Ezio Capuano è stato intervistato da RadioPuntoNuovo. Una lunga intervista nella quale ha ripercorso la sua carriera, il presente con l'Avellino e puntato dritto verso il futuro, che lui vorrebbe vivere all'ombra del Partenio.
"Avrò tanti difetti, ma il mio pregio è che dico quello che penso. Io volevo giocare a calcio, avevo coraggio, ma ero limitato dal punto di vista della qualità. A 17 anni mi feci male a un gomito e dovetti abbandonare. Sono rimasto nel calcio, Silvano Bini mi adottò come un figlio a Empoli e li è iniziata la mia carriera da allenatore. In ogni piazza mi hanno voluto bene, anche qui ad Avellino dove l'uomo ha prevalso su tutto. Sapevo che avrei conquistato anche Avellino, piazza che ho sempre sognato di allenare. Qui voglio aprire un ciclo, e lo dicevo anche quando tutti pensavano che non avremmo avuto un futuro. Ho esulato la squadra dai problemi con il mio fantastico gruppo di lavoro, dallo staff tecnico al magazziniere. Ci sono state tre società diverse e ora siamo passati da una situazione brutta al Paradiso. E lo stesso accadrà anche con il Coronavirus, che dobbiamo schiacciare.
Sto cercando di occupare il mio tempo lavorando sempre, con Padovano, Cinelli, Di Mauro e Pagotto. Ci sentiamo quotidianamente, abbiamo programmato dei lavori di forza per i calciatori, sperando di riprendere presto. Adesso proveremo a cambiare metodologie di lavoro in vista della ripresa. Ho visto e rivisto almeno tre volte le partite giocate e ho analizzato pregi e difetti delle otto avversarie da affrontare se il virus vorrà. Sto lavorando e mi fa piacere l'amore che la gente nutre nei miei confronti, è una cosa bellissima. Sono sommerso da tanto affetto e forse non sono convinto di meritare, perché sono all'alba della mia esperienza ad Avellino, che ora ha una delle proprietà più forti d'Italia. La famiglia D'Agostino si è formata dal nulla proprio come me, che ho scalato categorie vincendo sul campo. Mi sento di poter dare ancora tanto al calcio e in questo momento ho un solo progetto, un sogno: portare l'Avellino in Serie A. Altre società mi hanno cercato, almeno due, tre con grande insistenza. Ma può farlo chiunque, a prescindere dalla categoria: se la proprietà e il direttore vogliono che resti, non c'è squadra che mi porterebbe a lasciare l'Avellino. Io sono arrivato qui in un momento difficile, non ero simpatico alla piazza, ho ricevuto cori contro anche quando ho vinto le partite. Ora mi amano e io non potrei tradire l'Avellino.
Abbiamo un campionato da finire, altrimenti programmiamo subito al futuro. Ho calciatori disponibilissimi, impossibile fare nomi per eventuali acquisti futuri. Ma sicuramente non ci faremo trovare impreparati, diversi vorrei confermarli, nella maniera più assoluta. Karic? L'ho quasi sempre fatto giocare in più ruoli. Sono anche convinto che lui abbia delle qualità, ma non è un giocatore da collettivo. La sua indole, avendo qualità importanti, a livello di squadra era un poco anarchico e soffriva determinate situazioni nell'ultimo periodo. Quindi lo abbiamo accontentato lasciandolo andare via. Riconferme per il futuro? Non faccio nomi, ma le scelte si fanno con la testa e non con il cuore, altrimenti se agissi con il cuore li dovrei confermare tutti. Senza gli infortuni di Silvestri e Charpentier dove eravamo? Ma io ci metto pure i nove pali e traverse sullo 0-0. Attualmente siamo nei playoff, a un punto dalla Viterbese che deve venire ad Avellino, come il Catanzaro. Potremmo addirittura migliorare la nostra classifica e giocare i playoff in casa. Con quei due dove potevamo stare lo sa solo il Signore. Avremmo avuto una classifica migliore. Nessuno di voi, ad agosto, avrebbe immaginato una classifica del genere a otto gare dalla fine. Chi lo dice bluffa. Onore a chi ci ha creduto, anche a Ignoffo che mi ha preceduto e al popolo avellinese, a quelli che vivono quotidianamente in base al risultato dell'Avellino. Ringrazio anche dei tifosi storici che il martedì e il giovedì incoraggiavano i calciatori al campo, dopo gli allenamenti.
Nello spogliatoio non abbiamo mai parlato delle vicende societarie anche quando ci sentivamo al crepuscolo. Ci ha aiutato l'esperienza e lo abbiamo fatto per i tifosi, che sono stati commoventi. I ragazzi della Curva che ci hanno spronato prima di una trasferta, che si sono aggrappati al nostro pullman: beh in quel caso ho pianto. L'allenatore ha una responsabilità diversa dagli altri".
Autore: redazione TuttoAvellino / Twitter: @tuttoavellinoit
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