Protagonista della trasmissione "Leggende" di Sportchannel 214, Fernando De Napoli, ha ripercorso la sua carriera in biancoverde, parlando di tanti aneddoti e tante curiosità, partendo dalla Nazionale. Unico giocatore italiano a giocare un Mondiale con la maglia dell'Avellino: "E' la cosa più bella che ho fatto -esordisce Rambo-mi ricordo sempre di questo, parlo sempre di questo. Ho fatto il Mondiale 1986 con l'Avellino, una squadra che si doveva sempre salvare. Fare un Mondiale con la maglia dei lupi è un grande orgoglio. Ricordo che il CT era Bearzot e il vice Cesare Maldini. Bei ricordi". 
Gli inizi: "Io sono nato in mezzo alla strada a giocare a calcio. All'epoca il campo sportivo di Chiusano non era messo bene e quindi mi allenavo per strada. Mi notò un giorno Gino Corrado che mi portò alla Mirgia di Mercogliano e da allora, il presidente Sibilia, mi vide e mi portò all'Avellino. Venne a parlare con mio padre a Chiusano, e firmai per i lupi. Ho fatto parte della Primavera per alcuni anni, poi mi diedero in prestito al Rimini in Serie B, allenato da un certo Arrigo Sacchi. Era un allenatore molto pignolo, molto tattico, mi ha insegnato molte cose". 
De Napoli vicino al Bari: "Tornando da Rimini c'era un osservatore del Bari che mi voleva fortemente. Però io volevo giocare per l'Avellino. Dissi, provo a giocare con i lupi, se non sono pronto magari vado a Bari. All'epoca all'Avellino c'era Veneranda, avevo 19 anni, non tanto mi considerava perchè ero troppo giovane. Ebbi la fortuna che Veneranda fu esonerato e arrivò Ottavio Bianchi e da lì cambiò tutto, dal primo allenamento. Mi fece subito esordire a Roma, all'Olimpico. Perdemmo 3-2 contro i giallorossi di Falcao, ma da quella partita non sono mai più uscito dal campo". 
Su Ottavio Bianchi: "E' stato un mio mentore, quello che mi ha fatto arrivare nel grande calcio. Mi ha lanciato e dopo mi volle anche nel Napoli di Maradona". 
Sulla Serie A dell'epoca: "E' stato il campionato più importante e bello della storia. C'erano i vari Boniek, Platini, Falcao, Cerezo, Zico, poi arrivò Maradona, Careca, poi ancora gli olandesi al Milan, Van Basten, Rijkaard e Gullit. Insomma, era uno spettacolo. Mi sono divertito davvero tanto in quegli anni. Per me sono stati anni stupendi, anni che non dimenticherò mai, per come sono cresciuto come uomo, giocando nella mia città, devi dare qualcosa in più, questo è importante. Il Partenio mi caricava con la musica dei Beatles Yellow Submarine, una sensazione unica. Straordinaria ". 
L'assist a Carnevale contro l'Avellino: "Eh non è stato un bel ricordo. Però ero un professionista e giocavo nel Napoli e non potevo fare altrimenti". 
Scuole calcio: "Come detto sono nato in mezzo alla strada, ora ci sono le scuole calcio, magari è più semplice farsi notare, anche se io non rimpiango i miei inizi. Chiaro che in mezzo alla strada devi essere fortunato che passi qualcuno e ti noti e ti segnali, altrimenti puoi essere bravo quando vuoi, ma dove vai. Io ho avuto la fortuna che Gino Corrado mi abbia notato. Io mi alzavo la mattina, andavo a scuola e poi andavo a giocare a pallone, sulla montagna, sui marciapiedi, dove capitava. Quanti vetri delle case rotti, ricordo che giocavamo vicino la caserma dei Carabinieri e di sequestravano i palloni perchè davamo fastidio. Poi però quando ho iniziato a giocare in Serie A volevano foto con me e farsi firmare il pallone". 
De Napoli continua: "Ho capito che volevo fare il calciatore dopo la scuola. Ho fatto il primo anno di superiori all'ITIS all'Avellino ma poi dissi che non era per me. C'ho provato ma non potevo fare altrimenti. Per quello mi ritengo di essere una persona fortunata. Se non avessi giocato, sarei stato nel bar di papà a fare il caffè, con tutto il rispetto per chi fa questo mestiere. Allora mi rimboccai le maniche e dissi, qui devo diventare calciatore". 
Sul Napoli: "Dall'Avellino chiamarono a casa 4 squadre: il Milan, la Juventus, la Sampdoria e l'Inter. Angelli mi chiamò di persona, Io però scelsi Napoli per restare vicino a casa e perchè mi chiamò Ottavio Bianchi e Pierpaolo Marino che avevo avuto ad Avellino. Firmai il contratto a casa di Pierpaolo ad Avellino. Costai circa 6 miliardi. Napoli mi ha lasciato tanto, le vittorie di quei Scudetti sono leggendarie. Vittorie che hanno dato tanto, i tifosi le ricordano ancora oggi. Eravamo un grande gruppo, compatto, unito. Mi sono divertito tanto, giocare poi con Maradona è stato un sogno". 
Su Maradona: "E' una persona buona, fantastica, oltre che calciatore che non sto io a raccontarlo. Mi sento spesso con il suo agente. Diego Maradona è una persona da conoscere. Sono rimasto in rapporti buoni con tanti giocatori: Ferrara, Bruscolotti, Romano". 
Aneddoti sull'Avellino: "Un ricordo stupendo da tifoso e giocatore della Primavera, fu la salvezza del 1980-81, una squadra di uomini, salvezza con -5 e il terremoto. Spesso sento Tacconi e gli faccio ancora i miei complimenti per quella annata". 
Sul Milan: "Ho vinto tutto, ma sono arrivato infortunato. E' stato bello giocare con Van Basten, ma ho giocato molto poco. Poi ho finito a Reggio Emilia in Serie B. Ci allenava Ancelotti, ha iniziato da lì. Ogni squadra in cui sono stato mi ha dato qualcosa. Ad Avellino ho dato il cuore, a Napoli la leggenda e la vittoria. Il Milan sono sempre stati signori, con Capello come allenatore. Infine la Reggiana mi ha dato una nuova vita, ora vivo lì".
Sul presente: "Ho fatto il team manager con la Reggiana. Ora sono distaccato dal mondo del calcio. Sono bravo magari con i giovani, se qualcuno mi mettesse ad allenare i giovani forse si. Anche se sono abbastanza timido, come ero sempre da ragazzo". 
Il calcio di oggi: "E' solo business, non c'è più cuore, non ci sono più le bandiere. Si vedono troppe partite in tv, lo stadio non è più vissuto come una volta. Lasciamo stare ora il Covid, ma già da anni era così. Spero che si possa tornare a credere nei vivai, credere nei giovani, nei ragazzi. Ammiro l'Atalanta per questo". 

Sezione: Ex biancoverdi / Data: Sab 07 novembre 2020 alle 12:51
Marco Costanza
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Marco Costanza
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Giornalista pubblicista, amo lo sport a 360°, il calcio in particolare, tra storie e dettagli e ogni curiosità. Stage a Sky Sport, master in giornalismo ed esperienza da vendere.