Ospite del programma "Un lupo in famiglia" di Prima Tivvù, l'attaccante dell'Avellino, Riccardo Maniero, si è raccontato in queste prime settimane ad Avellino, le sue sensazioni dopo le prime partite giocate e su dove può arrivare l'Avellino. 
Queste le parole dell'attaccante biancoverde: "Ho iniziato la mia carriera nella Juventus Primavera. Sono andato via da Napoli che ero ragazzino, avevo 14 anni. Non conoscevo nessuno all'inizio, è stata un pò tosta nei primi periodi, ma mi sono abituato poco alla volta. Ho fatto 4 anni alla Juventus, poi ho iniziato a girare per tutta Italia. Con la Juventus ho fatto diversi provini, quando giocavo a Napoli con il Vomero". 
Il numero 19: "L'ho scelto dopo l'annata di Zeman a Pescara, con Insigne, Verratti, Immobile, Caprari, quella squadra lì. Da allora non l'ho più mollato. E' il giorno della data di nascita di mio fratello e l'ho scelto anche per quello". 
Sulla scelta di fare calcio: "I miei genitori mi hanno sempre appoggiato. Sapevano che volevo giocare a calcio. Mio padre ha anche giocato a calcio e mi ha consigliato su cosa fare". 
L'allenatore che più l'ha segnato: "Zeman sicuramente, anche perchè quello fu un anno strepitoso per il Pescara e ha lanciato tantissimi ragazzi. Vedi Insigne, Immobille, Verrati. Ache io riuscii a farmi notare e a fare una buona carriera. Devo molto anche a Conte a Bari, è un allenatore grintoso, caparbio. Deschamps? E' stato il primo a convocarmi con la Juventus in Serie B. Ho fatto 5 panchine, è stata una bella esperienza e mi ha dato tanto". 
L'annata del Pescara: "Non pensavamo di vincere il campionato. Sapevamo di avere tanti giovani di valore ma non così forti. E' stata una annata strepitosa e davvero fu tutto perfetto. Durante la stagione venne a mancare il preparatore dei portieri Franco Mancini, un amico del mister e gli dedicammo quella vittoria del campionato". 
Rapporto con Braglia: "Ha un carattere molto forte e questo è stato sempre un punto che lo ha contraddistinto e che lo rende un allenatore vincente. Con me si lascia andare, spesso scherza con me e se c'è da mandare a quel paese lo fa". 
Rovesciata contro l'Avellino: "Fu un gran gol, una bella palla di Rosina in mezzo e mi venne spontaneo prenderla in quel modo e ho fatto un gol strepitoso. E' andata bene. Venire ad Avellino a giocare era sempre bello da avversario, uno stadio caloroso e tifosi straordinari". 
Gruppo ad Avellino: "Il gruppo è nuovo, tutti vogliamo remare dalla stessa parte. Sta venendo fuori un gran bel gruppo. Peccato aver perso Giuliano Laezza, speriamo possa recuperare presto. Siamo coesi, siamo tutti felici di far parte di questo gruppo e possiamo fare delle belle cose. Leader? Non mi sento un leder, uno che deve trascinare, mi sento uno del gruppo, che deve ancora imparare tanto". 
Tre cose che non devono mancare nella vita: "Il calcio, i tifosi, che purtroppo ora mancano ed è brutto giocare con uno stadio vuoto. Soprattutto in queste grandi piazze, i tifosi sono importanti. Infine non deve mancare mia figlia". 
L'idolo: "Ronaldo il fenomeno mi faceva impazzire da ragazzino e ho avuto la fortuna di allenarmi con Ibrahimovic che poi è diventato il mio idolo. Giocatore disponibile, al di là del carattere". 
 

Sezione: Copertina / Data: Gio 22 ottobre 2020 alle 16:45
Autore: Marco Costanza
Vedi letture
Print