Pasquale Pane, portiere dell'Avellino, si è raccontato a Un Lupo in Famiglia, format di Prima Tivvù, dove ha parlato di tanti temi, della sua carriera e del momento in casa biancoverde.
Queste le sue parole: "Il rinnovo fino al 2026 è un grande attestato di stima della società. A dire la verità inaspettato. Perchè a 33 anni, ottenere questa fiducia fino al 2026 mi ha lasciato sorpreso, ovviamente in maniera contenta. Ad Avellino sono stato bene fin dall'inizio e mi hanno fatto sentire un giocatore importante, anche quando non giocavo. Credo che il rinnovo sia arrivato non solo per quanto fatto, ma anche per quello che ho fatto fuori ed è questa la cosa che ho apprezzato di più".
Sul rigore parato a Iemmello: "E' stato uno dei momenti personali più belli in assoluto. Parare un rigore al 94' e far sì che la tua squadra porti un punto a casa dopo una rimonta è qualcosa di bello. Sono molto maniacale nello studio dei rigoristi e Iemmello era uno di quelli".
Sull'infanzia: "Sono nato ad Acerra ma ho vissuto a Pozzuoli, anzi Monterusciello, un quartiere, una frazione di Pozzuoli. Famiglia umile, figlio unico. Quando ero piccolo mi buttavo sul letto, facendo il portiere. Non sono mai stato in avanti. La mia passione nasce grazie a Tyson Peruzzi, in quel periodo, metà anni '90, portiere della Juve e io, avendo in famiglia tanti juventini, sono nato con questo idolo di Peruzzi. Oggi non sono tifoso della Juve, non mi reputo un tifoso di una squadra in particolare, se non quella in cui gioco. Simpatizzo magari Napoli. Peruzzi mi piaceva tanto, è stato un idolo, non sono mai riuscito ad incontrarlo. Ma mai dire mai".
La carriera: "Ho iniziato dai 6 anni, dove ho giocato fino ai 16 anni, una bella trafila. Ho giocato tantissimo per strada. Giocavamo sempre sul cemento o terra battuta. Poi su molti siti leggo Monza, ma io passai a Cava, alla Cavese, dove a 17 anni, con Campilongo allenatore, vice era Lello Di Napoli. Ricordo con molto affetto, feci il ritiro con la prima squadra".
Esperienza a Benevento: "Partivo da secondo, poi una serie di infortuni mi fecero conquistare il posto. Feci una ventina di presenze, perdemmo il campionato con la Salernitana, poi i playoff contro il Como".
Poi Mantova: "Ebbi un infortunio importante, dove ho toccato il fondo a livello calcistico, annata che non ricordo con piacere, ma il rapporto con la città fu bello".
Poi l'Akragas: "Mi rimisi in gioco, mi chiama mister Di Napoli con cui siamo molto amici. E' una delle esperienze più belle di cui ricordo. Ci salvammo ai playout con ragazzini di 16 e 17 anni che venivano dalla Primavera".
Poi Siena: "Due anni, perdemmo la finale playoff con il Cosenza di Braglia. Poi con la sconfitta in finale l'anno dopo sono rimasto fuori rosa per alcune divergenze e sono stato fermo 6 mesi".
Sull'Avellino: "Ora posso dire che anni fa sono stato molto vicino all'Avellino. Era l'anno della Serie B con mister Rastelli, che poi andò subito dopo a Cagliari. Io ero al Benevento, fui contattato dalla dirigenza, andammo molto vicino alla firma, ma non se ne fece nulla. Contro ci avevo giocato molte volte, la prima volta fu l'anno del Barletta, 2013, che l'Avellino vinse il campionato. Se non sbaglio proprio a Barletta ci fu una rimonta dei lupi, sotto 2-0 contro di noi, e vinsero, e penso che fu una svolta quella".
