L'Irpinia si ferma oggi per il ricordo del terremoto del 1980. A ricordare, tra gli altri, quella giornata, è stato Cosimo Sibilia, attuale presidente della LND all'epoca un ragazzo ventenne, che ricorda quei momenti complicati a Radio Punto Nuovo. 
Queste le sue parole: "All'epoca ero un ventenne e ricordo che quella sera ero in macchina, stavo guidando e pensavo di aver bucato perchè l'auto iniziò ad andare da una parte e dall'altra senza controllo. Alla fine mi resi conto di quello che era successo perchè iniziava a sbucare gente dalle case che urlava. Arrivato a Mercogliano, vidi le case quasi del tutto cadute e capii che era il terremoto. La tragedia fu evidente il giorno dopo, alla luce, con immagini di paesi limitrofi rasi al suolo. Fu una catastrofe". 
Sibilia continua il suo ricordo: "Mio padre all'epoca provò a mettersi in contatto con tutti i calciatori. In molti abitavano con le famiglie proprio a Mercogliano, una sorta di quartier generale dell'Avellino, qualche altro ad Atripalda. Però riuscimmo ad organizzare un raduno e partimmo per il ritiro. Mio padre disse subito alla Lega che voleva continuare, ci era stato proposto di fermarci qualche settimana e invece volemmo subito riprendere, con la morte nel cuore, ma con quella grinta che poi ci permise di superare la tragedia. Trasformammo quei 90 secondi in una carica per ottenere una salvezza leggendaria". 
Attaccamento alla squadra: "All'epoca l'Avellino calcio era il simbolo di un popolo, quello irpino, che si riconosceva nei propri calciatori. Quella squadra seppe riscattare un'intera provincia da tanta morte e lacrime. L'Avellino non rappresentava solo una squadra, ma una fede che con il terremoto divenne ancora più evidente. Era un altro calcio, senza televisioni, senza distacco, era un calcio umano. Tutta la provincia si riconobbe nei lupi in Serie A, in quei 10 anni. Il 23 novembre 1980 rappresenta un punto di svolta per sempre". 
Il terremoto di oggi, il Covid: "E' una tragedia planetaria. Dove va il calcio? Sta cercando di mantenere in tutti i modi la barra dritta, grandi sacrifici. Se riprende il calcio di base, il calcio dei campanili, il calcio dei piccoli comuni, può risorgere l'intero Paese. Il nostro calcio rappresenta la figura sana del calcio italiano. Si spera perchè si possa riprendere quanto prima". 
Riforme del calcio: "Sono d'accordo che bisogna riformare il calcio con un sistema. Tutti devono comprendere che 100 società professionistiche in Italia non sono più sostenibili. Quando tutti lo capiranno si riusciranno a fare riforme e non fare il passo più lungo della gamba. Il Covid poi ha annientato tante società ed è una situazione molto complicata. Le riforme non sono più rinviabili". 

Sezione: Focus / Data: Lun 23 novembre 2020 alle 15:04
Autore: Marco Costanza
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