Altro giro, altra corsa. L’Avellino non ha nessuna intenzione di scendere dalle montagne russe. Nessuna voglia di interrompere l’alternarsi di salite vertiginose, curve da cuore in gola e discese ardite. Va avanti così dal 6 settembre scorso, da quando all’Arechi di Salerno, l’Avellino inserì nella fessuretta dell’insert coin il gettone a sua disposizione. Avrebbe potuto scegliere altri tipi di giostre, di più tranquille, semplici e comode. Ma che gusto c’è? Quest’anno va così. Nulla di scontato, niente di normale. Ad Ascoli, il modo con cui l’Avellino è stato capace di rovinarsi la vita con le proprie mani e di uscire dal tunnel del terzo passo falso consecutivo andrebbe analizzato sul lettino di uno bravo psichiatra, che penna e taccuino in mano prova a trovare un motivo plausibile al crollo verticale avuto da Castaldo e compagni sul doppio vantaggio. Quando sarebbe bastato semplicemente difendere lo 0-2 e far male di rimessa, come Insigne e Mokulu avevano fatto in precedenza, l’Avellino è sparito dal campo. “Mezzora di black out” lo ha definito Attilio Tesser. Ma perché, pazzo Avellino che non sei altro?.

Ad Ascoli si sono ripresentati tutti gli spettri che si erano manifestati a Novara, in casa col Vicenza e, in generale, lungo tutto il girone di andata. Cacia, che quando vede biancoverde si trasforma in un toro da corrida, si è ritrovato a correre su un tappeto rosso steso da un Biraschi perennemente in difficoltà, forse emozionato dalla presenza in tribuna del Commissario Tecnico dell’Under 21, Luigi Di Biagio. Jankto (che bel calciatore…) ha fatto pentole e coperchi sulla sinistra, imbambolando Pisano per tutto il primo tempo, prima di subire il fisiologico calo nella ripresa. L’Avellino ha accolto il duplice fischio di Saia come un pugile suonato accoglie il suono del gong di fine round, dando appuntamento ai suoi tifosi nel peggiore dei modi, quando Migliorini, ad inizio ripresa, per poco non ha concesso a Cacia la possibilità di chiudere i giochi. Errori di attenzione, di posizione, di comunicazione.

La difesa, dopo una ritrovata solidità, preoccupa di nuovo e rischia di perdere due, o addirittura tre pedine per l’immediato futuro. Pisano è uscito nuovamente per un infortunio muscolare; Migliorini, entrato nella ripresa, non ha terminato il match vittima di un problema al ginocchio, mentre Jidayi è stato costretto al cambio per un risentimento all’inguine. Un bollettino di guerra che rischia di riportare Attilio Tesser in quello stato d’emergenza provato nel girone di andata. La difesa piange, l’attacco ride. Finalmente. Mokulu, mai visto così glaciale sottoporta, con la doppietta al Del Duca ha superato la doppia cifra, Castaldo ha interrotto il lungo digiuno facendosi perdonare, sempre dagli undici metri, per l’errore commesso contro il Bari. Ma ad impressionare positivamente è stato Insigne: due assist e il gol che ha spianato all’Avellino la strada della vittoria. Che sia un nuovo inizio per il fantasista partenopeo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Sezione: Copertina / Data: Dom 13 marzo 2016 alle 08:00
Autore: Carmine Roca
vedi letture