E così, come era ormai chiaro dalla giornata di ieri, Davide Ballardini lascia Avellino. Per qualcuno a sorpresa, io personalmente non sono mai stato realmente convinto della volontà del tecnico di prolungare il suo rapporto con la società. Certo ci ho sperato, come tutti vista l'esperienza e il curriculum di un allenatore che anche in Irpinia ha dimostrato le sue capacità portando la squadra dal 13esimo all'ottavo posto, ma se fosse stato realmente attratto dal progetto Avellino non avrebbe messo giugno come termine dopo il quale rivalutare il da farsi. Avrebbe cercato subito un contratto pluriennale, anche per garantirsi un impegno e un ingaggio più lungo e costruire qualcosa di importante ad Avellino. Invece Ballardini ha accettato la proposta del presidente D'Agostino per rimettersi in pista, ha accettato di ripartire da quella B in cui ha allenato poco sapendo di poter ambiare a qualcosa di più importante, sperando di mettersi in mostra e ricevere la tanto agognata chiamata dalla massima serie.
In conferenza ha rivelato di non aver avuto ancora alcuna chiamata, né dalla A né dall'estero, e di essere consapevole di correre il rischio di restare ancora fermo per i prossimi mesi, personalmente penso che un minimo approccio da parte di squadre di A deve esserci stato per rinunciare a un progetto in cui lui stesso ha ammesso di essersi trovato bene, in una piazza che lo ha accolto e amato da subito, e in cui tutto sommato lascia un buon ricordo. Se l'ambizione, giustissima e legittima, è quella di allenare in A, ma non hai chiamate al momento, provi quantomeno a costruirti questo percorso con la società che ti ha ingaggiato prospettandoti peraltro un percorso di crescita. Se piuttosto che provare a riportare l'Avellino in A, rischi di restare fermo, due sono le ipotesi: o hai già un contatto per allenare da subito in A, o il progetto prospettatoti non si sposa con le tue richieste.
E anche in questo secondo caso l'allenatore ha detto di aver stoppato subito ogni discorso con la proprietà mettendo davanti a tutto la volontà di non proseguire in serie B, a prescindere di quali sarebbero stati gli investimenti sulla squadra, sulle strutture, sul personale. Il tempo ci dirà se davvero si tratta solo della volontà di tenersi libero per un'ambita chiamata o se invece non ha intravisto nel progetto Avellino la possibilità di ritrovare, in biancoverde, quella A tanto desiderata. Anche perché, a specifica domanda, il tecnico ha risposto che "No, non ci sono i presupposti per ritrovare ora la massima serie con l'Avellino". Ed è anche giusto: la volontà da parte del presidente D'Agostino c'è tutta, sempre espressa, ma è un percorso graduale che va fatto senza bruciare le tappe, con i suoi errori e i suoi aggiustamenti, consolidandosi piano piano, mentre Ballardini la A la vuole subito. Questo in sintesi.
Ci sentiamo comunque di ringraziare Ballardini per questi 4 mesi ad Avellino, e dai primi commenti anche il sentimento che prevale nella piazza è quella di gratitudine, Ballardini resterà ricordato con affetto come è stato anni fa con Papadopulo, con Tesser, con il primo Rastelli. Ballardini rientrerà nella schiera degli allenatori che lasceranno un buon ricordo di sé per i modi sempre pacati, per la professionalità che ha portato in un ambiente non più abituato a un tale livello di perfezionismo, per il modo di comunicare e rapportarsi. Una brava persona, dentro e fuori dal campo, sincera e schietta, che ha conseguito risultato importanti sul campo e ha conosciuto un territorio che lui stesso ha confermato di non conoscere prima, ma che gli resterà nel cuore.
Si va avanti, la società avrà ora il compito di scegliere il suo successore, non sarà facile trovare qualcuno dello stesso livello libero ora o a breve, ma l'impressione, come ha detto velatamente anche Aiello in conferenza, è che si privilegerà ancora la via dell'esperienza con il campionato di B. Dopo il passaggio da Biancolino a Ballardini, dopo un salto così alto da un allenatore emergente a uno fortemente navigato, si è letta la volontà della società di affidarsi ad allenatori che abbiano già fatto per più anni questa categoria, se non la A, per contribuire alla crescita di tutto il progetto. Che sia un profilo giovane o meno giovane non è importante, ha detto Aiello, così come il modulo, che sarà discusso insieme all'allenatore e di conseguenza il mercato sarà orientato a questo. Può essere un allenatore già libero che si è già proposto o qualcuno ancora impegnato tra playoff e playout. Il margine di tempo è più ampio rispetto a quello di un cambio in corsa sicuramente, ci si può permettere di aspettare e scegliere con calma, ma fino a un certo punto, visto che c'è un ritiro da scegliere e un mercato da far partire. Compresi i rinnovi: al nuovo allenatore la patata bollente di scegliere i destini dei vari Favilli, Insigne, Pandolfi e gli altri in scadenza.
E' probabile che nell'arco di una-due settimane le riserve saranno sciolte e si darà il via ufficiale alla nuova stagione. Siamo certi, però, che anche senza Ballardini il progetto Avellino, come lo ha chiamato Aiello, continui, ambizioso come prima, solo con un altro condittiero. L'abbandono di Ballardini non ridimensiona un progetto che sta andando nella direzione voluta, che ha portato ai playoff al primo anno di B e che ora ci auguriamo cresca con un mercato all'altezza. E poi come sempre solo il campo, il nuovo campionato, sapranno dirci se le scelte fatte saranno state corrette.
Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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