Oggi il calcio ad Avellino compie un secolo di vita. Il primo dicembre, sebbene vi sia un’altra tesi secondo cui la prima società sia stata fondata il 31 agosto 1912, infatti, è la data ufficialmente riconosciuta come quella in cui cento anni fa, fu fondata la prima associazione sportiva su volontà dell'imprenditore Alfonso Di Marzo Capozzi: l’U.S. Avellino, che ha cessato di esistere nel 2009, dopo 97 anni di esistenza, a causa del fallimento. Una storia nobile ed illustre quella di questa società che partendo dai campionati regionali, dopo una lunga transizione in quelli dilettantistici, agli inizi degli anni Sessanta giunse in serie C, puntando nei primi anni a salvarsi, così da consolidarsi in terza serie. Imperituro  per chi le ha vissute da addetto ai lavori o da spettatore, il ricordo delle partite decisive che i biancoverdi si ritrovavano a giocare dinanzi al caloroso pubblico amico, che accorreva per trascinare i suoi, all’allora Piazza d’Armi, poi abbandonato e abbattuto affinchè fosse edificato l’odierno tribunale. Dal 13 dicembre 1970, il Partenio di C\da Zoccolari è ininterrottamente il terreno di gioco che ospita le gesta dell’Avellino calcio, che nella stagione 1972\1973 appare per la prima volta nel calcio che conta e consegue il primo dei prestigiosi ed ambiziosi traguardi che si vanno ad annoverare nel suo palmares. In quell’epoca Antonio Sibilia è già al timone della società ed è proprio il patron a costruire una rosa attrezzata per il salto di categoria;  tra gli altri si distingueva il trio delle meraviglie Marchesi-Pantani-Nobili, protagonista anche delle imprese per la permanenza nella serie cadetta a cui i biancoverdi saranno chiamati durante le stagioni successive, fino a quella del 1977\1978, nella quale l’Avellino approda in serie A. Allenati da Paolo Carosi e con presidente il commendatore Arcangelo Iapicca, i biancoverdi coronano il loro sogno all’ultima giornata, l’11 giugno 1978, battendo la Sampdoria a Marassi grazie ad una rete siglata da Mario Piga, anche se a dire il vero sarebbe bastato il pareggio. Comincia da lì il decennio dell’Avellino nella massima serie, in cui i lupi si alternano tra campionati tranquilli e memorabili salvezze conquistate alle ultime giornate, che raccolgono l’intera provincia attorno alle sorti della squadra, che nelle partite casalinghe vede affluire allo stadio 40.000 spettatori nei match contro le squadre più blasonate, Milan, Inter e Juventus che si piegano anch’esse in gran parte delle dieci stagioni a quelle ribattezzata come: "la legge del Partenio". In quegli anni sul terreno di gioco dell’impianto di Contrada Zoccolari, lasciano il segno Maradona, Platini, insomma i più grandi campioni della storia del calcio mondiale, mentre di altri di quella nazionale e anche internazionale, Avellino diviene fucina. Tra i tanti ad indossare la casacca biancoverde, Jorge Juary, che con il suo gol consentirà poi al Porto di conquistare la Champions League; Geronimo Barbadillo, Ramon Diaz, Stefano Tacconi, solo per citarne alcuni. La favola della ‘’provinciale’’ termina però il 15 maggio 1988, quando al Meazza, l’Avellino riesce a cogliere soltanto uno dei due punti necessari alla salvezza, sprecando nel finale una ghiotta occasione per segnare quel gol vittoria con cui sarebbe stata raggiunta un’altra delle tante autentiche imprese costruite precedentemente. Da quella data comincia la parabola discendente dei lupi. Nei primi anni di cadetteria, vengono allestite anche squadre attrezzate e sulla carta favorite per il ritorno nella massima serie, ma le aspettative non si realizzano e nel 1991\1992 l’Avellino fa il suo ritorno nell’inferno della serie C, dal quale viene liberata soltanto per un anno dopo la promozione di Pescara nella finale play-off contro il Gualdo nel 1995. Ma nella stagione successiva, i lupi retrocedono e seguono così campionati anonimi fino alla cavalcata del 2002\2003 in cui l’Avellino di mister Vullo, trascinato dal tandem Molino-Biancolino, consegue la promozione diretta grazie alla vittoria ottenuta all’ultima giornata e firmata da un gol di Salvatore Marra, nella partita conosciuta come l’esodo di Crotone, poiché quella domenica di Maggio furono oltre 10.000 i tifosi biancoverdi che accompagnarono i beniamini all’appuntamento con la cadetteria. Ma l’entusiasmo fa presto spazio alla delusione in quanto, complici le scelte dell’allora patron Casillo, l’Avellino allenato da Zeman, nella stagione successiva retrocede e ritorna così in serie C per poi ritornare nuovamente in serie B, sotto la gestione dei fratelli Pugliese, grazie al 2-1 inflitto al Partenio al blasonato Napoli, nella finale di ritorno dei play-off.