Le parentesi successive: "Alcuni prestiti in Eccellenza e Serie D. Esperienze formative, vincemmo campionato e coppa Italia. Esperienze che mi permisero di tornare alla Cavese in Serie C".
Poi il Barletta: "Ho fatto due anni al Barletta, prima esperienza dove si doveva fare un campionato di vertice, anche se non arrivammo ai playoff, arrivammo sesti. Era una squadra con molti giocatori importanti. Ma ci fu un flop. L'anno dopo, con il ds Pavone, e una squadra molto giovane, ci salvammo ai playout contro l'Andria. In una squadra di giovani con oggi che giocano tra Serie A e B".
Altre esperienze: "In C2, all'Ischia, ritrovai Campilongo e ho conosciuto Fabio Tito. Passai poi all'Aprilia, arrivammo tredicesimi, poi fu l'anno della riforma e quindi retrocedemmo. Poi c'è il Benevento nel 2015. Feci una chiacchierata con Di Somma e dopo qualche giorno andai a firmare a Benevento".
La fede: "Sì sono molto credente, avere un gran legame con Dio mi fa sentire più protetto. Sapere di avere alle spalle una protezione, mi fa sentire bene e sono molto sereno qualsiasi cosa faccia".
Il gol di Parisi: "Ricordo quell'errore, ero al Picerno. Mi passarono il pallone, me la portai verso il centro, poi vidi che stava arrivando Parisi, volevo scartarlo, persi la palla. La palla andò laterale, non mi aspettavo che lui calciasse in porta e restai sorpreso. Ma l'errore fu clamoroso. Di quella partita mi ricordo lui e Micovschi che sulle fasce andarono a 2000. E poi Parisi ha fatto la carriera che ha fatto".
Sulla pressione: "Molto raramente leggo il giornale, quando mi capita leggo, non li vado a cercare. Ma ricordo che col Catanzaro, quando parai quel rigore, fui tempestato sui social di tag e complimenti ed è bello. Poi però c'è anche il rovescio della medaglia, quando si fa un errore magari vieni insultato e non sei buono per la causa. Ma è il bello del calcio".
L'Avellino: "La prima stagione la ricordo bene. Ricordo che il Picerno doveva essere retrocesso per illecito sportivo. E ricordo che Di Somma mi fece più chiamate ma non per me, ma per Santaniello. Io però lo sponsorizzavo, e non ha mai chiesto di me. Dopo le tante chiamate, ricordo che la società di diede due giorni liberi. Poi mi richiamò e stavolta era per me e gli dissi dove devo venire a firmare e quando, con mister Braglia che mi aveva approvato. Fu una stagione bellissima, difficile, tra Covid e infortuni. Non stavamo andando benissimo ma ci riprendemmo alla grande. Quella settimana ce l'ho ancora qua, in mente, ma il calcio è fatto di episodi e col Padova ci andarono contro".
La rivoluzione del secondo anno: "La squadra era forte, hanno deciso di fare in quel modo lì. Io credo che anche il secondo anno la squadra era molto forte. Arrivammo quarti, il primo terzi. Purtroppo perdere ai playoff al primo turno ha condizionato i giudizi ovviamente, l'anno prima semifinale, il secondo al primo turno. Ovvio si sia scatenata la contestazione. Non so perchè la prima estate dopo quella semifinale si sia rivoluzionato tanto".
La terza stagione: "Fa piacere che la gente, i compagni, i tifosi, mi stimano. Il rapporto con la gente è bello, non ho avuto problemi con nessuno. Vivo la città. Mi reputo un ragazzo che cerca sempre di dare il massimo e di dare consigli ai giovani, per non farli sbagliare. C'è chi ti ascolta, chi meno. Cerco di dare il mio supporto con la mia esperienza".
Sul futuro: "Mi piacerebbe restare nel mondo del calcio. Sono ancora indeciso, mi piace allenare i portieri ma anche una figura dirigenziale non mi dispiacerebbe".
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