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Bonini: “Giocare ad Avellino era durissima. Quanti aneddoti mi ha raccontato Vignola su Sibilia”

Bonini: “Giocare ad Avellino era durissima. Quanti aneddoti mi ha raccontato Vignola su Sibilia”

Le parole dell'ex centrocampista di Juve e Nazionale, Massimo Bonini, che ricorda le sfide contro l'Avellino in Serie A

Marco Costanza

L'ex calciatore della Juventus e della Nazionale, Massimo Bonini, è intervenuto alla trasmissione "A nostro parere", in onda su Radio RSC. Bonini ha raccontato diversi aneddoti legati anche all'Avellino, a Sibilia e a Vignola.

Ecco le parole dell'ex centrocampista riportate da Campania Soccer: "Era molto bello venire a giocare ad Avellino. Non era facile, spesso il campo era bagnato e c'era tanto agonismo. A me piace il calcio inglese dove c'è sempre intensità e quindi è sempre stato molto affascinante venire a giocare ad Avellino. Ricordo che Sibilia veniva sempre negli spogliatoi prima della partita con tanti nipoti, era sempre molto simpatico, diceva 'voi siete tutti ingegneri, noi abbiamo tutti muratori'. Sono ricordi belli, il Partenio era un campo difficile e portare a casa il risultato non era semplice".

Sui calciatori passati dall'Avellino alla Juventus: "In bianconero approdarono tanti ex giocatori biancoverdi: Favero, Vignola, Tacconi, Limido, Alessio. Con quest'ultimo ho giocato anche a Bologna, è un bravissimo ragazzo, un po' timido ma molto sincero, che sapeva giocare in tutti i ruoli".

Sulla sua ascesa alla Serie A: "San Marino ha 30mila abitanti, io sono stato molto fortunato perché non pensavo nemmeno che sarei diventato calciatore. A 17 anni giocavo nei bar contro i miei amici, poi a Bellaria ho incontrato Sacchi. Successivamente ho vinto il campionato col Cesena e poi sono andato alla Juve, però è stato un percorso particolare, a San Marino non è facile emergere con un numero di abitanti esiguo".

Su Furino: "Era una bandiera, un punto di riferimento per la Juve. Ha vinto tanti campionati ed è stato a lungo capitano. Quando arrivai era agli ultimi anni di carriera perciò sfruttai l'occasione e trovai spazio, non era facile perché era un ottimo giocatore. Era anche un punto di riferimento come persona, aiutava negli allenamenti"

Sui calciatori dell'Avellino più temuti: "C'era Dirceu che si confermò anche a Napoli, era un grande personaggio e una grande persona. Poi Juary, anche Barbadillo era fortissimo. Ho avuto la fortuna di giocare anche con Vignola, che è un grande giocatore che ha fatto molto bene ad Avellino. Mi raccontava dello schiaffo di Sibilia e del terremoto".

Su De Napoli: "Nando era un grande giocatore. Con Maradona a Napoli c'erano tanti giocatori bravi, tra cui Careca, Giordano e Bagni. Erano sempre partite difficilissime, era un'impresa andare dall'albergo allo stadio perché i tifosi si mettevano davanti e tagliavano la strada, però era bello giocare lì. De Napoli è stato un punto di riferimento per la Nazionale. Ho avuto modo di conoscerlo di persona, è semplice e tranquillo e ha fatto un'ottima carriera".

Sulla Juve in cui ha giocato: "Ho avuto la fortuna di giocare in una Juventus fantastica, erano tutti italiani tranne due stranieri bravissimi, Boniek e Platini e poi Laudrup. C'erano tanti campioni del mondo, nell'82 solo io che sono sammarinese e Brio non fummo convocati. Era una squadra molto sbilanciata in avanti: Boniek, Platini, Paolo Rossi e Bettega erano molto bravi nella fase offensiva e meno in qudlla difensiva, Cabrini faceva l'ala sinistra, Scirea il centrocampista, Gentile l'ala destra. Io ero quello che dava equilibri, ogni volta che superavo la metà campo Trapattoni mi diceva 'torna indietro o ti do un cazzotto'. In quella Juve dovevo temporeggiare e rallentare. Dicevano che Trapattoni faceva un gioco difensivo, ma aveva quattro giocatori che non tornavano e Cabrini faceva l'ala sinistra, quindi io e Tardelli dovevamo cercare di dare equilibrio".

Su Platini: "È un personaggio simpaticissimo, aveva sempre la battuta pronta. Una volta a Venezia si assegnava il premio Diadora ed erano invitati tutti gli atleti che indossavano scarpe Diadora. Quell'anno Pizzolato aveva vinto la maratona di New York e Platini doveva premiarlo, alla premiazione gli disse 'sei fortunato che non ha partecipato Bonini'. È una persona molto intelligente e molto simpatica".

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