Comincia un'altra settimana difficile per l'Avellino, la quarta di fila senza vittorie. E' esattamente un mese che l'Avellino non vince, da quel 3-1 al Crotone del 5 febbraio scorso che sembrava rilanciare la squadra verso altri traguardi, e che invece ha segnato l'inizio del declino. Paradossalmente, nonostante il risultato rotondo, la sconfitta di Catanzaro è quella che fa meno male delle quattro. Un po' perché preventivabile nell'economia di un campionato, contro la capolista che si presentava a questa sfida con 40 punti in più; un po' perché l'Avellino ha condotto una buona gara per almeno 50 minuti, è passato in vantaggio, si è fatto pareggiare ma è rimasto in partita fino alla dubbia espulsione di Auriletto. L'imbarcata è arrivata solo nei minuti finali, quando la squadra aveva ormai tirato i remi in barca.
Di certo c'è che la partita l'ha condotta il Catanzaro, dall'inizio alla fine, come era prevedibile ma Rastelli ha comunque presentato la squadra in campo in maniera accorta, sicuramente non propositiva perché si è limitata a coprire e a ripartire, ma contro il Catanzaro era questo il tipo di partita da fare. Lo stesso Vivarini ha ammesso di aver avuto difficoltà a trovare spazi per tutto il primo tempo, ma quando poi le prime brecce si sono aperte, il Catanzaro a dilagato.
E' più il tempismo ad allarmare: se fosse capitata in un altro momento dell'anno la sconfitta di Catanzaro sarebbe stata archiviata come normale tappa di un percorso; arrivando dopo tre sconfitte, non fa che acuire e ingigantire i problemi che ha questa squadra. Problemi difensivi in primis, perché anche a Catanzaro gli attaccanti del Catanzaro, specie nella ripresa, hanno saltato con troppa facilità l'uomo; problemi offensivi, anche se Marconi ha ritrovato il gol, si è poi costruito veramente poco per riprovare a far male; problemi a centrocampo, sia in fase di costruzione che di interdizione, e lo stesso Rastelli ha ammesso che i vari acciacchi che hanno interessato questo settore hanno inciso anche su questa gara.
Registriamo anche la riproposizione del 3-5-2 da parte di Rastelli, che forse ha deciso di anticipare definitivamente il ritorno a quel modulo che sicuramente avrebbe cominciato a mettere in campo dal prossimo ritiro estivo, e che permette alla squadra di stare più compatta, come si è visto nel primo tempo di Catanzaro, e avere due punte più vicine, anche se Russo ha poi svariato su tutto il fronte d'attacco fungendo da supporto attorno all'unico terminale offensivo, Marcone. Di certo Ricciardi e Tito si sono mostrati per quello che abbiamo sempre sostenuto: ottimi in fase di spinta, e quindi la posizione di quinti calza meglio di quella di terzini, non altrettanto in fase di copertura. Modulo che dovrà essere rivisto e rivalutato in altre partite, maggiormente alla portata.
Parlavamo del calendario: l'aver perso a Catanzaro dopo tre sconfitte consecutive ha sicuramente amplificato un momento di crisi, e il calendario non propone partite migliori, visto che domenica arriva il Foggia in ottimo forma e che ha agguantato il terzo posto, insieme al Pescara. Ma ora l'Avellino dovrà sfruttare il fattore campo, cosa non riuscita nelle ultime due sconfitte consecutive al Partenio, contro Foggia appunto, Giugliano (tecnicamente in casa dei napoletani) e Picerno. Fortunatamente le altre non stanno facendo meglio, i playoff sono ancora a -1 e i playout a +5, tempo per rientrare nella griglia playoff c'è ancora, anche se viene da domandarsi con che spirito e stato di forma arriverebbe l'Avellino a un minitorneo che vede primeggiare una sola squadra su 27.
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