Ospite di Linea Verde Sport su Irpinia Tv questa sera è stato mister Fabio Gallo, autore della grande rimonta del Foggia che è passato dalla zone playout al quarto posto in classifica, prima delle dimissioni dello stesso Gallo che ha lasciato il posto a Mario Somma, dimissionario a sua volta dopo la sconfitta di domenica scorsa. “Quando sono arrivato a Foggia ho trovato una situazione di mancanza di autostima, una squadra penultima in classifica e su questo ho provato a lavorare – ha detto Gallo -. Ho cambiato subito modulo di gioco capendo dalla prima partita che non andava bene, la gara successiva avevamo il Crotone, partita difficilissima ma abbiamo vinto e da lì abbiamo fatto sette risultati utili consecutivi, 5 vittorie e due pareggi.
Penso che che la comunicazione sia importante, essere schietti e sinceri, dire le cose come stanno senza tanti giri di parole perché a volte noi allenatori ci perdiamo in tanti giri di parole, invece bisogna parlare in maniera diretta e semplice, farsi capire da tutti. A volte sottolineare un errore non è una critica ma analizzare l'errore ti fa capire come correggerlo.
L'Avellino? Ha in rosa nomi importanti, sicuramente non mi aspettavo questo campionato ma da fuori non posso sapere cosa succede, bisognerebbe allenare questi calciatori per capire cosa non va”.
Il mister risponde poi alle domande dei tifosi: “Ognuno al suo posto con le sue competenze non può che aiutare la programmazione, a volte è una parola abusata ma vuol dire che il Catanzaro e l'Alessandria ci hanno messo 3 anni a salire di categoria, ognuno deve avere una sua qualità ed essere messo al posto giusto per fare quel tipo di lavoro. Bisogna parlare chiaro, se si dice programmazione in tre anni non si può cambiare allenatore dopo 5 partite o cambiare 20 giocatori a fine stagione. Se credi in uno staff, a meno che non ci sia un disastro, devi portare avanti il progetto. In Italia so che siamo abituati più a distruggere che a costruire, ci dev'essere chiarezza e coesione tra tutte le parti. Il ds deve portare l'allenatore e collaborare con lui e rispettare le esigenze dell'allenatore.
Il modulo giusto per l'Avellino? Io quando sono arrivato a Foggia ho trovato una squadra che giocava con 4-2-3-1, secondo me troppo sbilanciata perché prendeva troppi gol e ne segnava pochi. Ho cercato di riequilibrare la squadra curando meglio la fase difensiva, ho anche adattato calciatori in ruoli non loro perché per me potevano dare qualcosa in altre posizioni e così è stato.
Michele Marconi lo conosco bene non solo perché abitiamo vicini a Bergamo ma perché è cresciuto nel settore giovanile dell'Atalanta. Lo volevo anche a Foggia, l'ho chiamato ma lui mi ha detto che in C sarebbe sceso solo a fine mercato, provando prima a giocarsi le sue carte in B, poi è finito all'Avellino. E' un giocatore d'area di rigore, bravissimo di testa, sa riempire l'area, ma se non viene servito nella maniera giusta può far fatica a far vedere le sue caratteristiche. Ma da fuori non posso commentare, tra l'altro Rastelli è un mio amico, abbiamo fatto il corso insieme, non mi permetterei mai di giudicare il lavoro di un collega che sta dando il massimo”.
Sulla presunta pressione della piazza: “La personalità devi averla, ai miei giocatori a Foggia dicevo se sei stato scelto per giocare qui le pressioni sono parecchie ma se sei stato scelto puoi gestirla soprattutto se non sei un giovane. Le pressioni si sentono in alcune piazze, la storia parla e devi anche rispettare questa storia e non andare a infangarla ma anzi scrivere qualcosa di nuovo. Io credo che i giocatori scelti per giocare ad Avellino abbiano qualità per sopportare certe pressioni”.
Infine sul futuro: “Chiaramente ho voglia di tornare ad allenare, e farlo in una piazza ambiziosa perchè da calciatore sono stato abituato a non pormi limiti: Avellino, Crotone, Catanzaro, Reggiana, Padova, sono tante le piazze importanti in cui allenerei”.
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