Avevo un sentore prima di questa partita, una sorta di premonizione, che l'Avellino non avrebbe vinto questa gara. Una percezione frutto di tante situazioni simili vissute nel calcio e che rappresentano una sorta di legge non scritta, una costante psicologica. Battuto il Bari, portatosi a +7 dai pugliesi e +8 dal Catanzaro (che però deve recuperare una partita) era normale che inconsapevolmente i calciatori si rilassassero, pensando che l'obiettivo fosse ormai quasi raggiunto, affrontando la Vibonese sottogamba. Non sempre è così sia chiaro, vedi la Ternana che dopo la promozione avrebbe potuto avere un atteggiamento più 'svagato' e che invece continua a inanellare vittorie; invece all'Avellino è accaduto a Vibo. Troppo sufficiente e leggero il primo tempo dei Lupi, al cospetto della Vibonese che ha affrontato la partita giustamente con il sangue agli occhi, e una maggiore voglia di vincere. Probabilmente questi 3 punti pesavano più ai calabresi che agli irpini nell'economia della classifica, vista la necessità di portarsi in zone di classifica più tranquille, fatto sta che l'Avellino nel primo tempo ha sbagliato troppo, non ha giocato con la stessa intensità dell'ultimo periodo, e ha concesso troppo il fianco alle sfuriate avversarie. Interventi in ritardo, passaggi errati, chiusure mancate, controlli sbagliati, insomma tanti giri a vuoto.
Un po' meglio è andata nel secondo tempo, dopo che probabilmente Braglia si sarà fatto sentire negli spogliatoi spiegando che nulla è ancora fatto e che mancano ancora dei punti al matematico secondo posto, ma l'assalto alla diligenza è stato piuttosto fumoso e confusionario, producendo sì un palo e una traversa, ma anche il rischio del raddoppio su rigore, vanificato solo dal salvataggio di Forte. Un arrembaggio di 'pancia' più che di 'testa', orchestrato male e frutto dell'improvvisazione (vedi i tanti veli e passaggi sottoporta al momento di cercare invece il tiro). Sicuramente non lo stesso Avellino che ha battuto il Bari, anzi probabilmente non avrebbe neanche giocato così se non avesse vinto sette giorni fa. Ma si tratta probabilmente, come si diceva, di una reazione inconscia al raggiungimento di una prima parte di obiettivo, un 'rimbalzo emotivo', che dovrebbe però ora portare a una nuova reazione domenica prossima per riprendere quanto prima il cammino. Sì perché vincendo domani il Bari potrebbe portarsi a -4, lo stesso Catanzaro battendo domani il Catania e nel recupero la Juve Stabia, potrebbe portarsi a -2. Magari basterà questo per risvegliare la fame e l'orgoglio in una squadra apparsa oggi con la testa già ai playoff.
C'è da dire che anche le assenze hanno pesato, ritrovarsi di un colpo senza tre titolari com Carriero, Tito e Silvestri non è facile, ma quantomeno sono arrivate risposte positive dai recuperati. Laezza ha giocato circa 20 minuti sembrando ristabilito; Errico ha destato una buona impressione, si è mosso bene, ha creato pericoli, ha colpito una traversa. Potrebbe rappresentare un'interessante arma in più all'arco di Braglia nei playoff. Un incidente di percorso forse prevedibile per tutta l'euforia post-Bari, ma che deve rientrare subito: innanzitutto speriamo che i risultati di domani dagli altri campi ci diano una mano, ma ora solo l'Avellino è padrone del proprio destino, e deve ritrovare quanto prima la fame che l'ha contraddistino fin qui, consapevole che il secondo posto è ancora lungi dall'essere al sicuro.
Autore: Domenico Fabbricini / Twitter: @Dfabbricini
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