Non aveva mai vinto fuori casa in questo campionato il Pescara, aveva la peggiore difesa del campionato eppure in campo la differenza con un Avellino che da inizio stagione ha sempre visto da lontano le zone pericolose della classifica non si è vista. Anzi, la squadra di Gorgone ha prodotto più di quella biancoverde, ha segnato un gol all'82' con un gran tiro di Brugman all'incrocio e non ha mai subito tiri in porta. Basta questo dato per far capire l'involuzione dell'Avellino nelle ultime giornate, soprattutto nel girone di ritorno sembra di vedere un'altra squadra, involuta nel gioco e nel carattere. Quel carattere che tante volte avevano portato a ribaltare situazioni difficili, su tutte le vittoria di Carrara in inferiorità numerica, a recuperare partite difficili e a vincere scontri sulla carta impossibili. Invece, esclusa il sussulto contro il Cesena con la tripletta di Biasci, si è visto un Avellino sempre sconfitto nel girone di ritorno. Passi la difficoltà di affrontare il Monza allo U-Power, dove comunque la squadra si è ben espressa per 70', passi la sconfitta contro una squadra che lotta per la promozione come il Frosinone (anche se ci sarebbe da discutere sul come si è perso) ma prestazioni come quelle contro lo Spezia, la Carrarese, e in ultimo il Pescara restituiscono una squadra che è in grossa difficoltà, su tutti i fronti.
E' quasi la peggior difesa dopo il Pescara (che però ha vinto lo scontro diretto), è una delle squadre che subisce di più e che nel girone di ritorno produce meno in fase offensiva. Una squadra che nel girone di ritorno ha il peggior rendimento. E ora la zona playout comincia davvero a spaventare: dopo l'ultima giornata i punti di vantaggio si sono ridotti a 3, e domenica prossima c'è un altro scontro diretto, stavolta contro la Reggiana che oggi ha pareggiato a Empoli e che vincendo aggancerebbe proprio i biancoverdi. Ma con questo atteggiamento, con questo stato mentale, questo schema tattico, ora questo scontro diretto fa davvero paura. Nel momento in cui scriviamo la società non ha ancora preso alcuna decisione sul futuro dell'allenatore, probabilmente lascerà passare la notte ma così come abbiamo difeso e lodato l'allenatore napoletano nella prima parte di stagione, così arrivati a questo punto ci sentiamo di dire che un cambio di rotta si rende necessario. Per dare una scossa all'ambiente, per provare a recuperare una situazione che si sta facendo difficile, perché l'allenatore non gode più del supporto della piazza, che lo ha fischiato pesantemente a fine partita.
Come si suol dire, in questi casi paga sempre l'allenatore, anche perché è lui che mette in campo i giocatori e sceglie chi far giocare e in che modo. Ma ci sarebbe da discutere anche sul mercato di gennaio che sembra aver rotto qualcosa in un gruppo che si stava esprimendo bene fino a quel momento. Da capire il motivo di prendere tanti attaccanti, tre trequartisti (quando la squadra gioca col 3-5-2) e non riuscire mai a tirare in porta. Tolto Biasci, che sta vivendo un anno di grazia ma non può tirare da solo la carretta e lo si è visto nelle ultime due partite, lui che non è mai stato un bomber per caratteristiche, dietro c'è il vuoto assoluto. Difatti i fischi e gli sfoghi della Sud a fine partita hanno riguardato anche il ds Aiello, che quantomeno ci ha messo la faccia a fine partita nonostante il silenzio stampa, confermando che saranno ore di confronto ma ovviamente senza sbilanciarsi in nessuna direzione.
Favilli era una scommessa, persa già dopo il primo infortunio, e probabilmente non lo vedremo mai in campo; Patierno in B sembra un pesce fuori d'acqua, Lescano utilizzato poco e veduto frettolosamente in C dove ha ricominciato subito a segnare, Crespi partito da titolare e poi ceduto in C, Tutino impalpabile in attacco, Pandolfi non è certamente un ariete da doppia cifra, Insigne e Russo utilizzati col contagocce e poco incisivi quando entrano, D'Andrea dimenticato, Sgarbi viene da tre anni da dimenticare e lo si è visto contro il Frosinone... Così diventa davvero difficile pensare di far male all'avversario se non ti capita qualche occasione fortunata o trova la via della rete qualche altro calciatore di altri reparti, come è successo più volte.
Quantomeno, come si diceva, Aiello ci ha messo la faccia, sarebbe stato paradossale che nessuno della società si prendesse delle responsabilità in questo momento difficile: ha chiesto scusa per la prestazione ma ha 'girato attorno' alla questione allenatore perché chiaramente non c'è stato ancora un summit vero e proprio in cui decidere cosa fare, anche se ha confermato che ci sarà, e ha fatto il 'pompiere' come in altre occasioni ribadendo che l'Avellino è ancora in zona salvezza. Sicuramente lo è, e tante volte da queste colonne abbiamo richiamato all'equilibrio quando magari si volava troppo alto (anche nelle parole del presidente che evidentemente non conosce a fondo la realtà della serie B) o quando ci si allarmava per qualche sconfitta di troppo, ribadendo che l'Avellino da matricola deve solo salvarsi. Ma effettivamente l'involuzione delle ultime gare e i risultati nel girone di ritorno fanno sicuramente suonare un campanello d'allarme, ed è normale preoccuparsi per il prosieguo del campionato.
Vedremo cosa ci riserveranno le prossime ore, di sicuro diventa cruciale la partita di Reggio Emilia per riportare un po' di serenità. E chissà chi siederà in panchina in quella occasione...
Autore: Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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