Il 30 novembre 2007, dopo una strenua e coraggiosa battaglia durata sette anni, Adriano Lombardi si arrendeva alla sclerosi laterale amiotrofica, la terribile malattia che ne aveva progressivamente debellato le forze, costringendolo a vivere il resto dei suoi giorni in un letto e a comunicare mediante sintetizzatore. Profonda fu la commozione che destò la notizia della sua scomparsa nel popolo biancoverde, legato alla figura del capitano che aveva eletto Mercogliano come città d’adozione. E sebbene gli anni passino, il ricordo del ‘’rosso di Ponsacco’’ continua a rimanere vivo e imperituro, grazie alle iniziative che si sono succedute per onorarne la memoria, dal ritiro della maglia n.10 che Lombardi vestì nella sua esperienza in biancoverde fino all’intitolazione dello stadio Partenio, avvenuta con una toccante manifestazione che vide ritornare per l’occasione numerosi dei calciatori protagonisti della favola irpina nella massima serie. E durante questo week-end, in occasione dell'anniversario della scomparsa, ritorna la manifestazione nata per ricordare l’ex capitano ‘’Un Calcio alla Sla’’ che quest’anno sarà ospitata dai locali del Circolo della Stampa in Corso Vittorio Emanuele.
I tifosi di sicuro non faranno mancare il loro contributo per la riuscita dell’iniziativa, che coniuga il ricordo di Lombardi con l’impegno nella ricerca di fondi da devolvere per supportare la ricerca delle cure attraverso cui non guarire ma almeno placare le crudeli sofferenze di chi ne è viene colpito e tra i soggetti presso cui la Sla registra una notevole incidenza vi sono i calciatori. Infatti l’ex capitano biancoverde non è stato né l’unico né il primo ma soltanto uno degli atleti colpiti dal male conosciuto anche come Morbo di Lou Gering, dal quale è uscito sconfitto a testa alta, così come nelle partite sul terreno di gioco perse durante le 121 gare disputate con la maglia dell’Avellino, con cui ha scritto le esperienze più significative non solo della sua carriera ma anche della sua esistenza terrena.
Nato a Ponsacco, comune in provincia di Pisa, dopo la trafila nelle giovanili della Fiorentina, Lombardi indossa le casacche di diverse formazioni all’epoca militanti in serie C, Cesena, Empoli, Lecco, Piacenza e Rovereto, affermandosi come un centrocampista dai polmoni d’acciaio e con tanta grinta da vendere. Il suo talento viene notato dal Como, con cui nella stagione 1971\1972 l’ex capitano esordisce in cadetteria, categoria in cui continua a militare poi con il Perugia, prima di ritornare in Lombardia e contribuire alla promozione dei lariani in massima serie. Nell’estate 1975 il ‘’rosso di Ponsacco’’ giunge in Irpinia ove entra subito nei cuori di tifosi ed appassionati per la sua generosità dentro e fuori dal rettangolo di gioco e dopo aver contribuito al raggiungimento della salvezza nelle precedenti due stagioni, nel 1977\1978 con le sue 31 presenze e 9 reti, Lombardi si rivela l’asso portante della squadra che allenata da Carosi con la vittoria a Marassi contro la Sampdoria approda in massima serie. Nel campionato successivo, il primo dei dieci che i lupi vivono in serie A, conserva la fascia di capitano e rimane titolare inamovibile dello scacchiere biancoverde, sebbene all’esordio a San Siro contro il Milan l’arbitro Mattei gli impedisca di scendere sul terreno di gioco per aver dimenticato la carta d’identità, rifiutandosi di permettergli di giocare attraverso la conoscenza personale. Il suo caso alimentò un vero e proprio scandalo con i giornali che durante i giorni successivi assunsero le difese del compianto difensore biancoverde, tanto da sottoporre il direttore di gara ad un assalto mediatico che ne lese inevitabilmente l’immagine, che culminò nella pubblicazione di tutte le foto delle gare in cui aveva giocato Lombardi e che erano state arbitrate da Mattei che non poteva non conoscere il gagliardo centrocampista toscano. Ma nel corso delle rimanenti partite, il rosso di Ponsacco non ebbe problemi ad indossare la maglia n.10 e a trascinare così i lupi alla conquista della prima storica salvezza. In seguito Lombardi si trasferì al Como, prima di concludere in Svizzera la sua carriera di 467 presenze e 45 gol a Chiasso dove cominciò la carriera di allenatore che lo vide in seguito assumere la guida tecnica di molteplici formazioni quali Derthona, Pontedera e Siena, prima di cogliere senza tentennamenti l’opportunità che gli venne offerta da Pierpaolo Marino di allenare la squadra della quale aveva contribuito a scrivere la storia. In quella stagione era stato allestito un organico ammazzacampionato, ma la gestione Sonetti si era rivelata disastrosa e la squadra era precipitata nei bassi fondi della classifica. Ma a liberarla furono le sapienti mani dell’ex capitano che condusse i biancoverdi a raggiungere anzitempo quella salvezza messa in discussione, sebbene le aspettative della viglia. In seguito Lombardi si trasferì nella vicina Caserta, guidando i rossoblù alla promozione in serie B e alla salvezza in cadetteria nella stagione successiva, conquistando grazie al suo garbo anche i cuori di quella tifoseria. Ma il primo amore non si scorda mai e nel 1992\1993 l’ex capitano ritorna ad allenare la squadra del suo cuore, l’Avellino, sfiorando la promozione con una formazione pregna di giovani promesse tra le quali proprio il trainer del Latina Fabio Pecchia, che è stato lanciato nel calcio che conta che lo avrebbe visto vestire le maglie di blasonati club su tutti Napoli e Juventus, proprio da Lombardi e ritorna da avversario allo stadio che ne porta il nome, ironia del destino, a qualche giorno di distanza dal quinto anniversario della sua dipartita. Successivamente l’ex capitano allena altre diverse formazione come Empoli, Giarre, Rimini, Benevento, Triestina, ma la sua roccaforte resta sempre l’Irpinia, ove, intanto dopo la separazione dalla prima moglie, costruisce una nuova vita affettiva con Luciana, originaria di Mercogliano, che culmina nella nascita di due gemelline, proprio durante la stagione nella quale è il commendatore Sibilia ad affidargli nuovamente la panchina dell’Avellino e il compito a cui adempie egregiamente di condurre la squadra alla salvezza. La nostra provincia diviene così il pilastro della sua esistenza e per restarvi, Lombardi rifiuta proposte anche ambiziose e prestigiose di club del nord Italia, accontentandosi di guidare nel campionato di serie D formazioni di realtà limitrofe all’Irpinia come Casertana e Turris. Allena i corallini fino a quando i sintomi della devastante malattia iniziano a colpirlo e ad annientarne la forza fisica ma non scalfendo la sua elevata statura morale che ne ha reso un esempio compianto dal popolo irpino ma che resta comunque vivo nei cuori dei tifosi che hanno assistito alle gesta di un campione dentro e fuori dal rettangolo di gioco che è e sarà l’indimenticabile n.10 biancoverde, oltre che il ‘’solo capitano’’ così come lo ricorda il coro lui dedicato dalla Curva Sud.
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