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Club indebitati, plusvalenze e prese di potere. E c’è chi ha pagato per una fideiussione

Club indebitati, plusvalenze e prese di potere. E c’è chi ha pagato per una fideiussione

Il calcio italiano continua a perdere credibilità per il caos Salernitana. E la mente torna indietro di tre anni...

Carmine Roca

La protesta dei tifosi della Salernitana, inscenata durante il match perso per 5-0 contro l'Inter, all'indomani della richiesta della Lega Serie A di prorogare il trust per far continuare a vivacchiare in massima serie (e decidere già la prima retrocessa) una squadra senza una proprietà alle spalle, ha investito come un fiume in piena Figc e calcio italiano, sempre più alla deriva.

Scelte sconclusionate, decisioni prese, masticate e cambiate in corsa, idee indietro di almeno 30 anni rispetto alle altre federazioni (vedi Squadre B e multiproprietà). Il calcio italiano sta perdendo appeal e credibilità.

Se scendiamo di qualche categoria soffermandoci sulla Lega Pro, i problemi aumentano e i risultati peggiorano. Negli ultimi anni abbiamo assistito a forfait di club a campionato iniziato, per problemi economici: dal Modena al Trapani, passando per la farsa Pro Piacenza. Società indebitate fino al collo, con un fardello di passività di 50-60 milioni di euro (vedi il Palermo di Zamparini e il Catania attuale), che superano le regole della Covisoc e si iscrivono ai campionati, salvo poi incassare penalità e messe in mora.

Come non parlare poi delle indagini sulle plusvalenze ritoccate, gonfiate, fino a valutare un 20enne senza presenze da professionista fino a cinque, sei, sette milioni di euro. Trasferimenti mai veramente avvenuti, bilanci in positivo ma solo sulla carta.

Uno schifo. E se torniamo indietro all'estate del 2018, alla mancata iscrizione dell'Avellino in Serie B, lo schifo aumenta. Davvero una fideiussione con un rating valido solo in Europa e non in Italia, un semplice codice, è il peggiore di tutti i mali?

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