E chi l'avrebbe mai detto? L'Avellino che ha scelto l'allenatore solo a fine luglio e cominciato il proprio mercato da un paio di settimane, con nelle gambe circa 15 giorni di allenamento, passa il turno di Coppa Italia di C. E, aspetto ancor più sorprendente, lo fa a discapito di un Bari indicato da tutti come la pretendente più accreditata per la vittoria non solo del mini girone di coppa, ma anche del campionato di C (basti vedere i nomi in rosa per farsi di un'idea della squadra messa su). E invece al Partenio-Lombardi è finita 1-0 per i Lupi, grazie a un calcio di rigore guadagnato da Njie e trasformato da Di Paolantonio al 7' della ripresa. In mezzo una gara di grande sacrificio e sofferenza da parte dell'Avellino, che pur sapendo di avere meno fiato, meno benzina nelle gambe e un minor tasso tecnico dei Galletti, ha dimostrato che in serie C non servono soltanto i nomi e la tecnica per vincere le partite, ma soprattutto grinta, tenacia e umiltà.
La partita l'ha infatti tendenzialmente fatta il Bari, che ha tenuto maggiormente il pallino del gioco e ci ha provato di più, soprattutto nel primo tempo. Ma anche la squadra biancorossa è stata quasi completamente ricostruita dopo la vittoria del campionato di D ed è in pieno periodo di preparazione, e così il possesso palla si è trasformato in uno sterile predominio prettamente territoriale, dato che di veri pericoli verso la porta di Abibi non ne sono stati portati. Anzi con il passare dei minuti l'Avellino, che ha agito essenzialmente di contropiede, ha guadagnato coraggio e ci ha provato sempre di più, fino appunto all'inatteso rigore del vantaggio. Probabilmente senza l'ingenuità di mano di Costa la partita sarebbe finita 0-0, ma avrebbe lasciato comunque un'altra ottima impressione dopo il pari di Pagani. Perché la squadra è apparsa ben messa in campo, ordinata, pulita, giocando un calcio semplice ed efficace, la migliore ricetta in terza serie.
E così, una competizione che per bocca dello stesso Ignoffo doveva servire solo da test e per vedere di che pasta è fatta questo Avellino, comincia a farsi interessante con i Lupi che passano al prossimo turno e incamerano fiducia e convinzione in vista dell'avvio del campionato, previsto tra sette giorni ancora al Partenio contro il Catania. L'aspetto più paradossale di tutta questa vicenda è che l'Avellino comincia a raccogliere consensi e fiducia da parte di pubblico e addetti ai lavori mentre tutto intorno regna ancora l'incertezza. In campo si sono sfidate una squadra con un budget importanti, sponsor davanti e dietro sulle maglie (il Bari) e una squadra priva di qualunque sponsor (l'Avellino), non solo sulle maglie ma perfino attorno al campo di gioco, una situazione mai vista a questi livelli. L'Avellino ha dato l'impressione di essere una perla incastonata in una conchiglia: brutta e anonima fuori (l'incertezza societaria), bellissima dentro (la prova sul campo). I soldi non sempre fanno la differenza nel calcio, certo, ma un po' di certezze a livello societario, proprio ora che sul campo sembra si stia costruendo un bel progetto, non guasterebbe.
Certo è ancora presto per esprimere giudizi efficaci, ma qualche nota positiva si è vista. Ottimo l'innesto di Micovschi, uno dei migliori. Come tutto il centrocampo in cui è spiccata la conferma di Di Paolantonio. Attento il pacchetto difensivo, mentre davanti si fa tanto movimento ma forse manca ancora qualcosa, un bomber vero capace di andare a rete con regolarità e dotato del giusto fiuto del gol. Ma se queste sono le premesse, e se come si dice si può solo migliorare, c'è da essere ottimisti. Vuoi vedere che poi, tutto sommato, l'Avellino non giocherà un ruolo così anonimo in campionato? Ma non facciamoci distrarre troppo da quello che è pur sempre calcio d'agosto: tra sette giorni si comincerà a fare sul serio, e sperando che possa arrivare ancora qualche pedina sul mercato, sarà in campionato che l'Avellino dovrà dimostrare, ancora una volta, di essere più forte di tutto, anche delle avversità.
Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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