partita, al primo (ed unico) errore si è preso il gol del pareggio e poi si è persa la testa, vanificando quanto di buono fatto. Il rosso di Carriero, testimonia come la compagine biancoverde non sia tranquilla. Lo ha detto anche il mister ieri sera, "non vedo i ragazzi sereni e tranquilli". Certo, la pressione di dover vincere c'è, ma lo si sapeva già da tempo che in questa piazza, si sarebbe lottato per traguardi importanti.

Una grande squadra, se vogliamo definirla tale, avrebbe reagito diversamente ieri, al gol incassato, ripartendo con maggiore determinazione all'attacco dei pontini, non cadendo nelle provocazioni e facendosi espellere come ingenui. Questo testimonia che ci sono dei limiti da dover superare.

La riapertura degli stadi ai tifosi (finalmente), chiaramente incide sui calciatori, può essere un bene se si è sulle ali dell'entusiasmo, ma anche un male se le cose non vanno per il verso giusto. E in questo momento, in casa biancoverde, regna la confusione, da parte di tutti, che chiaramente i tifosi avvertono e manifestano, sugli spalti, sui social, ovunque. Lo stesso Braglia, che non riesce ancora a trovare una vera identità alla squadra, appare non sereno. Certo, le attenuanti ci sono, la sfortuna, gli infortuni (le assenze di Micovschi e Di Gaudio sono tanta roba), pali, traverse, le espulsioni, ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte.

La realtà è che l'Avellino non riesce a segnare, in particolare con gli attaccanti. In stagione 3 gol messi a segno, D'Angelo con la Ternana e il Campobasso (su rigore) e ieri su calcio piazzato, gol di Dossena, su respinta del portiere sullo stesso stesso D'Angelo. E gli attaccanti? Tolto Kanoute, valore aggiunto di questo Avellino, tra i migliori in queste prime giornate, gli altri dove sono? Maniero ieri ha lottato, ma non è riuscito ad incidere, apparso ancora in ritardo di condizione, lo stesso Gagliano ieri fuori dalla partita, Plescia subentrato a Maniero non ha inciso, ma aveva anche poco tempo a disposizione.

Un Avellino che deve ritrovarsi anche dal punto di vista della compattezza e della serenità. Due espulsioni in tre giornate sono troppe. Bisogna essere lucidi, tranquilli, ragionare e non perdere la testa nei momenti di difficoltà.

Per la prima volta, ieri, il Partenio ha fischiato da quando c'è D'Agostino. Certo, l'anno scorso, tolto Casertana e Padova per 1000 presenze, il pubblico non c'è mai stato, ma non c'erano motivi per fischiare. Quest'anno si è iniziato abbastanza presto. Va detto che in molti hanno comunque applaudito e incitato la squadra a tirare fuori gli attributi, ma quei fischi devono far capire ai calciatori che questa piazza vuole di più.

Le aspettative si sono alzate e si sapeva, era chiaro dall'inizio. Ora sta a Braglia e i suoi uomini trasformare quei fischi in applausi. Ora c'è la gara di Coppa Italia di Lega Pro, mercoledì, con l'Ancona, non ce ne voglia nessuno, ma una sorta di amichevole per permettere a chi ha giocato meno di mettere minuti nelle gambe. E poi lunedì sfida alla capolista Monopoli, un crocevia importante del campionato dei lupi. Una vittoria riaccenderebbe l'entusiasmo della piazza, un altro passo falso, farebbe continuare questo clima di nervosismo che si è creato. E soprattutto, farebbe allontanare i lupi dalla vetta, obiettivo di inizio stagione.

 

tutte le notizie di