L’Avellino riparte dall’esperienza e dal pragmatismo di Davide Ballardini, tecnico romagnolo classe 1964, chiamato a guidare i lupi in una fase delicata di questo campionato di Serie B. Allenatore navigato, abituato a lottare per obiettivi concreti, Ballardini rappresenta una scelta di solidità e conoscenza profonda del calcio italiano. La società irpina, dunque, passa se vogliamo, da un eccesso all'altro, dall'esordiente Biancolino a un tecnico espertissimo. Ravennate, allievo di Arrigo Sacchi, Ballardini porta in Irpinia esperienza, poche parole ma tanto lavoro. 

Soprannominato Mr. Wolf (come il personaggio di "Puilp Fiction" chiamato a risolvere problemi), perchè è stato protagonista di imprese clamorose e salvezze impossibili, in Serie A. Al Genoa, in particolare, subentrato 4 volte, ha portato i grifoni 4 volte alla salvezza. 

Dopo una distinta carriera da calciatore, inizia ad allenare nei primi anni 90. Dopo le prime esperienze nel settore giovanile del Cesena FC e in Serie C (primo club professionistico è stato la Sambenedettese), Ballardini si mette in luce sulle panchine di Cagliari Calcio e Palermo, conquistando salvezze pesanti e valorizzando diversi talenti. 

La sua carriera lo porta poi a guidare club storici come la Lazio (dove vince una Supercoppa Italiana nell'agosto 2009, contro l'Inter di Mourinho che avrebbe vinto il Triplete), il Bologna, e come detto, soprattutto con il Genoa ottiene risultati clamorosi, squadra con cui costruisce un legame particolare, subentrando più volte e riuscendo spesso a raddrizzare stagioni complicate.

Negli anni più recenti ha allenato anche la Cremonese, confermandosi tecnico da missioni difficili, capace di dare identità in poco tempo e con il Sassuolo. Non allena in  Serie B da molti anni.

Ballardini è un allenatore pragmatico. Da calciatore è stato un centrocampista centrale, è stato al Cesena per 7 anni, società che all'epoca aveva Arrigo Sacchi allenatore della squadra Primavera ed Osvaldo Bagnoli tecnico in prima squadra, due personaggi che lo influenzeranno nella sua futura carriera da allenatore. Predilige sistemi equilibrati, spesso il 4-3-1-2 o il 3-5-2, con grande attenzione alla fase difensiva e alla compattezza tra i reparti. Le sue squadre non sono spettacolari ma sono ordinate, fisiche e mentalmente solide. 

Il suo punto di forza è la gestione del gruppo: uomo diretto, schietto, poco incline alle luci della ribalta, ma molto rispettato dai calciatori. Non ama le rivoluzioni tattiche estreme, bensì costruire certezze. Si fa amare dalle piazze dove arriva. Basti leggere commenti di tutti i suoi ex tifosi, Genoa su tutti, che commentano con grande positività l'arrivo del tecnico ravennate ai piedi del monte Partenio. 

All’Avellino Ballardini porta: esperienza da Serie A e Serie B, fondamentale in un campionato lungo e logorante. Mentalità da battaglia, ideale per una piazza calda come quella irpina. Organizzazione difensiva, base su cui costruire risultati, gestione della pressione, maturata in contesti complessi.

Per una società che punta a stabilità e crescita, il suo profilo garantisce affidabilità. Non è un allenatore “di moda”, ma è uno che conosce il mestiere e sa come portare punti.  In una piazza passionale come Avellino, dove il calcio è identità e orgoglio, Ballardini arriva con l’obiettivo di dare equilibrio e concretezza. Per lui, contratto fino a giugno, con opzione per anni successivi in caso di salvezza. La voglia di programmare, in casa biancoverde, è la parola d'ordine. I tifosi chiedono risultati e identità e rispetto per la maglia: il tecnico romagnolo sa che la prima missione sarà creare un gruppo solido, pronto a lottare su ogni pallone. E in Irpinia, si sa, chi lotta viene sempre rispettato. 

Comincia quindi l'era di Mr Wolf, Ballardani, nella terra dei lupi, un legame che era scritto nel destino. 

Sezione: Copertina / Data: Mer 18 febbraio 2026 alle 15:30
Autore: Marco Costanza
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