Quando si dice la sfortuna. Gianmario Comi contro il Latina ha giocato una partita da indemoniato, correndo a destra e a manca, ma, volendo utilizzare un gioco di parole, mancando il gol. Ci ha provato di testa in torsione, staccando da fermo, calciando da fuori area, ma niente. Ci ha provato di tacco contro lo Spezia, ma Chichizola ci ha messo il piedone. Ancora quattro i gol in campionato, gol spesso pesanti, che hanno regalato punti preziosi per spedire l'Avellino nelle zone alte in cui si ritrova. Se i biancoverdi si trovano lassù è sicuramente anche merito di Gianmario Comi. L'attaccante ex Novara e Lanciano è uno di quei giocatori che non si risparmia mai. Torna a centrocampo per dare una mano ai suoi compagni, per cercare il pallone, anche se poi dettare i tempi dalla trequarti in su non è proprio il suo mestiere. E' uno di quegli attaccanti che vive per il gol. In questo periodo gli dice male, ma il suo momento arriverà, anzi, ritornerà. E' la legge del calcio, un po' come una ruota che gira: con il lavoro, quello vero, i frutti poi li raccogli. Comi è un professionista vero, un uomo vero. E' lo stesso uomo che il giorno di Natale ha dato una mano a chi è sfortunato nella vita, e non in un campo da calcio. E' lo stesso uomo che dopo la sconfitta contro il Cittadella ha richiamato all'ordine i suoi compagni per andare sotto la Curva a chiedere scusa per la brutta prestazione. D'altronde il messaggio dei tifosi ad inizio stagione è stato chiaro: "Prima uomini e poi calciatori". Ecco, lui è uno di quelli.

Sezione: Copertina / Data: Lun 09 febbraio 2015 alle 12:00
Autore: Pellegrino Marciano / Twitter: @pellegrinom17
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