L'Avellino fallisce l'en plein salvezza cadendo nell'ultimo scontro diretto di questo marzo decisivo per il destino irpino, contro una Samp che aveva assoluto bisogno di vincere soprattutto dopo la contestazione dei tifosi ieri a Bogliasco e dopo essere rimasta impantanata in zona playout. La squadra irpina però ha giocato senza timori reverenziali in uno stadio infuocato e che evoca il fascino della A, sostenuto dai soliti instancabili tifosi biancoverdi: non è bastano il settore ospiti a contenerli, una parte di loro ha trovato posto nei distinti di fronte, sostenendo la squadra dal primo all'ultimo minuto. Il pallino del gioco è stato ovviamente nelle mani dei padroni di casa ma la truppa di Ballardini si è comunque sempre difesa con ordine, calma, lasciando veramente poco alle iniziative dei padroni di casa nel primo tempo. Solo un colpo di testa di Viti alzato in corner di Daffara, mentre l'occasione grossa l'ha avuta Sounas chiamando il portiere alla parata di piede. In mezzo tante interruzioni, tanti fischi da parte di Chiffi che punisce ogni minimo contatto spezzettando tanto la partita. Primo tempo che si chiude su uno giusto 0-0.
Nella ripresa entra Biasci al posto di uno spento Pandolfi, mandato in campo dall'inizio un po' a sorpresa da Ballardini, ma la Samp schiaccia il piede sull'acceleratore e trova anche un rigore per fallo di Missori su Cherubini, ma dopo un consulto al Var Chiffi annulla per fuorigioco dello stesso attaccante. Sospiro di sollievo per l'Avellino che prova a imbastire qualche azione ma l'iniziativa è sempre in mano ai doriani. Il gol è nato, a metà ripresa, da una palla persa a centrocampo dall'Avellino che anziché cambiare gioco verso destra si è incaponito in una serie di dribbling, palla a Brunori che prima si è fatto murare da Simic, poi ha ripreso palla e ha infilato il secondo palo con un preciso tiro a giro. L'Avellino ha sbandato e dopo neanche dieci minuti ha subito la rete del raddoppio con Palma di testa. Sotto 2-0 a dieci minuti dalla fine la montagna da scalare si è fatta troppo ripida, eppure la reazione c'è stata con la bella giocata di Tutino, subentrato da poco, che ha smarcato Sala al cross, colpo di suola di Biasci e palla sul palo più lontano. La Samp ha rivisto i fantasmi ma si è compattata e ha difeso con grinta fino alla fine, supportata dalla bolgia di Marassi.
Una sconfitta che ci può anche stare in casa della Sampdoria, in un momento in cui come detto i padroni di casa dovevano a tutti i costi vincere e in cui l'Avellino aveva solo da guadagnarci, dopo tre vittorie consecutive e dopo aver visto i playoff a una distanza di schioppo. Peccato solo non averla giocata con la spregiudicatezza e la serenità di chi non aveva nulla da perdere ma un po' troppo contratti, timidi, forse intimoriti da uno stadio che non si incontra tutti i giorni in B, magari con la speranza di pensare prima a non prenderle e portare a casa almeno un punto. Che sarebbe stato sicuramente un ottimo risultato e l'ottimo coronamento di un marzo quasi perfetto, chiusura ideale dopo le tre vittorie consecutive. Ma quando stai troppo rintanato, quando offri il fianco all'avversario, e non riesci a tenerlo lontano costruendo occasioni da gol, come è capitato nel secondo tempo, il gol può sempre arrivare. E così è stato, con il suddetto errore a centrocampo che ha stappato la partita e liberato anche mentalmente la Sampdoria, che forte delle sue qualità tecniche ha poi chiuso la gara.
Peccato, si sarebbe potuto chiudere queste mese trasformando la classifica radicalmente, ma non cancella sicuramente il percorso fatto fin qui, come ammesso anche da Ballardini in conferenza stampa. Si ripartirà, dopo la sosta, comunque dalla consapevolezza nei propri mezzi, dimostrati per oltre un'ora anche a Genova, ma sapendo anche che non si è fatto ancora nulla, come ha voluto sottolineare anche Ballardini in chiusura di conferenza. Bene il percorso, bene essere vicini al traguardo ma guai ad abbassare la guardia. Finchè l'obiettivo non sarà centrato.
Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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