Brutta, anzi incolore la prestazione dei Lupi in casa dell'ultima in classifica. E secondo noi, si può imputare poco o niente al lungo riposo di tre settimane ed ai tanti enigmi e rebus pure legati all'inattività. E si perchè, per l'Avellino, l'anno agonistico è ricominciato quasi esattamente come era finito. Quasi un film già visto. I Lupi prima della pausa natalizia erano stati sconfitti a Taranto in maniera  ineccepibile ed indolore al contempo, nel senso che scarsa, per non dire inesistente, era stata la reattività e la propositività dell'azione biancoverde. Una squadra, quella di Bucaro, che in terra jonica si era consegnata "anima e corpo" all'avversario, mostrando, quasi "suggerendo" ai tarantini la propria vulnerabilità: la notevole esposizione all'arma che contro l'Avellino è sempre la migliore per gli altri: il contropiede.
A Foligno (con l'incredibile aggravante di essere al cospetto dell'ultima in classifica, di una squadra che in 17 partite ne aveva già perse addirittura 13!) l'Avellino ha in parte ripetuto quest'atteggiamento tecnico-tattico, che si è rivelato deleterio, se non fallimentare. Invece di attendere il gioco degli Umbri, la compagine biancoverde ha voluto fare la partita sin da subito, esponendosi pericolosamente alle ripartenze avversarie. Troppo ingenuo e forse anche un pò presuntuoso l'Avellino di Bucaro per potere avere ragione di un'umile compagine, che anche ieri ha palesato limiti strutturali notevoli ed è apparsa battibilissima.
Bucaro si è ostinato a cercare di far imporre il proprio gioco ai suoi, senza suggerire loro un minimo di attendismo e di tranquillo "ragionamento". Forse c'è stato un atteggiamento un pò troppo supponente e superbo nell'interpretazione tecnico-tattica della gara da parte dei ragazzi biancoverdi. Forse, come dice Bucaro, i suoi hanno "dismesso" la necessaria umiltà ed hanno dimenticato a casa il carattere. Ma noi riteniamo che soprattutto la tattica del Palermitano ieri non abbia pagato. Il Foligno si è limitato a toccare il nervo scoperto dei Lupi ed ha saputo colpire al momento opportuno. Gli Umbri hanno avuto il merito di sapere attendere e sfruttare "l'attimo fuggente".

Il culmine dell'improduttività e della pochezza tecnico-tattica dei Lupi è apparso di palmare evidenza, allorquando, ad inizio ripresa, Bucaro ha voluto riproporre il deleterio tridente composto dai 3 "centravanti": De Angelis, Zigoni e Lasagna. Il gioco offensivo dei biancoverdi è divenuto oltremodo prevedibile e facile preda dei modesti difensori avversari, che non chiedevano di meglio. Intestardirsi a giocare senza esterni di ruolo, per l'Avellino è stato l'inizio della fine. Ecco perchè, a nostro avviso, sono troppe le analogie negative con la gara di Taranto (giocata comunque in casa della prima in classifica, senza il punto di penalizzazione) per poter licenziare questa sconfitta incolore, e per certi versi umiliante (perchè, tra l'altro  rappresenta per l'Avellino anche la prima battuta di arresto contro una squadra di livello inferiore) con un semplice incidente di percorso, arrivato all'indomani della lunga sosta.

Sezione: Copertina / Data: Lun 09 gennaio 2012 alle 10:50
Autore: Rino Scioscia
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