Ecco l'Avellino da battaglia. Con l'elmetto, con la corazza, che soffre, serra i ranghi, stringe i denti e porta a casa punti pesanti. Come a Bolzano, dove ha giocato una partita sulla difensiva senza badare troppo alla forma ma solo alla sostanza, la squadra si ripete contro il più quotato Venezia, giocando un'altra partita di sofferenza e sacrificio, portando a casa un punto d'oro per come si era messa la partita. Il Venezia ha infatti dominato in lungo e in largo, ha colpito due traverse, ha trovato sulla sua strada un super Daffara che ha salvato almeno 4-5 gol, ha trovato anche il gol vittoria al 93' con Haps giustamente poi annullato al Var per fallo su Fontanarosa. Stroppa giustamente mastica amaro e recrimina, Biancolino gongola. Il suo Avellino non sarà spettacolare, avrà pure una buona dose di fattore "c" ma porta a casa punti, e questo è quello che conta.
Paritta impostata sulla difensiva sin dall'inizio, si sapeva che il Venezia è squadra che imposta il proprio gioco ovunque vada e che ha le qualità per farlo, arrivava ad Avellino col chiaro intento di conquistare il quarto successo di fila e così, come a Bolzano, Biancolino si prepara a resistere agli attacchi e a ripartire. Pazienza se ogni tanto c'è da scaraventare la palla in tribuna come fa capire Fontanarosa già dopo 5 minuti, pazienza se si resta rintanati nella propria metà campo per il 90% della partita. L'importante è reggere l'urto, serrare i ranghi e non capitolare. Il 3-4-1-2 schierato a Bolzano ha dato sufficienti garanzie e così Biancolino lo ripropone contro il Venezia, con gli stessi interpreti, ottenendo lo stesso risultato. Non è stata una vittoria come una settimana fa, forse sarebbe stato eccessivo data la mole di gioco prodotta dai lagunari, ma si è comunque salvata la pelle e si muove ulteriormente la classifica.
E' un Avellino operaio, forse anche più umile di quello di inizio campionato, che ha fatto tesoro delle scoppole incassate contro Cesena ed Empoli e imparato ad affrontare diversamente le corazzate del campionato. Meno gioco di fino, meno tentativo di palleggiare e tenere il pallino del gioco, più elmetto e corazza appunto. E i risultati fin qui stanno pagando. La difesa a tre sembra dare maggiori garanzie dopo i vari esperimenti alternatisi nel corso di questo primo scorcio di campionato, gli interpreti sembrano quelli giusti per resistere, il trequartista come a Bolzano è utile per collegare i reparti quando c'è da provare a contrattaccare, mentre si abbassa sulla linea dei centrocampisti quando c'è da difendere. Contro il Sudtirol l'Avellino ha concluso con il 3-5-2, contro il Venezia con il 4-3-2-1.
Strada ritrovata quindi, non che l'Avellino fosse mai stato in difficoltà in realtà, la squadra ha sempre galleggiato intorno alla zona playoff, ma le sbandate di cui sopra sembrano superate e così ci si può godere un finale d'anno ampiamente distanti dalla zona pericolosa. Ora per concludere al meglio il 2025 bisogna provare a strappare punti anche a Catanzaro, che oggi ha espugnato il 'Braglia' di Modena ed è in piena zona playoff, e in casa contro il Palermo, altra corazzata partita per vincere il campionato. Altri due test importanti per capire se la strada è stata ritrovata, se l'assetto tattico e soprattutto mentale è quello giusto, visto che proprio sotto il profilo dell'atteggiamento e del carattere l'Avellino ha dato le risposte migliori nelle ultime due partite. Ci si è ricompattati e si è ritrovata serenità, speriamo sia il preambolo anche al ritrovamento della parola da parte dei tesserati, ancora chiusi in un incomprensibile silenzio stampa.
Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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