Matteo Marani, presidente della Lega Pro, ha parlato a Prima Tivvù, nel format Clip curato dal collega Michelangelo Freda.
Tanti i temi toccati, dalle idee come presidente, i giovani, i diritti tv, la Coppa Italia, i playoff.
Queste le sue parole: "Il campionato di Serie C è una sfida, ero consapevole che per me era una nuova avventura. Dopo 31 anni di giornalismo volevo provare a dare una mano a livello di istituzione. Non mi piace la parola politica, istituzioni per me è una parola solenne. Volevo capire cosa potevo dare al sistema, come idee. E' una avventura molto bella, esaltante, con giorni difficili, ma non ho mai perso l'entusiasmo. Si tratta davvero l'amore delle persone, penso all'entusiasmo delle città del Sud, la vostra Avellino. Non vedo questo nuovo inizio come carriera, ma una nuova esperienza. Spero di portare un metodo proficuo, abbiamo tantissimo pubblico allo stadio, siamo arrivati su Sky, stanno aumentando le sponsorizzazioni e poi si respira il vero calcio. Io ragazzo degli anni '70 sono cresciuto con l'Avellino di Juary, Di Somma, il Catanzaro di Palanca, l'Ascoli di Rozzi, insomma quelle belle realtà degli anni '80 e questo calcio genuino in Serie C si respira ancora".
Sul bilancio dei primi mesi: "Non devo farlo io, lo lascio fare agli altri. Io credo che mandare in campo ogni weekend 60 squadre, il triplo della Serie A e della B, per intenderci, sia sempre complicato ma affascinante. Quello che ho provato a portare è la visibilità della Serie C, ci stiamo provando, ringrazio i club che mi seguono, poi tocca a loro scegliere se vogliono o meno fare delle scelte. La Lega è dei club".
Modello calcio inglese: "In questi ultimi 20 anni in Gran Bretagna hanno dato una accelerata, in particolare grazie alle TV che hanno vestito lo spettacolo in maniera perfetta. Hanno fatto un grande lavoro, perchè hanno capito che prima di un singolo club c'è la Lega. Bisogna sforzarsi di ragionare di sistema, gli inglesi lo hanno fatto,. in Germania pure, noi abbiamo qualche problema".
Sulle riforme di sistema: "Non serve una riforma solo per la C, ma ragionare di sistema come dicevo prima, per 4 Leghe, compresa la Serie D. Non bisogna ragionare per singole leghe. La Serie C? Non è il problema del calcio, non produciamo debito nuovo da anni. Il problema dell'indebitamento non lo crea la Serie C. Possiamo anche ridurre le squadre, arrivare a 40, ma pensate che si risolvano i problemi?".
Sui diritti tv: "In Premier si vendono quelli della massima serie con quelli della terza serie. E' una cosa meravigliosa. La Serie A può essere davvero da traino. In questo momento di difficoltà bisogna fare in modo che la Serie A non pensi a salvare se stessa e lasciare le altre leghe alla deriva".
Coppa Italia livello FA Cup: "Sarebbe meraviglioso, purtroppo la Serie C oggi ha solo 4 squadre che fanno la Coppa Italia maggiore. Vedere un Milan che va a giocare a Recanati, una Juve a Cesena, Inter altrove, sarebbe un evento. Purtroppo c'è una visione diversa in Italia, magari si vuole evitare la figuraccia del top club ad agosto, e far entrare le prime 8 dagli ottavo in poi, anche per diritti tv".
Su Zola: "Sta dando un rapporto straordinario, non conosco campioni del suo livello che fanno questo lavoro. Ha entusiasmo, è unico. Lo dico con una sintesi, l'uomo è superiore al campione".
Pochi talenti: "Magari non ci sono le palestre di strada, gli oratori, non c'è più quello spontaneismo, i campioni che nascono per strada, ricordo i racconti di Rivera per le strade sterrate e fare attenzione alle auto. E' difficile, stiamo cercando con le seconde squadre a fare qualcosa, poi magari non è la strada giusta, ma la Juventus sta dimostrando qualcosina".
Seconde squadre però tolgono piazze al campionato: "E' vero, ma qualcosa dobbiamo provare a fare. Quest'anno dopo 5 anni è stata inserita una seconda squadra B, che è l'Atalanta. Io credo che le seconde squadre, possano dare qualcosa, perchè il campionato Primavera non porta a una crescita di questi giovani".
Sugli obiettivi: "Vorrei riuscire a fare una riforma sui giovani, Zola è molto attivo su questa cosa. Vorremmo dare una mano ai club sul credito di imposta, sul vincolo sportivo. Stiamo crescendo dal punto di vista degli ascolti. Certo, ci si lamenta del calcio spezzatino, dal venerdì al lunedì, vero, ma questo vuol dire fidelizzare, la Serie C nei palinsesti è sempre presente, e questo vuol dire che è vista, seguita. Perchè magari stasera gioca l'Avellino, domani il Benevento, quindi anche i tifosi avversari ti possono seguire e vedere, anche per capire come giochi, che avversario sei".
Sui playoff di C: "Sono uno spettacolo straordinario, li conoscevo poco, ma quest'anno li ho vissuti da presidente e sono una formula fantastica. Crudele, ma ogni squadra può sognare. E' un piccolo mondiale che si gioca in un mese. Per me non devono subire alcuna revisione. Foggia-Lecco, finale playoff, ha fatto il record di ascolti, entrambe le finali sono andate su Rai2".
Come è cambiato il calcio: "L'ho visto un po' decadere. Il primo evento che ricordo è il Mondiale del 78' in Argentina. Ho vissuto i meravigliosi anni '80 e '90, c'erano tutti i campioni qui, anche a inizio anni 2000. Poi si è cominciato a scendere, siamo scesi tantissimo negli ultimi anni, abbiamo perso tantissimi punti, come Paese come calcio. C'è bisogno di organizzazioni differenti. Bisogna ricostruire un nuovo modello".
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