Il noto giornalista di Sky, Gianluca Di Marzio ha voluto analizzare il buon momento dell'Avellino sul suo sito ufficiale. Ecco l'articolo:

Cinque, dodici e trentasei. Il terno secco sulla ruota di Avellino può essere questo. Tre numeri che racchiudono attualità, sogni, ricordi, speranze. Quinta in classifica dopo sette giornate di campionato, la squadra biancoverde ha iniziato la stagione nel modo migliore. Dodici i punti in classifica, frutto di tre vittorie, tre pareggi ed appena una sconfitta. Dodici punti proprio come avvenne nella stagione 1977/1978, quella della storica promozione in serie A. Ed è qui che entra in scena il numero magico, il trentasei. Perché trentasei anni fa, dopo sette giornate di campionato, l’Avellino aveva gli stessi punti di oggi: dodici. Allora la vittoria valeva due punti, ma c’è un aspetto importante che tiene legato l’Avellino del passato a quello del presente. È il carattere, la voglia di superare ogni ostacolo, l’aver rispolverato in pieno l’effetto ‘Partenio’. Lo sa bene l’Empoli di Maurizio Sarri che nel posticipo in Campania ha trovato il primo stop stagionale. È bastato un gol su rigore di Galabinov per sbandierare al campionato la dura legge del fattore campo. L’Avellino è cuore, corsa e sostanza. Voglia di lottare, un collettivo di ferro, collaudato dentro e fuori al campo. Contro i toscani per sette undicesimi ha giocato la stessa squadra che ha centrato la promozione in serie B. Gap tecnico e di esperienza colmato dall’entusiasmo e dal forte desiderio di emergere. Quel desiderio animato in panchina da un tecnico giovane, ma preparato. Massimo Rastelli è stato un attaccante con la valigia, adesso vorrebbe aprire un ciclo importante in Irpinia. Giovanissimo, quarantaquattro anni, 621 presenze nei professionisti e 92 reti in carriera, Rastelli allena da appena cinque stagioni, ma ha già centrato due promozioni. Il suo 352 è la conseguenza logica del grande lavoro svolto nella stanza dei bottoni dal diesse Enzo De Vito. Rosa di 25 elementi, giovani di prospettiva da lanciare come Zappacosta, Izzo, De Vito, Bittante, Dia Pape, Angiulli e Terracciano. Tredici i confermati della passata stagione. Mantenuta l’ossatura centrale della promozione, l’organico è stato integrato con giocatori di maggiore esperienza. Togni, Pisacane, Soncin e Schiavon stanno dando un contributo significativo. Ma dove vuole e dove può arrivare quest’Avellino trascinato da un pubblico pieno di calore ed affetto? L’obiettivo dichiarato resta la salvezza. Ma una partenza così lanciata ha sorpreso tutti e qualcuno, tifosi in testa, vorrebbe spostare l’asticella più in alto. Più su, dove i lupi mancano da venticinque anni. Era il 15 maggio 1988. Il pareggio a Milano contro l’Inter determinava la retrocessione dell’Avellino in B dopo dieci stagioni consecutive di massima serie. Volare col cuore e con la testa non costa nulla. Ed è per questo che ad Avellino ricordano con piacere un’altra data. 11 giugno 1978. La vittoria a Genova sulla Sampdoria significa promozione in serie A. Il gol di Mario Piga fa esplodere la città. Clacson impazziti, caroselli di auto ovunque, sciarpe e bandiere biancoverdi. Era l’Avellino di Ottorino Piotti, di Salvatore Di Somma, di bomber Chiarenza e di una bandiera unica come Adriano Lombardi. In panchina il ‘Barone’ Paolo Carosi. Idoli del passato che nessuno ha dimenticato. Cinque, dodici e trentasei. La ruota gira ed Avellino sogna il colpo grosso.

Sezione: Copertina / Data: Gio 03 ottobre 2013 alle 16:00
Autore: Pellegrino Marciano / Twitter: @pellegrinom17
vedi letture