Massimo Rastelli, ex allenatore dell'Avellino, è intervenuto alla trasmissione "Tifare Avellino è uno stile di vita", parlando di tante curiosità, del campionato dei lupi, del passato e della sua carriera.
Queste le sue parole: "La gavetta serve sempre, l'ho fatta sia da calciatore che da allenatore. La gavetta è fondamentale per crescere, per fare esperienza, anche commettendo errori, per imparare poi a non farne altri".
Il campionato dell'Avellino: "Ottimo, ha avuto un handicap iniziale, con il Covid, ora sta facendo molto bene. L'Avellino con i numeri è in linea con un campionato di vertice e un cammino promozione, se paragonato agli altri gironi. Purtroppo non si è fatto i conti con la Ternana che ha ammazzato il campionato, sta facendo un cammino devastante, unica imbattuta in Europa e quindi c'è solo da applaudire".
Presenza di under in rosa: "Io parlo della mia esperienza ad Avellino, nell'anno della promozione del 2013, dove c'era un obiettivo biennale di vincere il campionato e allo stesso tempo valorizzare giovani di talento, che all'epoca erano Zappacosta, Angiulli e Panatti. E' chiaro che giocare per forza con 4 under e voler arrivare primi era difficile, perchè al momento non erano ancora pronti. Da quando poi feci giocare meno Panatti, che era il meno pronto, e dare risalto a Zappacosta e Angiulli, poi iniziammo un percorso importante che tutti conosciamo".
Non capitalizzate alcune occasioni in carriera: "Nel calcio la categoria degli allenatori è la più strana. Ci sono quelli a cui viene messo tutti su un piatto d'argento e quelli che devono sudarsi tutto. Io dopo Cagliari, dove avevo fatto due anni stupendi, con una promozione e una salvezza ottenuta, al terzo anno mi mandarono via dopo 8 giornate. Scesi in B a Cremona, dove il primo anno sfiorai i playoff per un punto, l'anno scorso qualcosa non ha funzionato, eravamo comunque a 3 punti dalla Serie A e a 2 punti dai playoff. Poi è arrivato il lockdown e sono fermo da 1 anno".
Il gioco dell'Avellino: "Io credo che sia fondamentale sempre, qualsiasi sia l'obiettivo della squadra, avere un equilibrio e compattezza. Io voglio dalle mie squadre quella consapevolezza che i giocatori sappiano sempre cosa fare, in qualsiasi momento, di possesso palla, di aggressività nell'andarla a recuperare. Cosa che sto vedendo in questo Avellino. Questo penso siano le armi importanti, poi il calcio champagne è difficile farlo in Serie A, figurati in Serie C".
Sulla Serie C: "Non ho preso per quest'anno in considerazione di allenare in Serie C. Sto seguendo molto la Serie A e la Serie B, le categorie in cui spero di ripartire. Qualora però dovessi restare fermo da qui a giugno, prenderei in considerazione anche la Lega Pro. Ho avuto anche diverse offerte, anche non ultima dal Bari, ma per ora in Serie C ho preferito non scendere".
Sulla promozione in A: "Se vinci il campionato di C e poi fai giusto qualche innesto importante l'anno dopo, puoi andare in A. Noi stavamo facendo quella impresa nel 2013, con poche pedine prese l'anno della promozione, arrivarono Galabinov, Schiavon e qualche altro, chiudemmo l'andata con 35 punti, poi a gennaio mi aspettavo 2-3 elementi che non arrivarono ma il passaggio dalla C alla A è fattibile, basti guardare la Spal, il Carpi, il Benevento, il Crotone".
Playoff di Serie C: "Sono un massacro è vero, forse però per dare motivazioni a tutte le squadre fino all'ultima partita si è fatto così anche per evitare partite scontate con squadre già in vacanza. Poi i playoff sono una lotteria, magari li vince una squadra inaspettata, come la Reggiana l'anno scorso o il Cosenza con Braglia che vinse da quinto in classifica".
Rottura con Taccone: "Nessun tipo di rottura particolare, se non quella di una grande occasione di andare ad allenare una squadra come il Cagliari che aveva grandi ambizioni, cosa che avevo sempre fatto presente alla società. Nel momento in cui c'è stata la chiamata del Cagliari ho voluto prendere stimoli nuovi e con rammarico chiesi di essere liberato e affrontare quella nuova avventura. La storia poi mi ha dato ragione, perchè vinsi il campionato e allenai in Serie A, pur sapendo che magari in quel momento avevo deluso dei tifosi, ma la nostra professione è questa purtroppo".
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