Unanime tra tifosi e addetti ai lavori è la convinzione che ad essere l’artefice della cavalcata dei lupi verso la promozione diretta sia Massimo Rastelli. Ma a contribuire fattivamente al successo firmato dal tecnico di Torre del Greco è anche il lavoro “dietro le quinte” di chi preferisce giustamente restare nell’ombra. Tra questi, anche una figura finora sconosciuta, almeno nell’ambiente calcistico avellinese, quella del “mental coach” impareggiabilmente impersonata dal dott. Pietro Bianco. E il valente psichiatra, ospite di Linea Verde Sport  ha parlato del percorso intrapreso con Castaldo e compagni dopo la cocente sconfitta dello scorso 9 novembre a Nocera Inferiore: “Tutti ricordiamo come fossero tangibili la delusione e il pessimismo nell’ambiente dopo la prestazione del San Francesco. Dopo qualche giorno mi arrivò la chiamata della famiglia Iacovacci alla quale per amicizia e         stima ultradecennali non ho potuto dire no. Da lì è cominciata la mia opera, rivolta fin da subito verso una direzione precisa: l’abbattimento delle eventuali leadership e la livellazione sul medesimo pieno di tutti i calciatori, aldilà delle distinzioni tra under, esperti e storici”. Un lavoro quello del dr Bianco portato avanti nel tempo, mediante colloqui individuali e semplici osservazioni durante gli allenamenti, senza però mai mettere piede nello spogliatoio.  Al suo arrivo una certa coesione del gruppo si poteva già riscontrare ma andavano a dover essere eliminate alcune dinamiche sovrabbondanti. E a riguardo il “mental coach” non può sottrarsi dal sottolineare la preziosa collaborazione della squadra e dello staff tecnico senza la quale la sua opera sarebbe risultata inutile. In particolare quella offerta da alcune “figure strutturanti”: “Il gruppo è molto eterogeneo. Ci sono i giovani come Zappacosta, Izzo e Angiulli dotati di grande carattere e personalità e diversi calciatori molto esperti, Biancolino, Castaldo, Giosa e Millesi, calatisi perfettamente nel ruolo di chiocce dal quale i più “imberbi” hanno tratto sicuramente beneficio. Fondamentale anche il contributo offerto da alcuni giocatori “intermedi” ma incarnanti lo spirito del lavoro e del sacrificio. Su tutti D’Angelo”. A tre giornate dal termine, con due punti di vantaggio, il dottor Bianco evidenzia come la parola d’ordine che deve regnare in casa Avellino sia “concentrazione”: “Guai a fare tabelle. Ai ragazzi ho detto e continuo a dire di lavorare e soprattutto non lasciarsi travolgere da distrazioni ed entusiasmo in quanto la promozione è vicina ma può anche sfuggire se manca la lucidità anche se magari si profonde abnegazione. Necessario razionalizzare la tensione e su questo aspetto stiamo lavorando nelle ultime ore affinchè sul rettangolo di gioco Castaldo e compagni diano il massimo ma per ottenere il massimo”.

Sezione: Focus / Data: Mar 23 aprile 2013 alle 13:11
Autore: Angelo De Rogatis
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