Ospite della puntata "Un lupo in famiglia" di Prima Tivvù, l'esterno dell'Avellino, Simone Ciancio, ha parlato del momento in casa biancoverde, di tante curiosità raccontandosi a 360°.
Queste le sue parole: "La trattativa per arrivare ad Avellino è stata una trattativa veloce. Mi ha chiamato il mister Braglia che mi aveva già avuto alla Juve Stabia. Non c'eravamo lasciati benissimo a Castellammare ma quando ti chiama Avellino non puoi dire di no, poi volevo riscattare il mio rapporto con il mister. Inoltre da poche settimane c'era qui anche Francesco Forte, che era con me alla Carrarese l'anno scorso e mi ha chiamato, dicendomi che c'era tutto per fare bene. E quindi mi ha dato una grossa spinta e sono arrivato al ritiro di Sturno".
Rapporto con Miceli: "Ho un grande rapporto con Mirlo, abbiamo giocato insieme ad Alessandria e io gli feci un pò da chioccia. Mirko giocava poco ad Alessandria, poi è diventato un ottimo difensore. E' bello averlo ritrovato".
Gli inizi alla Sampdoria: "Io ho iniziato nella scuola calcio nel mio quartiere, poi mi chiamò la Sampdoria e all'inizio non volevo andarci, perchè non volevo lasciare i miei amichetti. Mio padre era tifosissimo della Samp e allora mi convinse e provai questa esperienza. Io poi non pensavo al mio futuro, avevo 10 anni, però poi da lì è partita la mia carriera. La Sampdoria era una società che ti faceva giocare anche se andavi bene a scuola, se avevi voti non buoni non giocavi".
Gravi infortuni e la meritocrazia: "Ho avuto una rottura di un legamento, ero giovanissimo, dovevo partire in ritiro con la prima squadra con la Sampdoria. Non fu facile, pensavo che recuperavo presto e sarei tornato. La Samp poi mi fece andare in prestito da molte parti, e quell'infortunio mi ha chiuso parecchie porte. E' un infortunio che se lo trascuri a lungo andare ne risenti. Poi purtroppo non c'è più meritocrazia come dice Gigi Silvestri, è tutto un giro di procuratori, l'amico di questo, di quello e finisce tutto male, non gioca più chi davvero merita. Nella mia parentesi ho notato che noi giocatori siamo numeri, appena gli servi bene, quando non gli servi più addio".
L'allenatore che più gli ha dato in carriera: "Nel settore giovanile facevo il difensore centrale, Iacolino ad Alessandria mi ha spostato terzino destro. Da allora, era il 2010 forse, ho fatto sempre l'esterno. Ma l'allenatore che mi ha insegnato più di tutti è stato Maurizio Sarri all'Alessandria. Un maestro. Perdemmo la semifinale playoff per andare in B contro la Salernitana. L'Alessandria mi ha adottato, sono stato benissimo, è una seconda casa, ormai la tifo, è la mia squadra. Ad Alessandria ho trovato moglie, sono stato 4 anni, ho lasciato un bel ricordo e sono contento. L'altra squadra che mi ha dato tanto è il Cosenza, ho fatto un anno, dopo una stagione amara a Castellammare, e il Cosenza mi ha dato tanto. Poi ho fatto tante altre piazze importanti come Catania, Carrarese, diciamo che di esperienza in Serie C ne ho".
Campionato di Serie C più facile oggi: "Rispetto a prima, c'è stata una involuzione. Credo che prima il campionato era più difficile. Prima i giovani non pensavano solo ai soldi, ora invece pensano a tutt'altro e a cose più frivoli. Anche tecnicamente la Serie C è scesa di livello, prima per giocare in Serie C ce ne voleva".
Il ruolo: "Mi trovo benissimo a giocare come terzino a 4 a destra. Non sono uno che attacca sempre, preferisco attaccare 3-4 volte a tempo e mettere palle importanti. Anche nel 3-5-2 mi trovo bene come esterno a tutta fascia, anche se devi avere grandi polmoni. Dietro ho giocato ovunque".
Su Braglia: "C'eravamo lasciati male perchè io avevo una testa che non era tanto normale. Qualsiasi cosa che non mi andava bene la dicevo. Ora sono cresciuto e ho il rispetto dei ruoli, ancora parlo eh, ma mi pizzico la lingua e faccio finta di nulla. Anche Braglia è cambiato, si è ammorbidito, prima davvero era un sergente di ferro. Forse l'età lo ha fatto cambiare. Con lui ora ho un rapporto bello, di stima e si va avanti".
Compagno con cui ha più legato: "Mi trovo bene con tutti, nello spogliatoio io sono lo show man, quello che fa battute con tutti, che fa divertire tutti. Forse con Alberto De Francesco mi trovo meglio, Poi con Adamo, con Sonny. Siamo un gruppo unito che ci piace stare insieme ed è bello. Non ti pesa andare al campo, spesso andiamo prima all'appuntamento per stare insieme, per divertirci e poi lavorare. Da noi chiunque entra è accolto alla grande. Ad esempio, i 4 attaccanti che ruotano spesso, si danno consigli, si supportano, si aiutano ed è bello. Non esistono prime donne".
Assenza dei tifosi: "E' un peccato, soprattutto in una piazza come questa. Ti possono dare tanto e anche togliere tanto. In una piazza come questa se fai 10 gol sei un Do, ma se sbagli 4 passaggi di fila devi avere gli attributi grandi, perchè rischi di affondarti. Soprattutto per i giovani, senza pubblico forse è più semplice. Giocano con meno pressioni. La domenica è come essere alla partita del giovedì. Io una volta che sono in campo e fischia l'arbitro non penso a nulla. Non sono un tipo che si fa trasportare dal tifo, dai fischi, dagli applausi. Mi isolo e penso solo alla partita".
Giocatore che più ha stupito: "Da compagno Daniele Baselli, era con me a Cittadella, aveva 18 anni e si vedeva che era di un alto livello. Un altro, Di Carmine, attaccante ora al Crotone che infatti è arrivato in Serie A".
Derby a Genova: "La settimana del derby era stupenda, se sapevi che in bar era gestito da un genoano non andavi, se vincevi poi andavi a posta a prenderlo in giro, se perdevi per un mese non andavi. E' una partita attesissima, che si respira alla grande".
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