Una sconfitta con tre gol sul groppone è sempre difficile da accettare, ed anche da metabolizzare. Ma essa va letta ed analizzata in relazione a determinate premesse, che oggettivamente vanno tenute presenti, se non si vuole correre il rischio di esprimere giudizi sommari, e comunque poco rispondenti alla reale situazione e consistenza tecnica dell'Avellino attuale.
E' vero che la squadra di Bucaro affrontava la prima trasferta di campionato, dopo un esordio casalingo sostanzialmente positivo (anche in considerazione dei tre punti conquistati). Ma è anche innegabile che molte cose contro il modesto Foligno non erano andate al meglio: 1) molta manovra a centrocampo, ma poca produttività offensiva; 2) scarso movimento senza palla del trio d'attacco; 3) eccessiva lentezza e prevedibilità nella proposizione del gioco; 4) in fase di non possesso, vulnerabilità marcata sulle fasce, e poca attenzione alle diagonali da parte degli esterni bassi; 5) eccessivo numero di palle gol lasciate agli avversari.
Insomma c'era parecchio da discutere sulle cose che non erano piaciute. Ma, si sa, anche i giudizi dei critici piu' severi, quando una squadra riesce alla fine a vincere con due gol di scarto, sono sempre un pò piu' "morbidi", o comunque condizionati (in questo caso positivamente) dal risultato. Noi eravamo riusciti a cogliere le "ombre" che abbiamo elencato innanzi, ma avevamo preferito essere indulgenti, anche in ragione del fatto che si trattava della primissima gara di campionato, e che per diversi ragazzi di Bucaro, era addirittura l'esordio in terza serie.
Come riteniamo di dover essere "comprensivi" e cauti anche nel giudizio tecnico in relazione a ciò che, a nostro avviso, ha espresso la prima trasferta. Che si è disputata in casa di una compagine già rodata, condotta da un tecnico che ha un vissuto importante in questa categoria, e che da molti viene indicata come possibile outsider del torneo. Tra l'altro, al di là della forza, pur innegabile, del Pisa, questa sconfitta (pesante nel punteggio, anche per via di tre episodi sfortunati, per altrettanti legni colpiti dai biancoverdi) è certamente figlia di uno stato non ottimale di condizione e cognizione tecnico-tattica per un complesso molto giovane ed inesperto, alle prese, per giunta, con l'apprendimento di un gioco (il 4-3-3 di Bucaro), i cui meccanismi non si assimilano in una ventina di giorni.
C'era bisogno e ci sarà bisogno ancora di parecchio tempo, prima che certi automatismi, alla base del credo tattico del tecnico siciliano, possano essere espressi durante le fasi di gioco da parte dei ragazzini biancoverdi, alcuni di questi addirittura a digiuno di calcio professionistico. Bucaro è un allievo di Zeman, ed in quanto tale, è molto incline alla fase offensiva. Nella settimana scorsa, si era parlato a lungo dell'esigenza dell'Avellino di trovare un indispensabile equilibrio nello schieramento in campo.
Ecco, il problema sul piano strettamente tattico risiede giusto nell'esigenza dei biancoverdi di rivedere la sistemazione in campo nella fase di non possesso. In realtà desta molte preoccupazioni un centrocampo senza un vero mediano di contenimento (lo stesso D'Angelo riesce a cavarsela discretamente in fase di rottura perchè è molto dinamico ed ha generosità da vendere, ma non nasce incontrista), e con la contemporanea presenza di Ciccio Millesi e Lucas Correa; i quali, entrambi piu' avvezzi a giostrare nella metà campo avversaria, trovano evidenti difficoltà quando sono chiamati all'interdizione.(a questo proposito, c'è da sottolineare l'ulteriore squilibrio tattico determinato dalla scelta di Bucaro, che, intorno alla metà del secondo tempo, cercando di dare piu' impulso e sbocchi alle soluzioni offensive dei biancoverdi, ha inserito Zigoni in luogo di Correa, determinando, cosi, un ulteriore sbilanciamento in avanti della squadra, che ha finito per essere completamente in balìa degli avversari).
E poi c'è l'evidente problema degli esterni bassi (Stigliano, per caratteristiche tecniche e fisiche, è molto piu' votato alla fase offensiva che a quella difensiva; De Gol, corsa ed esuberanza fisica a parte, allo stato attuale risulta inaffidabile, specie se si tratta di effettuare provvidenziali diagonali). Insomma, le ragioni di una sconfitta cosi netta e pesante sono riscontrabili in una fragilità difensiva, già evidentemente emersa nella gara casalinga con il Foligno. Bucaro dovrà lavorare molto intorno a questa problematica, che ovviamente richiederà un pò di tempo. Come pure dovrà cercare di trovare alternative agli attuali sbocchi offensivi dei biancoverdi, e segnatamente alla posizione ed ai compiti di De Angelis, forse l'attaccante piu' tecnico dell'Avellino, che andrebbe utilizzato al meglio. Al momento non ci pare sufficientemente insidioso per gli avversari il suo utilizzo da prima punta. A nostro avviso lo stabiese andrebbe spostato sull'esterno sinistro, anche per dare vita, con Zigoni centrale, ad una coppia di attaccanti dall'ottimo potenziale realizzativo. Il terzo elemento del tridente potrebbe anche continuare ad essere Falzerano, che, appena ventenne, è in grado (lo ha già fatto vedere a sprazzi) tranquillamente di sopportare compiti di ripiegamento difensivo. Ammenocchè (probabilmente sarebbe la soluzione migliore, ed anche la piu' semplice) Bucaro, volendo andare nella direzione del tanto auspicato ed invocato equilibrio tattico, non decida di “tornare sui suoi passi” e riporti Millesi nel suo antico ruolo di esterno offensivo, utlizzando, in tal modo, in qualità di mezzala sinistra (nei tre di centrocampo, per intenderci) un “centrocampista vero” come Justino o Citro, accanto a Correa e D'Angelo.
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