Francesco Millesi, ex tra le altre di Avellino e Catania, ai microfoni di TuttoC.com ha analizzato la difficile situazione attuale.
Cosa pensi del blocco del campionato?
"Era inevitabile perché siamo in netta emergenza, c'è un nemico invisibile che fa tanto male. Tante famiglie si sono rotte senza poter piangere il proprio caro, questo è ciò che rattrista più di ogni altra cosa. Concordo sul blocco del campionato, conoscendo tutte le conseguenze. Ma non c'era altro da fare, non si poteva andare avanti come se nulla fosse successo. Capisco che economicamente conviene ripartire il prima possibile e per evitare di perdere i soldi delle TV c'è chi spinge per ripartire.
E quando succederà, comunque, il campionato sarà diverso. Si perderà di qualità perché allenarsi a casa non è la stessa cosa. I metodi di lavoro degli allenatori saranno totalmente diversi, non ci saranno le sedute di gruppo, anche teoriche, fondamentali per una squadra".
Se dovessi giocare ti sentiresti sereno?
"Assolutamente no. Sarei preoccupatissimo anche perché sono un padre. Per quanto io possa amare questo lavoro, che per un calciatore significa tantissimo, hai dei doveri verso le altre persone, soprattutto se hai bambini in casa. Per quanta sicurezza puoi creare, c'è sempre una percentuale di rischio con i contatti. Per questo avrei fatto di tutto per non ripartire, per evitare ogni rischio visto che c'è la paura di una ricaduta quando penseremo che tutto sarà finito. I calciatori hanno una vita privata, non puoi recluderli in un centro sportivo per settimane e settimane".
Come sarà vincere un campionato e non poterlo festeggiare?
"È la cosa più brutta che possa capitare a uno sportivo. È bello quando fai festa, quando inizi a programmare la vittoria nelle ultime giornate. Il fare calcoli su quando potrai festeggiare, l'attesa del momento. Tutto un rituale bellissimo che adesso non si sta avendo. Vincere un campionato così, per un calciatore, non è il massimo. E lo stesso vale per la società. Purtroppo è l'anticalcio, il calcio giocato nelle scrivanie. Ma non c'è altra scelta".
Monza, Vicenza e Reggina hanno dato di più ma non hanno ancora la B in tasca.
"Hanno dimostrato di essere le squadre con la maggior qualità a livello di collettivo. Sono team organizzati che meritano quelle posizioni. Non ci sono seconde classificate a uno o due punti, ci sono distacchi maggiori in tutti e tre i casi. Sono club determinati che stavano disputando un grandissimo campionato e meritano il passaggio in cadetteria".
Per la quarta promozione si parla di sorteggio.
"Una scelta assurda che esprime tutto il disagio che stiamo vivendo. È inconcepibile, anche questo è l'anticalcio. Dev'esserci un'altra soluzione, molto più coerente di questa. Dev'esserci una rivoluzione sia nel calcio che nella vita, con metodi diversi".
Il blocco delle retrocessioni come lo vedi?
"Io non farei retrocedere nessuno perché tutti i club potrebbero ancora conquistare la salvezza. Sarebbe la soluzione migliore attualmente".
Che campionato ha disputato l'Avellino?
"Visti i tanti problemi che ha avuto, ha disputato un grandissimo campionato. La lode va ai tifosi che hanno continuato a sostenere la squadra e a farsi sentire come dodicesimo uomo, facendo pesare il meno possibile ai calciatori la situazione societaria. Anche perché ad Avellino le chiacchiere sono all'ordine del giorno, piace tantissimo parlare e la gente, calciatori compresi, viene influenzata. La rosa, in questo caso, si è messa i tappi nelle orecchie e ha continuato a fare il proprio lavoro, battagliando e facendo gruppo con i tifosi. Questa squadra merita tanto, lo ha dimostrato sul campo. Non so quanti club sarebbero riusciti a disputare un campionato del genere in una stagione così difficile".
In chiusura, il tuo Catania.
"Sappiamo tutti che la situazione è delicata visto il debito con sette zeri. Ci vogliono imprenditori importanti che possano prelevare questa società e rimetterla a posto. Non è facile, soprattutto adesso che c'è il blocco dovuto al coronavirus. Il tempo è nemico, bisogna accelerare i tempi. È un peccato, questa piazza merita palcoscenici diversi. Siamo abituati a vedere il Catania in massima serie, con giocatori illustri e allenatori di prestigio. Vedere la maglia del Catania in difficoltà è veramente triste. E chi sta soffrendo di più è il tifoso che ama e mette passione, più delle società e dei calciatori che possono comunque cambiare maglia".
Autore: redazione TuttoAvellino / Twitter: @tuttoavellinoit
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