Introduzione

È una sconfitta che pesa e che costa la panchina a mister Biancolino. L'Avellino gioca una delle peggiori partite dell'anno, non crea quasi mai, non subisce tanto ma alla prima vera occasione capitola grazie alla perfetta conclusione all'85' di Brugman all'incrocio. 

Fase di possesso

L’Avellino parte con il solito 3-5-2, cercando costruzione dal basso e sviluppo laterale. La circolazione è ordinata, ma con passaggi non sempre precisi e un controllo territoriale a fasi alterne.

La squadra arriva poco nella metà campo avversaria e quando lo fa fatica a trasformare il possesso in attacchi realmente incisivi. Quando i biancoverdi entrano in area molte conclusioni arrivano da posizioni non pulite o con difesa schierata.

Il dato che racconta tutto: l’Avellino produce più expected goals dell’avversario e costruisce l’occasione più grande della partita, ma concretizza pochissimo.

Fase di non possesso

Senza palla l’Avellino lavora bene. Il pressing è organizzato e consente recuperi alti e continui. Il Pescara fatica a costruire gioco pulito e spesso si affida a palloni sporchi, seconde palle o conclusioni da fuori.

La linea difensiva regge bene e concede poche occasioni vere. Il problema nasce più nella gestione dei momenti della gara: quando il ritmo cala, la squadra tende ad allungarsi e perde compattezza tra i reparti.

Transizioni

Qui emerge uno dei limiti principali della gara.

L’Avellino recupera palloni in zone interessanti ma raramente attacca in verticale con immediatezza. Le transizioni offensive sono lente, permettendo al Pescara di rientrare e difendere con blocco basso.

Il Pescara invece resta in partita proprio grazie alle transizioni sporche e alle situazioni di rimbalzo. Il gol nasce da una fase in cui l’Avellino è lungo e meno protetto centralmente.

Momenti chiave

37’: enorme occasione per Missori da dentro l’area, probabilmente la più grande della gara.

63’: Biasci sfiora il gol di testa su sviluppo laterale.

85’: Brugman segna con una conclusione dalla distanza che sorprende la difesa e decide il match.

Punti di forza

Possesso palla leggermente superiore

Pressing organizzato e recuperi alti frequenti

Difesa schierata

Criticità

Mancanza di concretezza negli ultimi metri

Ritmo offensivo spesso prevedibile

Squadra che nella ripresa tende ad allungarsi

Poca incisività nelle transizioni offensive

Conclusione

La partita contro il Pescara racconta di una squadra involuta, che produce sempre meno, continua a subire tiri in porta e gol. Una squadra sfilacciata e col problema cronico del gol se Biasci non segna, una squadra di cui Biancolino ha ormai perso le redini.

Dal campo ai numeri

Statistica                Avellino           Pescara

Possesso palla:        56%                 44%

xG:                           1.12                 0.69

Tiri totali:                    11                    16

Tiri in porta:                2                      3

Corner:                       6                      4

Passaggi riusciti:      332                  218

Precisione passaggi: 82%                82%

Recuperi nella metà

campo avversaria:     24                    27

Formazioni ufficiali

Avellino (3-5-2)

Daffara; Cancellotti (64’ Palumbo), Šimić, Enrici, Missori, Sounas (76’ Russo), Le Borgne (46’ Palmiero), Besaggio, Sala, Biasci (76’ Insigne), Patierno (60’ Pandolfi)

Pescara (4-3-3)

Desplanches (34’ Saio), Letizia (78’ Gravillon), Capellini, Bettella, Cagnano (78’ Berardi), Dabo, Valzania, Caligara (29’ Brugman), Olzer, Meazzi, Di Nardo

Sezione: Tra le Linee / Data: Mar 17 febbraio 2026 alle 14:45
Autore: redazione TuttoAvellino / Twitter: @tuttoavellinoit
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