Nemmeno questa volta i tifosi riescono a godersi la tanto festeggiata e inseguita promozione, poichè nel 2005\2006 perdendo lo spareggio play-out con l’Albinoleffe i lupi ritornano in terza serie. Ma anche questa volta quella in serie C è una parentesi fugace in quanto con la vittoria per 3-0 sul Foggia nella finale di ritorno dei play-off, i biancoverdi ritornano in serie B e vi restano per due anni, anche se sono le vicende giudiziarie a determinare questa permanenza più lunga delle altre, in quanto nella prima delle due stagioni l’Avellino sul campo retrocesse, ma fu ripescato in virtù del fallimento dello Spezia. L’anno successivo non cambia la musica e la retrocessione che ne consegue nel maggio 2009 è quella più triste ed amara in quanto alla stessa segue il fallimento dell’US Avellino a causa dell’impossibilità dei fratelli Pugliese di poter iscrivere la squadra ai campionati professionistici per i troppi debiti accumulati durante la loro gestione. Si riparte dai campionati dilettantistici con una nuova società dal logo e dalla denominazione nuove, l’A.S. Avellino 1912, che grazie a due ripescaggi di fila raggiunge in due anni la serie C e dopo un primo campionato all’insegna della salvezza, quest’anno sta lottando per ritornare in cadetteria. Finora convincente il rendimento della squadra che si attesta al quarto posto, a 3 lunghezze dalla vetta, e senza dubbio i risultati hanno contributo a far ritrovare l’entusiasmo che sembrava soltanto un lontano ricordo, nell’epoca più buia e triste del post-fallimento. Resta comunque una frangia di irriducibili, la cui opinione va rispettata, che con il fallimento ha visto morire la propria fede e non ritornerà più allo stadio, poichè non si riconosce nel nuovo logo e nella nuova matricola, oltre che nella nuova denominazione. C’è chi anche in linea di compromessi sta attendendo per ritornare a seguire le sorti del calcio biancoverde che la società, magari sul modello Salerno, acquisti per lo meno il vecchio logo e la vecchia denominazione e su questo la società è intervenuta, affermando che avrebbe lavorato in tal senso. Conoscendo l’onestà del prof. Taccone e degli altri membri della società e la loro attitudine ad annunciare un traguardo una volta concretizzato, al fine di non illudere i tifosi, poiché sulla vicenda pendono cavilli e lungaggini burocratiche intricate da risolvere, soltanto a cose fatte avremo notizie in merito. Ma l’argomento del giorno e che merita le dovute discussioni è quello del centenario, del secolo di vita che il calcio ad Avellino compie. Finora non è stata organizzata nessuna iniziativa per celebrare degnamente il glorioso anniversario che meriterebbe di essere festeggiato. Si era parlato di amichevoli con squadre blasonate, ma nessuna indiscrezione trapelata si è confermata. Siamo tuttavia sicuri che la società non si sia dimenticata della ricorrenza e che nel rompete le righe del campionato, durante il periodo natalizio, il centenario verrà degnamente festeggiato, ma certo sarebbe stato bello vedere, sul modello delle squadre più blasonate, la squadra scendere in campo domani con una maglietta celebrativa, oppure come avvenne in occasione del ritorno alla presidenza di Sibilia nel 1994, organizzare un’amichevole tra le vecchie glorie che comunque continuano ad avere legami con la città e ad interessarsi delle sorti del calcio. Pare comunque che soltanto in primavera si svolgerà qualche iniziativa. In attesa di notizie più certe,non ci resta che rivolgere il nostro più sentito buon compleanno al nostro lupo, che compie un secolo di vita, attestandosi, U.S. o A.S, tra le realtà più longeve del panorama calcistico italiano, sperando che Fabbro e soci domani con il Latina, vincano, in modo da poter festeggiare degnamente la ricorrenza. 

Sezione: Copertina / Data: Sab 01 dicembre 2012 alle 07:08
Autore: Angelo De Rogatis
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