Musa a 360°: "Ad Avellino sto bene, uniti verso l'obiettivo. Mi piacerebbe restare ma il mio futuro lo deciderà la società"

14.03.2019 17:02 di Domenico Fabbricini Twitter:    Vedi letture
Musa a 360°: "Ad Avellino sto bene, uniti verso l'obiettivo. Mi piacerebbe restare ma il mio futuro lo deciderà la società"

Era da tempo che il ds dell'Avellino Carlo Musa non faceva sentire la propria voce e torna a parlare ai microfoni di Sport Channel nel corso di "Un caffé con...". Ecco le sue parole: "Non mi aspettavo tutto questo entusiasmo anche in serie D. Per me è stato molto emozionante venire qui, quando mi hanno chiamato è stata un'emozione forte ma non ho gioito troppo perché caratterialmente mi tuffo subito nell'obiettivo da raggiungere. Sono qui per un obiettivo importante e mi sono accorto subito che questa è una piazza speciale, vedere 50 tifosi che ti seguono in Sardegna in D fa capire quanto i tifosi tengono a questa squadra. La pressione non mi pesa, vado avanti senza pensare a queste cose, la pressione me la do da solo pensando al risultato da raggiungere per la società, anzi ricevo anche molti attestati di incoraggiamento dai tifosi, giustamente qualche critica ma non la vivo male. Ho smesso di giocare a calcio intorno ai 21 anni dopo aver vinto un campionato per una promessa a un mio caro amico che poi è venuto a mancare. Avevo già la testa alla sfera dirigenziale, non mi interessava più il campo. Dopo la laurea ho conseguito l'abilitazione da direttore sportivo per i dilettanti, già dai 6-7 anni ero un appassionato, la mia famiglia viveva sui campi e ho coltivato questa passione. Vedevo tantissime partite nel weekend, qualcuno mi prendeva in giro perché non avevo una grande vita sociale. Ho iniziato la carriera da ds nel paese dove vivevo, ho fatto qualunque ruolo, ho anche allenato dei ragazzi passando dal magazziniere. Dopo il Master a Coverciano mi sono preso un periodo di pausa, è arrivata la chiamata della Lupa Roma con la salvezza raggiunta in corsa e in estate la chiamata di Alberani. De Cesare ha stilato delle caratteristiche del futuro ds, cercava dei manager giovani, dopo un lungo colloquio con Alberani e successivamente l'ingegner De Cesare, hanno trovato in me la figura ricercata.

I primi tempi sono stati duri, ripartire da zero vuol dire riorganizzare tutto, lo staff, i giocatori, avevo tanti pensieri ma l'ho vissuto con tanta passione e voglia senza particolari assilli perché sapevo che trovando le figure giuste potevamo fare qualcosa di serio e professionale per questa città. Ho trovato un grande team manager, un grande staff medico, alcune figure tecniche che ci hanno permesso di colmare il gap della partenza in ritardo. Il momento peggiore? L'esonero di Graziani, perché credevo in lui. Vivo in modo viscerale la squadra per cui lavoro, come una creatura da accudire e quando perdi ci resti male, le prime sconfitte mi hanno fatto vivere dei lunedì molto grigi. Il momento migliore spero debba ancora arrivare, ci sono stati dei giorni belli ma ogni giorno mi sento fortunato per essere qui. Era il mio sogno fare il direttore sportivo e ora sono qui, dove ho trovato anche belle persone che umanamente mi stanno dando tanto. Avellino è una città che mi ha accolto bene, ho trovato delle persone per bene, con la Scandone siamo una grande famiglia.

Penso che un dirigente debba programmare le sue tappe e crearsi un percorso, io spero di raggiungere determinati obiettivi ma ora sono ben concentrato sull'obiettivo attuale perché se lo raggiungiamo ognuno di noi raggiunge il suo target personale. Non so se ho superato la diffidenza della piazza, anche se stiamo rincorrendo mi hanno conosciuto tutti meglio soprattutto a livello umano, vedendo in me una persona con valori importanti. Magari qualcuno ce l'ha con me per qualche scelta sbagliata ma fa parte di questo mondo. La città mi piace, è a misura d'uomo, si può passeggiare e ho scelto di prendere una casa in centro. Anche la cucina è molto buona, vado in palestra per stare attento alla linea. 

Mi piace stare molto in campo, ogni direttore ha i suoi metodi, a me piace stare sempre vicino alla squadra, vivere tutto, controllare, essere un aiuto all'allenatore e allo staff. La mia vita qui è cambiata tanto, è la prima volta che vivo da solo, non ero abituato a fare tutto da solo ma mi sta facendo bene. Ho cambiato nella vita quotidiana, nelle amicizie, all'inizio è stato un po' difficile ma ora ho trovato un mio equilibrio. Soffro la partita penso come tutti i dirigenti cercando di restare più lucido di qualche mio collega.

Mio padre ha origini pugliesi e ricordo benissimo la domenica in cui l'Avellino vinse il playoff di C col Napoli e tornò in B, ero in autostrada con mio padre, ero piccolo e vedevo i tifosi dell'Avellino sui ponti dell'autostrada in festa e quelli del Napoli che tornavano a casa. Questa cosa mi è rimasta dentro, ne parlavo proprio con Cinelli che fu uno dei protagonisti di quella fantastica giornata. Mi è capitato di vedere qualche immagine di Cecere con l'Avellino poiché ero portiere, ricordo la Legge del Partenio, ho dei ricordi legati ad Avellino. Io tifo una squadra di serie A ma negli ultimi anni ho perso un po' quella passione, tifo Milan ma non lo seguo più come prima un po' per lavoro un po' perché alcune cose mi hanno fatto disinnamorare. Preferisco le squadre per cui lavoro.

Nel tempo libero cerco di andare in palestra, mi piace ascoltare musica italiana, sto iniziando a seguire qualche serie tv nei ritiri dove c'è tempo, ma vedo anche tanti video, partite, giocatori per essere sempre aggiornati. La mia famiglia fa il tifo per me, sono appassionati di calcio e a volte vengono a trovarmi, la vivono forse anche un po' troppo ma io gli consiglio di restarne un po' fuori perché hanno un carattere diverso dal mio e non riescono a resistere ad alcune cose negative che leggono. Qui sto bene ma il risultato finale può incidere sul mio futuro e le scelte della società, il mio contratto scade il 30 giugno ma i matrimoni si fanno in due. Ora è presto per parlarne, la categoria fa la differenza ma mi auguro di continuare qui. Leggere nomi di grandi ds accostati al mio quando qualcuno mi metteva in bilico è stato anche un vanto e un orgoglio, quando la squadra non andava bene ovviamente mi sentivo il primo responsabile, chi è qui è per mia scelta, ma ho sempre trovato un rapporto di fiducia da parte della società e questo è stato molto importante per me".