Non vincere questa partita sarebbe stato un delitto, non soltanto perché la classifica si sarebbe fatta veramente pericolosa (e le vittorie di Entella a Bolzano e Spezia 4-2 in rimonta sul Monza hanno ulteriormente complicato la zona salvezza) ma soprattutto per il tipo di partita fatta. L'Avellino ha praticamente dominato il Padova, sembrava di rivedere la gara di quattro giorni fa a Venezia ma a parti invertite, non eravamo neanche più abituati a vedere un Avellino così arrembante e deciso in campo. Forse solo nella prima metà di stagione sotto la guida di Biancolino, poi il gioco si era involuto e l'intensità quasi svanita, e anche le prima uscite sotto la guida di Ballardini non avevano entusiasmato più di tanto. Stavolta, arrivati con l'acqua alla gola e umiliati dal 4-0 di Venezia, i biancoverdi si sono finalmente svegliati: finalmente si è vista in campo quell'intensità, quell'aggressività, quella pressione chiesta più volte dal tecnico, anche in conferenza. Nei primi cinque minuti l'Avellino ha costruito almeno tre palle gol, per contare alla fine quasi venti tiri in porta contro cinque. Purtroppo le scelte sbagliate in zona gol (vedi l'occasione per Patierno dopo pochi minuti che poteva servire Biasci o il colpo di testa di Sounas), la sfortuna (vedi il palo di Biasci) o le chiusure avversarie stavano indirizzando ancora una volta verso lo 0-0 una partita che di 0-0 aveva ben poco per volume di gioco e occasioni create. Ci ha pensato Russo a tempo ormai scaduto a riportare giustizia in campo.
Ballardini alla fine tra le due opzioni ha deciso di tornare alla difesa a quattro: inutile insistere sul modulo precedente senza ottenere grossi risultati, tanto valeva svoltare subito e la svolta si è vista subito. Squadra pimpante, atteggiamento giusto, assetto quadrato ed equilibrato. Dietro con Izzo e Simic l'Avellino non ha ballato quasi mai, tranne in qualche tentativo di contropiede di Lasagna sempre ben contenuto, Palumbo da trequartista ha legato perfettamente il centrocampo con l'attacco, monumentale la partita di Sala sulla sinistra, bene in fase di spinta Cancellotti dall'altra parte. Biasci ispirato, peccato per quel palo sul tiro a giro e per non essere stato servito a dovere da Patierno prima e Sounas poi. Russo come spesso è accaduto in passato poi, è entrato e ha spaccato la partita, saltando più volte l'avversario e segnando il gol vittoria che lo ha fatto commuovere. Difesa alta, Izzo ha praticamente agito quasi da regista arretrato, facendo spesso ripartire l'azione dai suoi piedi. Insomma una squadra trasformata in pochi giorni sia sotto il piano tattico sia caratteriale, una squadra rinata che si è ritrovata proprio nel giorno più importante, arrivata quasi all'ultima spiaggia, vincendo il primo di quattro scontri diretti per la salvezza.
Ora non bisogna perdersi anche perché le altre non mollano: la zona playout è distante ancora 4 punti grazie alla vittoria dello Spezia sul Monza e all'inattesa vittoria dell'Entella sul campo del Sudtirol, Entella che sarà il prossimo avversario dell'Avellino a Chiavari, prima di affrontare il Sudtirol al Partenio ancora in infrasettimanale. Ma bisogna ripartire da questo atteggiamento, da questa voglia di fare e vincere la partita, perché l'Avellino ha dimostrato di avere le qualità per poterlo fare, e magari riacquistare nuovamente consapevolezza nei propri mezzi, che sembrava smarrita nel girone di ritorno. Ballardini finalmente sta facendo vedere la sua mano sulla squadra, ma questo deve essere solo un punto di partenza, in un percorso verso la salvezza che è ancora lungo e tortuoso.
Autore: Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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