Su Avellino-Pescara ci sarebbe tanto da parlare. Da cosa vogliamo cominciare?Dal cambio Pucino per l’infortunato Pisano operato da Marcolin a un quarto d’ora dal termine, col doppio svantaggio da recuperare (perché non inserire un attaccante)? Dal terzo modulo, il 4-4-2, adottato in tre partite, che ha portato solo tanta confusione, con calciatori schierati in posizioni mai ricoperte in precedenza (vedi Insigne e Visconti esterni di centrocampo) e quanto mai capace di creare un pericolo, un solo pericolo, nel primo tempo, alla difesa rabberciata del Pescara (tre ’97 in campo)?

Oppure dalle dichiarazioni di Dario Marcolin e del presidente Walter Taccone a fine partita? Entrambi si sono detti soddisfatti di quanto visto in campo, di aver osservato un Avellino positivo, migliore di quello abulico e senza anima di Latina. Non che ci volesse poi molto. Parole cariche di ottimismo e fiducia, ma sulla base di cosa? Di una reazione durata una manciata di minuti e subito smorzata, spenta da un Pescara cinico e spietato? Di dieci giri di lancette di buon calcio in mezzo a tanto nulla? Perdonate le tante domande, ma comprendere è complicato.

Un brivido corre lungo la schiena e, in attesa che il trentacinquesimo turno si completi, la paura che qualcosa possa andar storto ha fatto già breccia nei pensieri di chi, a questa squadra, tiene più di qualsiasi altra cosa al mondo: i tifosi. Giustamente arrabbiati prima, durante e dopo il match. Ma alla domanda: “La squadra ha paura di non farcela a salvarsi?”, Marcolin ha risposto: “No, la paura è per l'ambiente”, puntando il dito contro il clima di sfiducia e la contestazione inscenata dai supporter biancoverdi, delusi e irritati per un’altra serata da dimenticare.

Assolti a metà dal presidente Taccone a cui non sono andati giù gli insulti e le invettive lanciate all’indirizzo di Castaldo, che dopo il gol del momentaneo pareggio ha istigato la Curva Sud poggiando le mani dietro le orecchie, venendo immediatamente subissato di fischi e cori contro. Il rapporto idilliaco tra Il “Dieci” di Giugliano e la tifoseria biancoverde si è definitivamente rotto ieri sera.

L’Avellino è in crisi. Inutile girarci intorno, inutile difendere l’indifendibile e nascondersi dietro alle prodezze di Aresti e "incolparlo" per gli interventi prodigiosi su Mokulu e D'Angelo. La società, poco meno di tre settimane fa, motivò l’esonero di Attilio Tesser dando la colpa all’appiattimento delle ultime prestazioni. Nel post-gara di ieri, Taccone ha cambiato versione: “I mancati risultati hanno fatto la differenza”. Non ci siamo: qual è il vero motivo? Dall’appiattimento al collasso, il passo è stato brevissimo. Ma per tecnico e presidente va tutto bene. Contenti loro.

Sezione: Copertina / Data: Sab 09 aprile 2016 alle 08:00
Autore: Carmine Roca
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