William Jidayi, ex jolly difensivo dell'Avellino, è stato intervistato da PrimaTivvù: "Il mio arrivo in Irpinia? Mi cercò principalmente Taccone, io ero svincolato dalla Juve Stabia, con cui avevo giocato i playoff. Probabilmente rimasi impresso al direttore De Vito e non ci ho pensato su ad accettare l'offerta dell'Avellino, che poche settimane prima aveva giocato i playoff per la Serie A. Poi fecero la differenza le mie origini irpine. Mio cugino mi portava allo stadio, mai mi sarei immaginato di giocare nell'Avellino. E' stato tutto così strano, ma anche molto bello. So quanto conta la squadra di calcio per la tifoseria biancoverde e indirettamente avrei fatto felice la mia famiglia. Poi all'esordio entrai e segnai contro il Modena, sembrava tutto scritto nel destino. Momenti bellissimi che porto sempre nel mio cuore.
Tesser va elogiato come uomo, lui è prima un vero uomo e poi un professionista. Mi volle la società, lui mi chiamò, ci conoscevamo per un'esperienza al Padova, mi disse che non ero un suo obiettivo di mercato. Io gli risposi che avrei dato il massimo per mettermi a disposizione e ho giocato 35 partite. Ha visto il mio impegno e nonostante la sua premessa mi ha fatto giocare sempre e comunque. Poi la piazza ha capito la sua umanità, lo ha ringraziato. Anche a Pordenone sta dimostrando le sue qualità, ha vinto diversi campionati e non si discute. Gli avellinesi lo sanno. E con la sua intuizione, facendomi giocare da difensore centrale, mi ha allungato la carriera. Quando sono arrivato guardavo Castaldo, Arini, Tavano, Trotta, Mokulu, che ora è mio compagno al Ravenna. Era uno squadrone, arrivai in punta di piedi.
Castaldo aveva colpito la traversa a Bologna qualche giorno prima, quando arrivai lo trovai motivato nonostante l'incubo squalifica, si allenava sempre alla grande. Un ragazzo d'oro. Rientrò a dicembre, non oso immaginare cosa sarebbe successo se lo avessimo avuto a disposizione da Agosto. Tavano? Era un calciatore che vedevo in tv, per poco non disputò il mondiale del 2006, poteva diventare campione del mondo. Probabilmente ha pagato la nostalgia dalla sua famiglia. Ci sono momenti in cui vuoi dare il massimo, ma non ce la fai, è capitato anche a me. E' una persona umile, con una qualità incredibile. Durante gli allenamenti prendeva il pallone e lo infilava all'incrocio dei pali. Segnò solo tre gol, ma furono tre capolavori e davvero pesanti. Ho la sua maglia, la conserverò per sempre. Lui e Castaldo sono due talenti, attraverso la loro dedizione sono riusciti a diventare quello che sono. Io se non avessi lavorato duro non avrei potuto giocare con loro, e questo ti aiuta a dare sempre il massimo.
Con Trotta ogni tanto ci sentiamo. Il suo addio all'Avellino va capito, era un treno da prendere al volo, ma mi è dispiaciuto tantissimo vederlo andare via. Faceva la differenza, un attaccante alla Inzaghi a cui basta un tiro per segnare. Quell'anno mi aspettavo un girone di ritorno da disputare alla grande, perché dopo la vittoria contro il Cesena eravamo in piena zona playoff. Non andò così, ma ricorderò sempre quel campionato. Verde? Ora è in Spagna, ci sentiamo su Instagram, sta facendo molto bene e sono contento per lui. Spero che presto possa tornare in Italia, perché è un talento. Con Ardemagni ho un grande rapporto. Ho giocato assieme a lui anche a Padova, non ha bisogno di presentazioni. Ha ancora tanto da dare, nonostante non sia più giovanissimo. Diverte anche fuori dal campo, fa bene al calcio il suo carattere.
Toscano l'ho vissuto poco, mi feci subito male. Alcune cose non si incastrarono bene, io andai in forma quando arrivò Novellino. Con Toscano le cose non andarono bene, tutto gli girava storto. Oggi con la Reggina è primo in classifica. Marcolin? Arrivò con delle idee e pure in quell'occasione mi feci subito male. Nè lui, nè Toscano li ho vissuti bene. Purtroppo non riuscì a migliorare una situazione difficile. La società voleva dargli fiducia per questo non lo esonerò subito. Da Novellino ho sentito subito tanta fiducia, erano mesi che non giocavo, mi ha fatto giocare e partimmo subito forte. Fu come una roccia che si stava riformando per difendersi dalla forza di un fiume in piena che stava arrivando. Riuscimmo a salvarci, in una stagione difficile, con tanti problemi da affrontare.
Cosa pensai all'intervallo di Avellino-Latina, sotto di un gol? Beh, che avevamo rimesso in piedi una barca alla deriva e rischiavamo di buttare tutto via. Volevamo regalare una gioia ai tifosi, nel secondo tempo ci buttammo in attacco, io giocai con una frattura a un piede. Eusepi da attaccante giocò pure da difensore centrale. Riuscimmo a vincere la partita, ci salvammo, riuscì a onorare la maglia dell'Avellino che noi rappresentavamo in tutta Italia. Il gol alla Salernitana? Io ho una nonna avellinese e un nonno salernitano. Ringrazio la fortuna per avermi permesso di giocare un derby così bello. Mi dispiacque per mio nonno, ma feci felice mia nonna. Era il 24 dicembre, li portai a cena perché il Natale è sacro.
Il mio addio? La società fece le sue valutazioni, andavano fatti dei sacrifici. Avrei voluto chiudere la stagione con l'Avellino".
Autore: redazione TuttoAvellino / Twitter: @tuttoavellinoit
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