Nella giornata di ieri c'è stato il Consiglio Federale convocato per discutere sulla riforma dei campionati di Lega Pro. E' stato un incontro interlocutorio e non risolutivo, aggiornato al prossimo impegno fissato per giovedì 4 ottobre. In quella data saranno analizzate le problematiche legate alle norme di iscrizione ai campionati con validità pluriennale (garanzia richiesta dall'Associazione calciatori, ndr) e il sistema di garanzie crescenti che dia stabilità all’attività agonistica. La necessità di trovare al più presto un accordo (il termine ultimo è il 30 novembre) dipende anche dal rischio di ritrovarsi la prossima estate con meno di 60 squadre al via se non dovesse andare in porto la riforma. Nel caso di semaforo verde, entro il 2014/15 le società che parteciperanno a questo campionato dovranno essere 60.
Per fare chiarezza sulla riunione di ieri, TuttoLegaPro.com ha voluto sentire in esclusiva, il presidente della Lega Pro, Mario Macalli.
Presidente ci spieghi il suo parere sul Consiglio Federale di ieri. E' soddisfatto?
"C'era all'ordine del giorno, tra le altre, la riforma della Lega Pro, visto che le altre leghe non vogliono dimagrire, allora tocca farla almeno a noi. Il discorso è molto semplice: la riforma in questione è di vitale importanza per evitare la morte di altri club, ma senza l'ok dell'Aic questa non può andare in vigore, essendoci la necessità di avere i 4/5 degli aventi diritto favorevoli a questo progetto".
Il presidente è noto per essere una persona molto chiara e anche questa volta non si smentisce: "Se lei mi chiede di cosa si è parlato - dispiace dirlo ma evidentemente sarò duro di comprendonio - io posso solo dirle che sono stato zitto tutto il tempo, ma alla fine non ci ho capito niente, tanto da chiedermi se fossi su "Scherzi a parte" o meno".
"Se non si capisce che la barca sta affondando e che tutti rischiamo di affogare, si rischia solo di fare il male del sistema in generale. Noi come Lega Pro dobbiamo tutelare l'interesse dei presidenti virtuosi e questi vogliono il rispetto delle regole, perché altrimenti ogni anno avremo penalizzazioni a iosa con società inadempienti. Fino a quando si può andare avanti così, fino a quando? Me lo dica lei!".
Il discorso volge verso Damiano Tommasi, presidente dell'Aic (Associazione italiana calciatori), con Macalli che smentisce: "Le notizie apparse su alcuni giornali di oggi, dove risulterebbe uno scontro tra Lega Pro e l'Assocalciatori. Non è vero! Io sono abituato a parlare chiaramente ma dinanzi alla proposta di riforma già deliberata dal Consiglio Federale non c'è una proposta altrettanto chiara dell'Aic. Entro il 30 novembre dobbiamo uscire con una riforma chiara, altrimenti siamo punto e a capo".
Presidente ci scusi: cosa accade se entro quella data non si trova un accordo?
"Molto semplice. Si va avanti con i club che ci sono, non si può fare altrimenti".
Vediamo un po: se ci sono, facciamo un esempio, 30 squadre che si fa?
"Si va avanti con quelle che ci sono, non si effettuano ripescaggi".
Mentre se la riforma va in porto e voi vi trovate sempre con questi 30 club?
"Si ripescano 39 club dalla Serie D. In questo modo si parte così: dal 2013/14 si passerà a 18 retrocessioni, che verranno compensate da nove promozioni dalla D, così dal 2014/15 ci sarà un'unica Lega Pro a 60 squadre".
Il suo modo di interloquire assume sempre un tono molto acceso, soprattutto quando gli facciamo notare che l'Aic, nella persona del suo presidente Tommasi, lamenta il fatto di regole troppo dure che potrebbero far perdere tanti posti di lavoro: "Noi cerchiamo di fare gli interessi dei presidenti virtuosi - spiega Macalli - perchè senza di loro non ci sono nemmeno stipendi per i tesserati. Dobbiamo entrare nell'ottica che vanno tutelati tutti, mentre ognuno vuole coltivarsi il suo orticello, non capendo che in questo modo la nave affonda e ci siamo tutti, nessuno escluso".
E' proprio il caso di dirlo, un fiume in piena: "Le voglio fare un esempio per far capire ancora più chiaramente quanto è importante una riforma ben precisa. Mettiamo che lei viene da noi perchè crede nel nostro progetto, ma dinanzi al fatto che non si sa quanti club ci saranno, lei si defila immediatamente perchè non vede in maniera chiara la situazione e fugge da qualche altra parte a portare i suoi soldi".
La sua disamina è drammatica: "Non abbiamo nemmeno cominciato e ci sono già società in difficoltà. Il calcio è un'industria a perdere in questo momento, ma se tu non rispetti le regole devi essere escluso, senza tanti giri di parole. Bisogna entrare in questo mondo soltanto se si ha possibilità, non per mandare a gambe all'aria la storia di tante società. Ma stiamo scherzando? Ecco perchè è necessaria una riforma e non abbiamo nemmeno tanto tempo a disposizione, visto che il 30 novembre tutto va chiarito".
Presidente, ieri si è parlato anche delle garanzie pluriennali per le iscrizioni. Di cosa si tratta?
"Questo argomento è stato rinviato al Consiglio Federale del 4 ottobre che si svolgerà a Firenze".
Una domanda che ci preme: se un club di Lega Pro non ha un Direttore Sportivo iscritto all'Adise, rischia solo un'ammenda. Non le pare poco?
"Anche qui mi lasci essere chiaro: se per iscriversi bisogna avere uno stadio a norma e con un numero ben delineato di posti a sedere, così accadrà dalla prossima stagione per i Ds. Cosa vuol dire: chi non avrà un Direttore Sportivo nel proprio organico perderà la licenza per l'iscrizione al campionato, andando a giocare nei Dilettanti. Attualmente bisogna ottemperare a questo obbligo entro l'1 ottobre, salvo ricevere una forte ammenda (dai 10 ai 20 mila euro, ndr). Mentre le società neopromosse hanno ricevuto una deroga dei termini al 30 novembre, visto che si sta svolgendo il corso a Coverciano".
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