Salvatore Di Somma era uno dei condottieri dell'Avellino che si salvò nonostante l'handicap del -5 in classifica e la tragedia del terremoto che colpì l'Irpinia il 23 novembre del 1980, a campionato in corso.
L'attuale direttore sportivo biancoverde, allora difensore e capitano dell'Avellino, ha raccontato il tragico avvenimento ai microfoni di Rai News.
Una vita trascorsa sui campi di calcio, buona parte proprio sul prato dello stadio "Partenio - Lombardi" di Avellino. Quante emozioni la legano a questa città e a questo stadio?
"Ho vissuto ad Avellino come calciatore e come cittadino avellinese per 26 anni. A questo stadio e a questa città mi lega tantissimo. La mia vita l'ho quasi vissuta tutta qui e per me è un onore stare ancora in questa città, vivere ancora direttamente le sorti dell'Avellino calcio. La mia speranza è di rivedere il prima possibile questa società nelle categorie che più gli competono".
Ci sono tra i suoi ricordi tantissime situazioni emozionanti, ma sicuramente una delle emozioni che ha segnato la sua vita come persona, prima ancora che come calciatore è stata la partita e la giornata del 23 novembre 1980.
Era una partita importante per la classifica, giocata in un giorno poi divenuto indimenticabile. Fai fatica a dimenticare quella giornata. Quella domenica giocavamo una partita importantissima contro l'Ascoli. Una partita di grande rivalità tra le due tifoserie. Riuscimmo a fare una prestazione straordinaria, vincendo per 4 a 2. C'era gioia, entusiasmo da parte di tutti, della città, della squadra, della società, della tifoseria.
Trentamila voci urlanti, provenienti dall’intera provincia irpina, erano uscite di corsa dal Partenio per tornare a casa in tempo per vedere i gol dell’Avellino a 90° Minuto e più tardi a Dribbling su Rai2 e per gioire ancora una volta del samba di Juary attorno alla bandierina. In tv era trasmessa la partita Juventus-Inter. Rigore per la Juve, Brady dal dischetto. Ore 19:34. Poi più nulla…
Io ero tornato a casa di corsa per rivedere la vittoria che avevamo fatto. Portai a casa dei pasticcini come facevo sempre dopo le partite. Guardavamo la tv mentre cenavamo con le bambine e mia moglie. Al momento del rigore della Juve venne giù il finimondo. Mia moglie urlò "Il terremoto". Io sentii un ululato all'esterno e poi la casa ballò tutta. Non vedevo via di scampo. Pensai addirittura di lanciarmi dal balcone insieme a moglie e figlie. Poi per fortuna finì tutto e scappammo fuori di casa.
Lei abitava in pieno centro città. Dopo aver messo in sicurezza la sua famiglia uscì in strada insieme ad amici e ad alcuni compagni di squadra a vedere cosa fosse successo.
Dopo una mezz'oretta andammo a vedere in giro, andammo verso piazza Libertà. Trovammo tutti i fabbricati crollati. C'erano persone che tiravano fuori dalle macerie morti e feriti. A un certo punto incontrai una signora adagiata a terra, sul marciapiede, tutta lacera e ferita. Era scalza, piangeva e si disperava. Come mi vide mi riconobbe e mi disse: "Salvatò, che tragedia", poi mi fece un mezzo sorriso e disse: "Però oggi che bella vittoria abbiamo fatto". A raccontarla mi vengono ancora i brividi. Fu un'emozione grandissima ascoltare quella poveretta che piangeva i propri cari, ma si ricordava della vittoria che avevamo fatto. Questo vuol dire tantissimo del rapporto e dell'amore che ha questa gente per la propria squadra.
40 anni dopo Salvatore Di Somma è tornato ad Avellino, ma da direttore sportivo. Si trova a gestire una squadra in cui ci sono calciatori che non erano nati in quel periodo e che probabilmente non avranno nemmeno ben chiaro cosa sia successo quel giorno e nei lunghi anni a seguire. Il caso vuole che lunedì 23 novembre 2020 alle 21, il calendario del campionato di Serie C preveda la partita Potenza - Avellino, che sono poi le due città più rappresentative di tutto quello che è successo. Chi potrà raccontare a quei ragazzi che scenderanno in campo che non si tratta di un giorno normale e che la sorte certe volte mette assieme tutti i pezzi?
Sicuramente io sono uno di quelli che potrei raccontarla. Ai calciatori della mia squadra potrò raccontare cosa si è vissuto in quel periodo e cosa rappresenta la squadra per gli avellinesi. Io ho vissuto i due terremoti, sia quello di Potenza che quello dell'Irpinia. Ricordo che a Potenza ero allenatore nei primi anni '90 quando ci fu un altro episodio del genere. Però quello vissuto ad Avellino fu una catastrofe. E' stato di una forza spaventosa quel terremoto del 23 novembre. E' stata una cosa che mai potrò dimenticare.
Autore: redazione TuttoAvellino / Twitter: @tuttoavellinoit
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