Puoi cambiare allenatore, modo di giocare, interpreti, ma se la struttura di squadra resta quella, ti porti dietro anche i vecchi problemi, che nel caso dell'Avellino si chiamano "gol". L'Avellino ha il peggior attacco del campionato dietro solo alla Turris, solo tre gol segnati in sei gare. E' l'unica squadra del girone C a non aver ancora vinto una partita dopo sei giornate, insieme al derelitto Taranto, in piena crisi societaria. Un Avellino malato che sicuramente in due giorni Biancolino non poteva far risorgere, al massimo provare a dare qualche nuova idea di gioco, qualche consiglio diverso ai ragazzi, e soprattutto portare la sua esperienza e il suo carisma in uno spogliatoio in cui sembra ancora mancare un vero leader, che si faccia carico delle difficoltà della squadra e suoni la carica.
E Biancolino qualche scossone ha provato a darlo: ha cambiato modulo abbandonando il 3-5-2 di Pazienza e abbracciando il "suo" 4-3-1-2 che usa in Primavera, ha dato fiducia a un giovane talentuoso della sua giovanile come Mutanda, sostituito poi da un altro giovane di belle speranze come Campanile nel finale. Ha fatto di necessità virtù con le varie assenze di Patierno, Tribuzzi, Russo, Armellino, Rocca, schierando D'Ausilio dietro le punte Redan e Gori. E l'Avellino è sembrato anche in palla, creativo, voglioso di giocare e di vincere. Ha creato, ma ha sbagliato tanto, troppo. E qui torniamo al problema del gol, che più passano le giornate più emerge come il vero tallone d'Achille di questa squadra. Se Biancolino ha dato una prima parvenza di gioco a una squadra apparsa finora piatta e anonima, non ha potuto fare miracoli sui piedi dei giocatori. Redan ha fallito due gol a tu per tu col portiere, D'Ausilio ha sfiorato il palo, Rigione ha calciato sul portiere, Vano due volte di testa ha mancato il bersaglio, la seconda a porta spalancata. Qui un allenatore può fare ben poco.
Emergono i limiti di una rosa sulla carta forte, che però si è affidata forse troppo solo ad alcuni uomini che stanno mancando. Patierno in avanti, Armellino in difesa, Sounas in mediana, Tribuzzi sull'esterno. Diciamo la verità, oltre al riconfermato bomber dello scorso campionato e all'esperienza di Armellino, erano stati questi i principali colpi di mercato estivi, affiancati da elementi utili in caso di bisogno come Redan, Vano, Enrici, Cancellieri. Ma con Patierno fermo ai box, Armellino assente da due partite (si spera per poco), Tribuzzi infortunato dalla prima giornata, Sounas ancora non al massimo delle sue possibilità, Russo squalificato, diventa una squadra normale, e chi gioca palesa tutti i suoi limiti. Ma una squadra che vuole vincere il campionato, chr è arrivata in semifinale playoff solo pochi mesi fa, non può collezionare zero vittorie in sei giornate, ma neanche una squadra che deve salvarsi.
Biancolino non potrà certamente essere giudicato da questa partita, in cui intervengono come detto tante variabili, dagli infortunati agli errori individuali, ma contro il Foggia, se mancherà ancora la vittoria, allora sarà campanello d'allarme in casa Avellino. Non tanto per la scelta dell'allenatore, che resti Biancolino o se ne cerchi un altro, quanto per la classifica, che sta diventando una montagna sempre più alta da scalare. Provando a guardare il bicchiere mezzo pieno, salviamo l'atteggiamento e l'impegno della squadra, ma senza gol diventa dura andare avanti.
Autore: Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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